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Per dare voce ai lavoratori e ai militanti di base del Prc abbiamo rivolto tre domande ad alcuni segretari di circoli aziendali di Rifondazione comunista. Nel prossimo numero intendiamo proseguire le interviste con altri compagni operai iscritti al partito. Scriveteci a:
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1) Cosa è cambiato nel rapporto tra il partito e i lavoratori durante il governo Prodi?
2) Che valutazione fai di Chianciano?
3) Come segretaria/o di un circolo aziendale cosa ti aspetti dalle strutture centrali e su cosa pensi il partito debba investire maggiormente?
Gianplacido Ottaviano
segretario circolo bonfiglioli - Bologna
1) La maggior parte degli elettori del Prc in Bonfiglioli, trovava avanzato quel programma con cui si costituì il governo, programma che io ritenevo moderato e pieno di ambiguità. Ti lascio immaginare dopo la messa in atto del cuneo fiscale solo per i padroni, la riforma del tfr, la presa in giro dell’accordo sul welfare, e la sostanziale tenuta della legge 30, cosa sia potuto succedere all’interno della fabbrica. La domanda veniva spontanea: ma a che serve questo partito?
Però c’è stato uno zoccolo duro che ha tenuto ed è quello che ha fatto le campagne contro lo scippo del tfr, contro i tempi e metodi (controllo del processo produttivo sulle linee di produzione), la campagna per il no al protocollo sul welfare, che è riuscito a contattare altri lavoratori della nostra zona con cui ripartire.
2) Dopo Chianciano io ho molte speranze e come me i lavoratori che sono ancora iscritti. I lavoratori qui in Bonfiglioli vogliono il rilancio del partito a partire dai luoghi di lavoro, vogliono che sia un partito di lotta, non per andare al governo, ma perché cominci ad essere davvero un grosso partito di massa che conti e faccia tremare i padroni e rassicuri i lavoratori. Del documento di Chianciano, sulla parte che riguarda la costruzione di una sinistra sindacale, ci identifichiamo parecchio. Io temo però i disfattisti e quelli che non sono abituati a stare in minoranza sia in Cgil (in cui sostengono le posizioni della maggioranza) sia nel partito, speriamo non distruggano tutto.
3) Mi aspetto che il Partito stia capillarmente in tutti i luoghi in cui c’è uno sfruttato che lotta o resiste all’attacco padronale. Che organizzi i lavoratori, che faccia opera di propaganda, campagne e elevi la coscienza dei lavoratori. In questa fase di crisi del capitalismo dobbiamo sostenere le idee comuniste nei posti di lavoro. Mi aspetto che sponsorizzi la creazione di circoli nei luoghi di lavoro, dia loro massima agibilità politica, li sostenga. Che cominci a richiamare all’ordine tutti quelli che fuori dal partito, ad esempio nei sindacati, o nelle istituzioni locali, prendono derive riformiste, mi aspetto un Partito che diventi uno strumento in mano ai lavoratori, i quali chiedono meno carrieristi e più militanti nei posti chiave, per me la svolta a sinistra è questo.
Francesca Esposito
segretaria circolo trasporti - Milano
1) è mancato decisamente il sostegno attivo nelle vertenze di lavoro principali portando alla perdita di fiducia da parte della nostra classe di riferimento. Non è sfuggito a nessuno, dopo le elezioni, il dato del voto operaio al nord che vedeva le tute blu tesserate Cgil votare per il centrodestra. I lavoratori, a ragione, si sono sentiti abbandonati dalla sinistra e in particolare da un Prc per troppo tempo rimasto folgorato sulla via delle istituzioni.
2) Il congresso nazionale ha palesato in maniera abbastanza netta, anche se ancora molto sulla carta, quelle che sono le prospettive e quindi gli impegni politici delle varie mozioni che in esso si sono espresse. E questo è un primo passo in avanti, toglie quel velo di ipocrisia per cui la sinistra si è finora screditata: parlare bene per poi razzolare male. Il documento conclusivo deve trovare ora la sua totale applicazione pratica: la manifestazione dell’ 11/10 ci ha dato la conferma ulteriore che la strada intrapresa è quella giusta.
3) Il partito nel suo complesso ora deve impegnarsi in un sostegno attivo verso quei lavoratori e delegati sindacali che quotidianamente si trovano ad affrontare gli attacchi padronali e spesso anche quelli del proprio sindacato, qualora si osa oltrepassare un certo limite. Bisogna avere il coraggio anche di aprire un conflitto contro la moderazione degli apparati di Cgil, Cisl e Uil, che finora, spesso, hanno avuto il ruolo di soffocare la rabbia dei lavoratori.
