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| L'intervento di Alessandro Giardiello al Cpn, 17 giugno 2006 |
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| Prc | |||
| Scritto da FalceMartello | |||
| Mercoledì 21 Giugno 2006 19:49 | |||
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Ancora non è passato un mese dall’insediamento di Prodi e già si è scatenata una campagna martellante sulla necessità di dure politiche di rigore. Nonostante i tentativi di alcuni compagni di minimizzare lo stato dei conti pubblici la situazione del debito è critica e la crescita è ridotta. Qualsiasi proposta di stabilizzazione del debito non può che passare da misure feroci e antipopolari e infatti si parla di una manovra complessiva di oltre 40 miliardi di euro, la più dura dal governo Amato (1993). L’unica alternativa sarebbe una rottura con le compatibilità di Maastricht e un attacco frontale agli interessi capitalistici. I grandi poteri economici insistono sulle politiche di sempre: Iva, privatizzazioni, tagli, pensioni, moderazione salariale. E noi come pugili suonati balbettiamo che il rigore va coniugato allo sviluppo, senza vedere che le posizioni del partito non passano su nulla: immigrazione, droga, cpt, caso Menapace. Sulla politica estera si sbandiera il ritiro dall’Iraq ma già ci si prepara a una nuova missione mascherata da “missione civile”. Sull’Afghanistan le cose stanno ancora peggio, con D’Alema che si rende disponibile al potenziamento della presenza italiana. Il partito cerca un terreno di compromesso parlamentare che offusca le differenze profonde fra noi e l’Ulivo invece di renderle chiare a livello di massa. Quante bare devono ancora tornare prima che ci si decida a realizzare la mobilitazione necessaria impiegando tutti i mezzi disponibili, fino alla minaccia se necessario di ritirare la nostra delegazione dal governo se l’Unione votasse il finanziamento alla missione? In poche settimane l’immagine radicale del partito si è appannata, i militanti sono confusi e disorientati, parte dell’elettorato ci abbandona come dimostra il dato negativo delle ultime amministrative. L’istituzionalizzazione è galoppante, con tanto di candidati che si fanno campagne elettorali personali da decine di migliaia di euro. E necessaria una strategia per uscire dal pantano, accompagnando la presa di coscienza del carattere liberale e borghese della politica di questo governo preparando le condizioni per quell’alternativa di sinistra che può nascere solo dalle mobilitazioni sociali che oggi vengono narcotizzate anche dalla nostra presenza in un governo a cui sembra che giuriamo fedeltà eterna.
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