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| Rifondazione deve presentare la propria lista! |
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| Prc | |||
| Scritto da Claudio Bellotti | |||
| Giovedì 07 Febbraio 2008 11:37 | |||
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Il processo “unitario, partecipato, dal basso, fuori dalle oligarchie”
e chi più ne ha, più ne metta, si mostra oggi per quello che è
realmente: un esproprio addirittura sfacciato di qualsiasi potere
decisionale degli iscritti e dei militanti.
Quattro segretari di partito chiusi in qualche stanza a cercare affannosamente la quadratura del cerchio che permetta di salvare un po’ di poltrone in parlamento. Bilanci politici? Zero. Proposte per il futuro? Ancora zero. Autocritiche? Figurarsi! Davvero è difficile cadere più in basso. La reazione di tanti compagni che stanno bombardando Liberazione di proteste è non solo comprensibile, ma sacrosanta e ne condividiamo appieno lo spirito e la rabbia. Raramente il partito è stato umiliato a tal punto da un gruppo dirigente che definire autoreferenziale sarebbe un complimento. Proprio per questo riteniamo sia indispensabile approfondire il discorso e cercare di gettare uno sguardo sul futuro di questo conflitto e della battaglia contro le tendenze liquidatorie che minacciano il futuro del Prc. Diciamo subito allora che il problema della liquidazione, che emerge brutalmente nel dibattito sul simbolo, ha radici ben più profonde. Liquidazione teorica: rinuncia ai riferimenti di classe, al marxismo, alla prospettiva rivoluzionaria; liquidazione politica: subalternità al Partito democratico (non solo quello di Veltroni, ma persino quello di Obama, a leggere certi articoli di Liberazione…); liquidazione organizzativa, infine: qualche anno fa nella versione “di sinistra” e movimentista, oggi nella versione iper-opportunista dell’abbraccio con Mussi e della “Cosa rossa” nelle teorie e soprattutto nella pratica del partito leggero, d’opinione, elettoralista, che rinuncia al duro lavoro del radicamento nei luoghi di lavoro e nei conflitti. La nostra battaglia, per essere efficace, deve porsi il compito di esprimersi su tutti questi terreni, pena cadere nell’inefficacia e vedersi continuamente spiazzata. La campagna proposta da Grassi (Essere comunisti) e Pegolo (l’Ernesto) contro la cancellazione della falce e martello dalla scheda elettorale ha questo piccolo problema: l’alternativa che propone non entra minimamente nel cuore del problema. I compagni dell’Ernesto stanno proponendo in queste ore una loro ipotesi di simbolo elettorale: all’arcobaleno si affiancherebbero in piccolo i quattro simboli dei partiti componenti l’alleanza. Ma davvero pensiamo che la differenza tra liquidazione e rilancio della rifondazione, tra vita e morte di un partito comunista in Italia, si misuri in una minuscola falce martello (due, se contiamo anche quella del Pdci) che sulla scheda avrebbe il diametro di tre-quattro millimetri? Il comunismo con la lente d’ingrandimento? Non scherziamo, compagni! Il problema non è il simbolo, è la lista! Il simbolo opportunista rappresenta una lista fatta su basi opportuniste. Perché opportuniste? Perché nasconde il dibattito centrale, ossia alleanza col Pd o autonomia del Prc e della sinistra. Mussi piange che vuole l’alleanza a tutti i costi, e con lui i Verdi e, un po’ più in sordina, il Pdci. Non è di questo che dovremmo discutere? E invece siamo qui a lanciare proclami per tre millimetri di comunismo sulla scheda. Inoltre la lista unica è opportunista anche per un altro motivo: con il sistema delle liste bloccate e in assenza di preferenze, gli eletti saranno determinati da un patto siglato a priori dai gruppi dirigenti nazionali (oltre che ovviamente dal risultato complessivo della lista): viene a mancare qualsiasi rapporto reale tra rappresentanza e radicamento reale, sostituito dalla diplomazia di vertice che sta dando così