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Ancora su Bologna e le scelte di Rifondazione PDF Stampa E-mail
Prc
Scritto da Claudio Bellotti   
Mercoledì 25 Febbraio 2009 13:06
L’eterno ritorno del sempre uguale

La verità va detta tutta, fino in fondo e senza diplomatismi ipocriti: nel Prc, e segnatamente nella maggioranza congressuale, soffia un vento di restaurazione. Se questo vento non viene sconfitto, la linea di Chianciano verrà sepolta.

Gli avvenimenti recenti nella federazione di Bologna, con la messa in minoranza del segretario provinciale ad opera di una poco santa alleanza tutta interna a settori della maggioranza stessa, in nome della riapertura del dialogo col Pd, costituiscono solo l’ultimo di una serie di avvenimenti che vanno tutti nella stessa direzione.

È stato quindi quanto mai opportuno che Ramon Mantovani abbia sollevato il tema con grande determinazione in un intervento (reperibile sul  blog http://ramonmantovani.wordpress.com) che non a caso ha suscitato forte dibattito.

Non riassumiamo qui le vicende che hanno portato al voto del Cpf bolognese del 20 febbraio, già ampiamente riportate in un contributo di Simone Raffaelli e Mario Iavazzi. Vogliamo invece approfondire alcuni punti a nostro avviso relativi alla rottura di Bologna. Il documento approvato dal Cpf da questo punto di vista è una lettura assai utile (oltre che obbligata, se non vogliamo discutere sul sentito dire invece che sui fatti).

Ebbene, potremmo dire che a questo documento si può applicare il famoso motto del leader democristiano Forlani: “l’eterno ritorno del sempre uguale”. Può accadere di tutto in questo mondo martoriato, guerre e crisi economica, terremoti elettorali e sociali, studenti in piazza e scioperi generali, ma una cosa non cambia e non cambierà mai: la politica di alleanze col centrosinistra… Ma inoltriamoci nella lettura senza ulteriori indugi.

Dopo le frasi di rito sul sostegno alla Cgil e al sindacalismo di base e gli improperi altrettanto di rito contro il Pd che con lo sbarramento elettorale tenta di cancellarci, si arriva subito alla sostanza: “Occorre verificare se esistono le condizioni per una convergenza programmatica con le altre forze della sinistra e con il Pd”. Verificare… evidentemente gli scorsi 15 anni di alleanze col centrosinistra la sconfitta dello scorso aprile, la sconfitta in Abruzzo, la sconfitta in Sardegna, non sono state sufficienti a farci verificare la natura delle forze che lo compongono, a partire dal Pd stesso. Si riparte, a quanto pare, ogni volta da zero: perdonare in fondo costa poco e fa sentire meglio.

Ma, perbacco, non sarà certo una passeggiata per il signor Delbono, candidato del Pd: “La verifica che proponiamo non deve avvenire all’interno di una logica continuista”. Anzi: “il programma deve essere un percorso sociale partecipato, di ascolto e di confronto rivolto a tutti i soggetti sociali e politici di riferimento che abbia al centro le questioni del lavoro e della precarietà, le politiche culturali, la scuola, la sicurezza sociale, la difesa del territorio ed il rilancio del trasporto pubblico”.

Dopo questa solenne promessa, ci si aspetterebbe che i compagni indichino nel loro documento come si dovrebbe concretizzare tale svolta: punti precisi, richieste dettagliate, discriminanti riconoscibili. In fin dei conti il centrosinistra ha governato Bologna negli ultimi cinque anni, non dovrebbe essere difficile dire quali delle politiche fin qui seguite si ritengono sbagliate e da cambiare, quali misure chiediamo vengano abbandonate e quali invece implementate… nulla di tutto questo: il documento assegna a chi svolgerà la trattativa (a proposito: chi?) un sostanziale assegno in bianco. I compagni che pontificano sul percorso partecipato avrebbero potuto utilmente cominciare a far “partecipe” l’organo dirigente della federazione, il Cpf, delle loro opinioni al riguardo.

Scriviamo questo non perché crediamo alla logica dei “paletti” e degli “accordi caso per caso”: tuttavia poiché questa è precisamente la logica che da sempre guida le aree politiche che hanno espresso questo documento, ci si aspetterebbe come minimo un po’ di coerenza.

