La nave, il capitano e i rematori

(Cosa ci insegnano le primarie pugliesi)

di Claudio Bellotti 

Il risultato delle primarie in Puglia ci porta diverse lezioni importanti.

1) Il voto di sinistra che ha spinto Vendola alla vittoria conferma per l’ennesima volta come nella base attiva della sinistra ci sia una insofferenza verso i programmi e i personaggi ipermoderati che in questi anni il centrosinistra ha sistematicamente riproposto. Non è la prima volta che si afferma tale tendenza. Nel 2003 gli oltre 10 milioni di voti per l’estensione dell’articolo 18 contenevano evidentemente una parte considerevole dell’elettorato della sinistra che esprimeva in quella consultazione la propria richiesta di una piattaforma che partisse dalla necessità di difendere ed estendere i diritti dei lavoratori.

Più recentemente, nelle scorse elezioni (giugno 2004) mentre il “listone” ulivista otteneva un risultato deludente alle europee, i partiti di sinistra (Ds, Pdci, Prc e in parte i verdi) avanzavano in modo significativo nelle contemporanee consultazioni amministrative.

2) Il risultato politico di questa consultazione tuttavia non si esaurisce affatto in uno spostamento a sinistra, sia pure parziale. Al contrario, viene rafforzato il legame di coalizione del centrosinistra. Il fatto che il Prc abbia accettato e praticato il principio delle primarie è con ogni evidenza un’arma a doppio taglio. “Abbiamo accettato Vendola, per giunta con una maggioranza risicata; ora voi dovete accettare questo e quest’altro perché la coalizione decide a maggioranza”: questa sarà la linea degli stati maggiori del centrosinistra nei nostri confronti.

Questa disciplina imperativa, cioè il fatto che lo scontro era comunque interno alla logica dell’alleanza di centrosinistra, era ben chiara nella consultazione pugliese: ad ogni elettore, infatti, veniva chiesto per poter votare il proprio candidato di sottoscrivere la carta d’intenti della Gad. Riassume Prodi due giorni dopo il voto in Puglia: “Bertinotti è uomo d’onore. Se entra nell’Alleanza e accetta il programma sono sicuro che rispetterà i patti (…) Se la sua posizione sarà di minoranza, dovrà adeguarsi: così funzionano le cose”.

3) Enrico Letta, dirigente di primo piano della Margherita, esprime la seguente valutazione sulla quale vale la pena di riflettere: “Paradossalmente le primarie pugliesi sono state un evento salutare, perché hanno definitivamente chiuso il caso Rifondazione, che da oggi si può definire a pieno titolo dentro l’Alleanza. Questo è un grande risultato per Prodi, ma anche per Bertinotti, perché gli garantisce di arrivare al suo congresso con un grande risultato.” Non è casuale inoltre l’esultanza di Prodi e dei suoi uomini che rilanciano con una retorica “antipartito” che chiaramente useranno a piene mani per conquistare ulteriori spazi di manovra ai danni dei Ds, ma in prospettiva anche del Prc. Non ci dovrebbe far riflettere questa esultanza? Certo, i Ds e in particolare D’Alema, escono ammaccati dalla vicenda; ma ci pare che il frutto più positivo di questa vicenda, ossia l’espressione di un voto a sinistra in polemica con la linea prevalente nei Ds, anziché venire investito per mettere in crisi la linea concertativa, di collaborazione di classe che questi perseguono ostinatamente (e disastorsamente) da anni, ci sembra appunto che questo risultato positivo venga invece regalato a Romano Prodi in un gioco di sponda di piccolo cabotaggio.

4) Proponiamo un apologo. Immaginiamo una grande nave d’altri tempi. Un armatore (tale Luca di Montezemolo) la sta attrezzando, la dota di un capitano (Prodi) e di alcuni ufficiali il più importante dei quali è il capitano in seconda (un triste personaggio alto, magro e malinconico), incaricato di convincere, con le belle o con le brutte, centinaia di rematori (detti anche il “popolo della sinistra”) a spremersi per far camminare la nave. Noi non crediamo che il compito dei rematori comunisti sia quello di aspirare a elevare uno di loro alla carica di vicecomandante (magari sostituendo quello attuale), lasciando immutata la rotta della nave, le finalità del viaggio e la triste sorte della ciurma. Continuamo ostinatamente a pensare che il compito dei rematori comunisti sia quello di convincere, organizzare e guidare tutti i rematori in una rivolta che butti a mare il capitano, l’armatore, gli ufficiali e guidi la nave verso le sponde della libertà.

18 gennaio 2005

Vedi anche:

Gli articoli della tribuna congressuale della mozione Rompere con Prodi, preparare l'alternativa operaia


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