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| Rifondazione in Toscana |
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| Prc | |||
| Scritto da Dario Salvetti | |||
| Giovedì 21 Dicembre 2006 04:23 | |||
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Verso l’accordo con il centrosinistra?
Di fatto con questo voto il Prc cessa ufficialmente di essere all’opposizione in regione e si pone in cammino verso l’entrata in maggioranza. Si avvia così verso la fine quella che pomposamente era stata chiamata l’“anomalia toscana”: il fatto cioè che la Toscana fosse l’unica regione dove nelle elezioni del 2005 non era avvenuto alcun accordo tra Prc ed Ulivo. Un accordo mancato, come spiegammo allora, più per le pregiudiziali poste dal centrosinistra nei confronti del Prc che viceversa. Già durante le elezioni politiche del 2006, i vertici toscani di Rifondazione avevano inviato un appello a Prodi affinché si formasse l’Unione anche in Toscana. La teoria era più o meno questa: “l’Ulivo in Toscana è a destra dell’Unione a livello nazionale, e noi dobbiamo aprire le contraddizioni tra Ulivo ed Unione.” Vale la pena di citare le parole di Goethe: “ciò che esiste lo vedono lontano e ciò che non è reale gli appare vicino”. Il gruppo regionale ha iniziato ad astenersi o addirittura a votare a favore delle proposte della giunta Martini ancora prima di entrarvi formalmente. Rifondazione si è già astenuta sia sul dpef che sul piano di sviluppo regionale. Ma il capolavoro è stato compiuto votando a favore dell’aumento del bollo auto regionale. Un aumento del 10% che graverà sull’85% delle famiglie e che si va a sommare agli aumenti del bollo già previsti dalla Finanziaria nazionale. Così dopo aver pagato il bollo auto dell’Unione, il lavoratore toscano avrà il privilegio di votare anche quello dell’Ulivo. E tanto perché non ci si possa accusare di discriminazione, entrambi hanno ricevuto il voto favorevole del nostro partito.
Nemmeno un anno e mezzo fa Rifondazione era impegnata a difendere le ragioni di una propria candidatura regionale indipendente. È bene ricordare che non esiste il ricatto del pericolo della destra con cui ipnotizzare gli iscritti. In Toscana, infatti, la Casa della Libertà lotta tutt’oggi per superare il 40 per cento. Anzi la domanda più interessante è: perché proprio ora? Perché Martini apre a Rifondazione Comunista dopo averla esclusa da un accordo in un passato così recente? Martini non vuole i voti dei nostri consiglieri, ma la paralisi del nostro partito. Durante i cinque anni del Governo Berlusconi, le amministrazioni uliviste hanno dirottato ad arte lo scontento verso il governo nazionale, colpevole di massacrare gli enti locali e costringerli a rincari delle tasse, tagli e privatizzazioni selvagge. Ma ora la favola è finita: non esiste più nessun governo di destra dietro a cui nascondere le proprie politiche. In questa situazione qualsiasi punto di riferimento a sinistra può diventare pericoloso. Non è casuale quindi che proprio in questo frangente politico Martini scopra di aver bisogno del sostegno di Rifondazione. Il gruppo dirigente del partito si appresta a corrergli in soccorso paralizzando il partito. Noi, viceversa, pensiamo che si debba attrezzarci per intervenire in queste debolezze avanzando un programma di alternativa.
18/12/2006
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