Di fronte al massacro sociale delle destre, al potere ed all’aumentata arroganza padronale, il Prc deve lavorare per orientare la propria base verso i conflitti sociali ed in particolare verso il radicamento operaio, promuovendo circoli operai e sostenendo attivamente le loro iniziative.
Patrizia Granchelli
segretaria circolo poste “gennaro messina” - Milano
1) Durante il governo Prodi il Partito non è stato più visto e vissuto, da tantissimi lavoratori, come strumento di cambiamento, spesso si sentiva dire: “siete uguale agli altri”. L’essere uguale agli altri significa che sei fermo, che per i lavoratori non cambia nulla, è preferibile essere migliore o peggiore, non uguale.
2) Dopo Chianciano il Partito ha la possibilità, se davvero ritorna in basso a sinistra, di tornare ad essere strumento di emancipazione delle masse, abbiamo un buon documento... applichiamolo.
3) Dalle strutture centrali mi aspetto che siano meno centrali, mi spiego: i responsabili dei vari settori non devono essere autoreferenti, non devono rappresentare se stessi, ma i tanti compagni che militano e credono in questo Partito, devono essere al servizio della base, mettendosi all’ascolto di ciò che i compagni pensano e vivono, non devono ergersi a novelli Maestri di vita e di pensiero.
Il partito deve tornare ad investire sui circoli territoriali e, soprattutto, su quelli aziendali non bastano i volantinaggi davanti ai cancelli delle fabbriche, nelle fabbriche il Partito deve entrarci, costruendo nuovi circoli, dove i compagni sono lavoratori tra i lavoratori, capaci di organizzare i colleghi, di creare spunti di riflessione e analisi, e non avanguardie, solo così si ricrea coscienza di classe.
Mario Maddaloni
segretario circolo prc napoletanagas - Napoli
1) Durante il governo Prodi si è acuita una distanza tra lavoratori e Rifondazione, in questi anni erano già evidenti segnali di un malessere che il partito non ha saputo interpretare. Da Venezia in poi la questione sindacale, in generale del lavoro è stata sempre di più marginalizzata nel dibattito, fino a giungere alla “neutralità” dell’ultimo congresso della Cgil. Dulcis in fundum le ambiguità del governo Prodi e la sostanziale subalternità del Prc ha fatto il resto.
2) Nonostante le amarezze è le difficoltà del percorso congressuale Chianciano per me è stato un passaggio decisivo per il reinsediamento ed il rilancio del partito, anche il documento finale mi è sembrato uno strumento utile a queste finalità.
3) Credo sia essenziale che il partito investa nei circoli del lavoro, si deve prestare una particolare attenzione sia dal punto politico che organizzativo. Bisogna da subito insediare dipartimenti, responsabili di settore, unificare tutte le soggettività, competenze, esperienze disperse in questi anni, per ritornare in tempi brevi punto di riferimento del mondo del lavoro, e non lavoro, dello sfruttamento degli immigrati. Per questo obiettivo vanno impegnate adeguate risorse economiche ed umane. Si deve lavorare principalmente ad unificare nei luoghi di lavoro i comunisti, per costruire un movimento dal basso per riformare o addirittura rifondare un sindacato di classe, strumento indispensabile per l’emancipazione dei lavoratori.
Daniele Prampolini
segretario circolo terim - Modena
1) La fase che ha visto il Prc al governo con Prodi ha sancito il distacco del partito dai lavoratori. Questa linea politica fallimentare a mio avviso deve essere abbandonata. L’evidente sconfitta elettorale ha fatto emergere come all’interno delle fabbriche è aumentato il distacco dalla politica, anche quella del Prc: mancano i riferimenti e una politica realmente vicina alle classi più deboli. Manca in sostanza un vero intervento comunista. Il partito ha bisogno di rimettere le radici sociali in profondità per non essere sradicato al primo soffio di vento alzato dalla destra. Non è una cosa semplice e sarà faticoso ma per farlo si deve ripartire dai luoghi di lavoro.
2) Una cosa emerge con chiarezza da questo congresso: la linea politica precedente aveva fallito nella pratica non incidendo minimamente in favore della difesa delle classi meno abbienti.
Il documento di maggioranza di cui condivido l’indirizzo politico deve ora prendere corpo nell’azione dei compagni. Centrale è la prospettiva di crescita dei circoli aziendali. Molti compagni sono pronti a misurarsi su questo terreno d’intervento.
3) Attraverso una discussione organizzata, che coinvolga la base, dobbiamo partecipare alle vertenze territoriali e promuovere iniziative sulla difesa del contratto e sulla rivendicazione della scala mobile come soluzione al crollo dei salari. La conferenza operaia di Torino e quello che chiedeva al partito, indicano la via da percorrere.
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