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| Prc Genova - Crisi e commissariamento |
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| Prc | |||
| Scritto da Alessandro Riatti | |||
| Lunedì 04 Febbraio 2008 06:04 | |||
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L’esito del voto alle amministrative del 27-28 maggio scorso aveva provocato un terremoto nel partito genovese. I militanti di Rifondazione dopo il deludente risultato elettorale iniziarono a percepire con chiarezza che la linea di incatenarsi al governo Prodi stava logorando il Prc in termini di voti, credibilità e radicamento sociale. La direzione nazionale e locale del partito, al posto di fare una revisione netta della linea politica, si lanciava nel proporre l’ipotesi di trasformazione del Prc nella Sinistra Arcobaleno. Davanti a questa operazione l’autorità politica dei dirigenti del partito veniva messa seriamente in discussione anche da molti dirigenti locali che avevano appoggiato la mozione di maggioranza all’ultimo congresso. Di fronte alla richiesta di molti circoli che chiedevano la sfiducia della segreteria provinciale, il vecchio gruppo dirigente della federazione è semplicemente imploso, anche se il segretario della federazione Bruno Pastorino, mentre tutti richiedevano le sue dimissioni, ha lasciato la scena diventando assessore alla casa nella giunta comunale.
Il responsabile nazionale di organizzazione Ferrara venne a Genova e propose al Cpf di affidare la federazione ad un commissario “ad acta”, spiegando che questa soluzione temporanea sarebbe stata una versione più morbida di un commissariamento classico. Capivamo allora che così non sarebbe stato e così infatti non si è verificato. Fin dalle prime settimane del suo insediamento Lombardi ha applicato la linea politica nazionale in maniera intransigente, organizzando tavole rotonde e convegni con le altre forze politiche della Sinistra Arcobaleno, schiacciando quelle sensibilità dei compagni che avevano manifestato un grosso malumore per la linea governista e liquidazionista del Prc. Allo stesso tempo sono sorti diversi conflitti fra il commissario, spalleggiato dai vecchi membri della segreteria, e una serie di compagni che iniziavano a rimettere in discussione la linea nazionale.
Questa area di scontenti, che ha raggiunto circa 15 circoli su 20, si è riunita in un paio di occasioni trovandosi d’accordo sulla necessità di arrivare il più presto possibile al congresso a Genova e sulla riattivazione di qualche commissione (ambiente, lavoro…) per cercare di far sopravvivere un minimo di coordinamento fra i circoli. Dal punto di vista politico però sono emerse soluzioni diametralmente opposte per uscire dall’impasse in cui il partito è piombato. Per parte nostra, abbiamo proposto di affrontare il problema alla radice, mettendo in discussione la partecipazione del Prc alle giunte comunali e regionali di centrosinistra. Abbiamo spiegato la nostra contrarietà al processo di aggregazione della Sinistra Arcobaleno e abbiamo fatto delle proposte concrete per ricostruire il Prc a partire dal radicamento operaio. Abbiamo anche fatto appello a costruire iniziative e dibattiti sul tema del governo, che però non sono state seriamente raccolte né dall’area di “Controcorrente”, né da quella del consigliere regionale Nesci, che non vogliono mettere questa questione per noi essenziale al centro della loro attività politica. È un fatto positivo che tutta una serie di vecchi dirigenti di maggioranza abbiano iniziato a ricredersi sui risultati concreti della partecipazione al governo Prodi, e ci siamo resi disponibili a collaborare affinché nel Prc a Genova si torni a lavorare in un contesto di civiltà interna, tuttavia faremo fino in fondo una battaglia perché vengano rimossi completamente quegli errori di linea politica che hanno poi aperto la strada a derive opportuniste e ai metodi burocratici.
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