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ll Prc in prima fila nella lotta contro la Gelmini PDF Stampa E-mail
Prc
Scritto da Matteo Molinaro Coordinatore nazionale Csp-Csu   
Lunedì 20 Ottobre 2008 07:18

Se il governo Berlusconi pensava di far passare un attacco senza precedenti al sistema formativo pubblico come quello proposto dai ministri Gelmini e Tremonti si sbagliava di grosso. Da diverse settimane, infatti, assistiamo ad una reazione spontanea del variegato mondo della scuola su tutto il terreno nazionale. Iniziative d’informazione, presidi, manifestazioni lanciate in molti casi da neonati comitati e coordinamenti in difesa della scuola pubblica.

Ma un primo salto qualitativo nella portata della reazione è arrivato con la discesa in campo del movimento studentesco. Il 10 ottobre, nella prima data di mobilitazione dal carattere nazionale, in molte città italiane le piazze si sono di nuovo riempite.

Si sono visti cortei partecipati, la cui presenza non era costituita solo da studenti precedentemente schierati bensì da molti ragazzi che sono scesi per la prima volta nell’arena dello scontro sociale. Un salto di qualità rispetto a quanto visto negli ultimi anni, una nuova disponibilità alla mobilitazione che si accompagna alla volontà di comprendere il carattere dei progetti del governo; non è un caso che l’opuscolo dal titolo “Gelmini e Tremonti vogliono svendere l’istruzione pubblica: organizziamoci per fermarli” che come Csp abbiamo prodotto per l’occasione sia andato a ruba.

Per quanto ci riguarda non basta semplicemente portare gli studenti ai cortei, cosa che pure abbiamo fatto con grande determinazione, ma è necessario fornire loro una prospettiva e strumenti attraverso i quali dal giorno dopo la manifestazione si ritorni in ogni scuola e università allargando la mobilitazione anche a quei settori che ora stanno ai margini. Diciamo questo a partire da una consapevolezza: non sarà sufficiente qualche singola prova di forza per sconfiggere quest’attacco.

Il mondo della scuola può essere il primo punto dove rompere la pace sociale, aprendo uno scontro generale con il governo, a patto che questo non rimanga isolato dal resto della società. Non a caso ai cortei dei 10 i nostri attivisti sono stati in prima linea nel propagandare attraverso un appello la partecipazione alla manifestazione dell’11 ottobre a Roma, organizzando poi un spezzone con centinaia di studenti.

Perché la lotta contro la Gelmini non si fermi davanti al decisionismo e la determinazione del governo è necessario lavorare perché la disponibilità espressa da tanti giovani nelle piazze si sedimenti, organizzandosi. Il ruolo di Rifondazione Comunista in questo può e deve essere decisivo.

L’attivo del dipartimento scuola e università avvenuto il giorno dopo la grande manifestazione di Roma, è un primo passo importante. Un vero peccato che quest’appuntamento sia stato di fatto snobbato da chi dirige i Giovani Comunisti a livello nazionale.

Dai vari interventi è emerso come molti attivisti del partito che stanno nel mondo della scuola e dell’università stiano in prima fila nella mobilitazioni, a dimostrazione delle possibilità per il Prc. Ma come ci stanno? L’esigenza di coordinare questo campo d’intervento è emersa molto chiaramente. Dopo molto tempo si è anche riproposta la questione di come il partito sviluppa il suo radicamento nelle scuole e nelle università. Questo anche alla luce del ruolo che il Pd sta cercando di giocare in alcune realtà, organizzando i propri insegnanti e lanciando assemblee,  ma su parole d’ordine che non sono affatto alternative a quelle della destra, rischiando di disorientare e indebolire la forza dell’intero movimento.

Il partito, dal nostro punto di vista, deve far proprie le spinte unitarie che emergono lanciando comitati in difesa della scuola pubblica come struttura di fronte all’interno della quale i comunisti mettano a disposizione e alla prova le proprie idee, a partire dal terreno studentesco. Non è sufficiente che i Giovani Comunisti si mettano semplicemente in scia alle organizzazioni moderate del movimento studentesco, a partire dall’Uds; si tratta di lavorare con la prospettiva strategica di costruire qualcosa di durevole e significativo alla loro sinistra; un po’ quello che nel nostro piccolo stiamo provando a fare con i Csp. Comitati con un programma chiaro per il diritto allo studio, alternativo alle proposte della destra e del Pd.

Una discussione tutta da riaprire, perché il corpo militante si riappropri di quelle parole d’ordine sacrificate troppo spesso sull’altare della mediazione con le altre forze di centro sinistra. Ma un programma di per sè non è sufficiente se non si accompagna a metodi e prospettive corrette. Non a caso un altro punto decisivo della discussione è stato la “tenuta” del movimento.

Pensiamo possa essere fuorviante e pericoloso proporre percorsi referendari sulle proposte della Gelmini. L’unica strada per sconfiggere questi attacchi è lavorare per un’escalation delle lotte,  con iniziative scuola per scuola, città per città, sfruttando gli importantissimi scioperi del 17 e 30 ottobre, fino all’ineludibile questione di uno sciopero generale che blocchi totalmente il paese. Un percorso per superare un ruolo puramente testimoniale, costruendo quei rapporti di forza che costringano il governo a una marcia indietro. Viste le prime disponibilità alla lotta di tutto il mondo dell’istruzione questo è assolutamente possibile, molto dipende dal ruolo soggettivo che il nostro partito riuscirà a esercitare.

 
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