bella mostra di sé in questi giorni. Per tutti questi motivi noi siamo perché il Prc presenti la propria lista, fuori e contro qualsiasi tentativo di far rinascere il centrosinistra. Siamo anche contrari ad accordi sottobanco per il Senato (che tra l’altro sono sostanzialmente impraticabili, data la vigente legge elettorale). Vi sono altre forze disposte a correre contro il Pd? Benissimo: presentino la loro lista e poi si faccia una coalizione che punti a superare lo sbarramento del 10 per cento. All’interno, ognuno porterebbe il proprio apporto senza confondere idee, programmi, organizzazioni, prospettive. E ognuno verrebbe misurato per ciò che realmente rappresenta all’interno della sinistra. Con l’attuale legge elettorale, se la coalizione superasse il 10 per cento, entrerebbero in parlamento tutte le liste che prendono almeno il 2 per cento e la prima che non raggiunge tale soglia. Se invece la coalizione nel suo insieme non supera la soglia del 10, entrerebbero quelle singole liste che superano il 4 per cento. Una soluzione del genere non piacerebbe a Mussi? Pazienza. Sarebbe la dimostrazione ulteriore, casomai ve ne fosse ancora bisogno, che Sinistra democratica si pone un solo fine: quello di parassitare l’insediamento sociale ed elettorale del Prc. Del resto, la natura e la funzione di questa formazione dovrebbero essere già sufficientemente chiare: ogni giorno che passa, Fabio Mussi perde un pezzo del suo partito che ritorna a casa da mamma Veltroni, dove con ogni probabilità finirà lui stesso, particolarmente se le cose alle elezioni non andranno nel modo migliore. Proviamo anche a gettare uno sguardo sul futuro. Ipotizziamo che gli organismi dirigenti di Rifondazione, che sono convocati nei prossimi 15 giorni, ratifichino le “proposte” di Giordano: cosa succede il giorno dopo? E dopo le elezioni? La battaglia è solo cominciata, tutti i problemi strategici che ruotano attorno alla questione del Partito democratico si ripresenteranno ancora più acuti. Il Prc sarà all’opposizione, per quanto questo possa dispiacere ai tanti innamorati del governo che ci hanno condotti in questa palude. Tenteranno in ogni modo di richiudere la crepa che si è aperta fra la sinistra e il Pd, ma non sarà tanto facile, anche perché Veltroni una cosa chiara in testa ce l’ha: se non riesce a battere Berlusconi, almeno deve tentare di fare piazza pulita alla sua sinistra, emarginarci e ridurci al lumicino. Da parte nostra, intendiamo invece lavorare sistematicamente perché questa crepa diventi una voragine, a cominciare dalle tante amministrazioni locali dove il partito continua imperterrito con la politica delle alleanze di centrosinistra. Allargare il solco tra sinistra e Partito democratico e costringere tutti a schierarsi, togliendo il terreno per qualsiasi tentativo di conciliazione: questo è l’obiettivo che pensiamo si debba porre chi intende davvero lottare per il futuro di Rifondazione. Senza questa battaglia, anche la falce martello più rossa del mondo sarebbe ridotta ad essere un satellite orbitante attorno a Veltroni. Su questo punto attendiamo ancora una parola chiara dai compagni Grassi, Burgio, Pegolo, Giannini ecc. (per non parlare di Diliberto, che oggi innalza il rosso vessillo, ma ancora ieri era disposto a tentare un’alleanza… con Prodi contro Veltroni). Ci aspetta una battaglia molto dura e sicuramente di lungo periodo, ma il ritorno all’opposizione è un aiuto obiettivo; metterà in ombra il settore più istituzionalista (magari anche con qualche abbandono che riuscirebbe sommamente benefico al partito), ci sarà una ricerca della parte migliore del partito di proposte per costruire nuove mobilitazioni, per tornare a tessere la tela del partito non nei ministeri e nelle aule parlamentari, ma nelle fabbriche e nei quartieri. È in questa prospettiva che dobbiamo inserire l’odierna battaglia contro l’operazione arcobaleno.
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