Odg approvato all'attivo dei GC di Milano del
2 dicembre 2001

Questo è il testo dell'ordine del giorno approvato alla fine dell'attivo dei Giovani Comunisti di Milano del 2 dicembre. L'attivo è stato diviso in due pomeriggi per permettere a tutti i compagni segnati di intervenire. In entrambi gli attivi c'è stata la presenza (con introduzione e conclusione) del Coordinatore Nazionale De Cristoforo.

Al voto sono stati presentati quattro ordini del giorno: il primo lamentava le modalità di convocazione dell'attivo (approvato con 39 favorevoli, 9 astenuti e 21 contrari), il secondo ordine del giorno presentato dal Coordinatore Provinciale e favorevole alla Disobbedienza Sociale (respinto: favorevoli 14, astenuti 3 e contrari 59), il terzo ordine del giorno (di cui riportiamo il testo) contrario alla Disobbedienza Sociale (approvato: favorevoli 41, astenuti 1, contrari 35), il quarto ordine del giorno, presentato dal membro del Coordinamento Nazionale Gc Guido dilani, favorevole alla Disobbedienza (respinto con 26 favorevoli, 10 astenuti, e 40 contrari ).

 

Non siamo "disobbedienti", siamo rivoluzionari

L'attivo dei Gc di Milano esprime la propria contrarietà all'adesione dei Giovani Comunisti all'area programmatica dei "disobbedienti" detta anche "Laboratorio per la disobbedienza sociale".


La costituzione del Laboratorio è il salto qualitativo di un percorso che dura almeno dal settembre 2000. La teoria della contaminazione secondo cui avremmo dovuto "assorbire" i programmi già presenti nel movimento, rinunciando a portare una nostra elaborazione indipendente, non poteva che portare a questa via. Come ci siamo opposti alla "contaminazione", così oggi ci opponiamo all'area dei disobbedienti.


Per un'organizzazione comunista legarsi in un blocco politico in maniera tanto stretta è sempre delicato. Questo legame oggi viene sancito da un Coordinamento Nazionale dei Giovani Comunisti illegittimo, che non viene rieletto dal '97, con diverse cooptazionei e dove la mancanza del numero legale è la norma e non l'eccezione.

C'è un legame inscindibile tra il rinvio della Conferenza, la sottovalutazione del dibattito democratico interno e il processo di avvicinamento ai "disobbedienti". E' ovvio che se il nostro problema è semplicemente metterci alla coda di organizzazioni e concezioni politiche già esistenti nel movimento, la discussione democratica interna perde di priorità.

Il Laboratorio nasce sulla condivisione comune da parte delle sue componenti della "disobbedienza sociale". Di cosa si tratta? Temiamo che la risposta sarà: "di qualcosa tutta da definire insieme ai compagni delle tute bianche o di Ya Basta". Se fosse così, rimane oscuro il motivo per cui porci in blocco politico con altre strutture su basi ancora "tutte da definire".
Se per disobbedienza sociale, si intende movimenti di scioperi nelle fabbriche, cortei di massa nelle scuole, radicamento nei posti di lavoro e nei posti di studio, non capiamo per quale motivo questa pratica necessiti di un blocco con "i disobbedienti".

Se per "disobbedienza sociale" si intende continuare sulla linea delle azioni eclatanti e visibili tipiche della "disobbedienza civile", crediamo che queste pratiche abbiano già dimostrato la propria nocività o inutilità proprio nel percorso che ci ha portati a Genova.


Da dovunque si osservi la questione, nel "Laboratorio della disobbedienza sociale" vediamo soltanto l'ennesima svendita della nostra politica indipendente all'area delle Tute Bianche. Alla base di questa svendita, c'è l'idea che il marxismo non sia oggi più in grado di rispondere alle esigenze sociali delle classi oppresse, per cui sia necessario rifugiarsi nel "consumo critico, nel terzo settore, nell'associazionismo pacifista o ecologista" ecc. ecc.
All'interno del movimento antiglobalizzazione noi abbiamo visto migliaia di giovani convinti e disposti a battersi contro il sistema capitalista. Abbiamo chiesto al Partito e ai Giovani Comunisti di differenziarsi all'interno del movimento portando le proprie posizioni indipendenti e puntando ad offrire a questi giovani un'alternativa rivoluzionaria che organizzasse le loro energie in una lotta reale per l'abbattimento di questa società.


In una fase caratterizzata dall'ennesima guerra imperialista che si annuncia più lunga e devastante delle precedenti e dalla presenza, in Italia, di un governo di destra con un'evidente tendenza autoritaria è essenziale ed anzi necessario che i Giovani Comunisti si impegnino in un movimento contro la guerra radicato tra i giovani, che coinvolga tutti i settori ostili alla guerra proponendo mobilitazioni di massa e non esclusivamente simboliche. E' essenziale l'intervento dei Giovani Comunisti tra i giovani lavoratori, i cui diritti sono ogni giorno più attaccati e che (vedi lo sciopero Fiom) si allontanano sempre di più dall'idea della concertazione e intraprendono un nuovo cammino di lotte: il nostro ruolo deve essere quello di sostenerle e contribuire all'allargamento delle lotte, lavorando per la costruzione dello sciopero generale. L'attacco alla scuola pubblica ci impone, inoltre, un lavoro costante di analisi, di mobilitazione e di intervento tra e con gli studenti. Ci sono possibilità e potenzialità di costruzione di un movimento radicato nelle scuole. E' però necessario da parte nostra un lavoro politico per rendere consapevoli gli studenti e per aiutarli a costruire mobilitazioni (l'attuale livello di mobilitazione ci pare evidenzi questa necessità).


Oggi i compiti dei Giovani Comunisti sono ben altri che quelli della Disobbedienza Sociale. Il movimento contro la guerra, il corteo dei metalmeccanici, lo sciopero dei lavoratori della scuola rendono possibile uno sciopero generale di tutte le categorie e degli studenti contro il Governo e contro la guerra. Questa dovrebbe essere la nostra parola d'ordine da portare avanti in tutte le aziende, scuole e università, nelle Rsu, nei collettivi e nei Social Forum. Altro che i vuoti slogan della Disobbedienza, della Diserzione o dell'obiezione fiscale, i Giovani Comunisti devono aumentare il proprio radicamento soprattutto nei posti di lavoro attraverso la parola d'ordine chiara dello sciopero generale per la caduta del Governo.


presentato da Dario Salvetti (coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti)


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