E se proprio ritenete, come si scrive poche righe sotto, “inaccettabili i finanziamenti alle scuole private” com’è che da una quindicina d’anni sedete in una giunta regionale che è stata fra i pionieri dei provvedimenti di parità scolastica?

Sono queste dunque le basi politiche dell’operazione bolognese. Ora naturalmente ci si sbraccia a dire che nulla è ancora deciso, che la trattativa è aperta, che non c’è alcuno sbocco precostituito. Sono ipocrisie intollerabili. È stato assai più onesto il segretario del Pd bolognese, De Maria, il quale il giorno successivo alla riunione del Cpf ha dichiarato apertamente che finalmente si poteva tornare a parlare col Prc e che Delbono unirà l’intero centrosinistra bolognese dietro la sua candidatura.

Anche un bambino capisce che con la dinamica che si è aperta risulterà quasi impossibile che la trattativa aperta non si concluda con un accordo. Se così non sarà, questo avverrà non certo sulle basi politiche poste dalla nuova maggioranza che governa la federazione di Bologna; solo una opposizione forte e determinata nella base del partito, nei circoli, può fermare il meccanismo che si è messo in moto.

Dietro la “svolta” bolognese è tuttavia necessario vedere anche il ruolo delle diverse aree politiche esistenti nel partito a livello nazionale e non solo locale. L’operazione bolognese porta scritta a lettere cubitali la firma della cosiddetta unità comunista.

È noto che tale linea, essendo per l’appunto “unitaria”, ha prodotto in questi mesi una ricca frantumazione delle aree che la propongono. Tuttavia a Bologna è avvenuto il miracolo: in nome del governismo e del centrosinistra, si sono ricomposte le aree di Essere comunisti e ben tre spezzoni della fu mozione congressuale numero 3: l’Ernesto di Fosco Giannini, i “comunisti in movimento” di Masella, nonché “sinistra comunista” che pur non essendo molto presente a Bologna, ha visto il suo massimo esponente nazionale, Gianluigi Pegolo, benedire l’operazione presenziando al Cpf del 20 febbraio in qualità di responsabile nazionale Enti locali.

Il marchio di fabbrica della “premiata ditta dell’unità comunista” è chiaramente riconoscibile nelle righe del documento votato dal Cpf che descrivono il Prc come “una forza che si batte non solo per migliorare la condizione della classe lavoratrice (anche attraverso alleanze e riforme parziali) ma anche per una prospettiva rivoluzionaria di superamento del sistema capitalistico”. Neppure Diliberto potrebbe fare di meglio: da Delbono a Lenin, senza neppure battere ciglio. Se si fosse in teatro, verrebbe giù il soffitto dagli applausi…

Il compagno Ferrero ha accettato e avallato tutto questo, così come accetta e avalla che si continui a restare in amministrazioni indifendibili, Campania e Calabria per prime, così come ha accettato senza mai dare seriamente battaglia la lunga serie di “ribaltoni”  negli assetti interni al partito in numerosi territori.

A che serve appellarsi all’unità della “maggioranza di Chianciano” quando poi tale unità si dimostra inesistente ogni volta che sono in gioco assetti di potere interni (segreterie) ed esterni (alleanze elettorali e di governo)? La linea decisa a Chianciano ci è cara, ma la verità ci è ancora più cara. Se dietro l’etichetta di “Chianciano” si deve poi ingoiare tutto questo, allora preferiamo dire le cose come stanno: la salvaguardia e il rilancio di quella linea (anche con i necessari aggiornamenti) non è più in mano alla fantomatica “maggioranza”, ma deve passare in mano a tutti i compagni e le compagne che l’hanno presa sul serio e che devono guardare negli occhi la situazione per quello che è. Anche per questo non possiamo che salutare con favore l’intervento del compagno Mantovani per aver posto le questioni con nettezza.

Non è il momento né degli abbandoni, né della diaspora: è il momento di aggregare un fronte che reagisca al vento di restaurazione che finora non ha trovato sufficiente contrasto, ma che a nostro avviso non riscuote affatto il consenso della maggioranza di militanti del partito.

Si comincia da Bologna e si prosegue dappertutto. Per quanto ci riguarda, ci saremo con convinzione e pronti a collaborare lealmente con tutti coloro che condividono le nostre stesse preoccupazioni.

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