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| La solidarietà dei lavoratori detenuti con la lotta di Pomigliano |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da La redazione | |||
| Martedì 21 Settembre 2010 04:49 | |||
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f L’alta percentuale di NO al referendum del 22 giugno, con la quale i lavoratori di Pomigliano hanno annientato il tentativo della Fiat di piegare la resistenza operaia (organizzata attorno alle posizioni della Fiom) all’ignobile ricatto rappresentato dallo scambio tra occupazione e condizioni di vita e di lavoro massacranti (oltreché la rinuncia al diritto di sciopero e alla malattia), ha rappresentato un avvenimento che ha catalizzato le attenzioni e le speranze di riscossa di milioni di lavoratori e di oppressi in tutto il Paese
Tra questi ci sono anche
tanti lavoratori che si trovano detenuti in un istituto penitenziario, in una
condizione disumana, frutto di un sistema carcerario ingiusto e classista, in
cui se sei un bancarottiere o un corruttore hai la certezza di farla franca,
mentre se sei un disoccupato, un lavoratore che ha perso il posto di lavoro, un
giovane con in tasca qualche grammo di hashisc o un immigrato, il carcere non te
lo toglie nessuno.
Grande successo ha avuto l’iniziativa intrapresa da un compagno del Prc di Roma, Mario Pontillo, responsabile dello sportello di segretariato sociale del circolo di Ponte Mammolo, di diffondere in diversi istituti l’appello di solidarietà del circolo di Rifondazione di Pomigliano. Finora sono state raccolte più di 500 firme in circa 10 penitenziari e l’adesione è di giorno in giorno sempre più vasta, all’interno di una iniziativa che si sta allargando vistosamente, come è stato anche riportato al dibattito sul carcere alla festa nazionale della Federazione della sinistra, in corso di svolgimento a Roma.
è la dimostrazione che attorno alla classe operaia in
lotta si può ricomporre un blocco sociale compatto, l’unico in grado di sfidare
e vincere non solo contro Berlusconi e le sue leggi repressive ma anche contro
l’offensiva padronale. Riportiamo la lettera con cui i detenuti del carcere di
Opera (quella dei detenuti di Voghera è disponibile sul nostro sito) hanno
accompagnato i moduli da loro firmati. Invitiamo tutti coloro i quali volessero
unirsi a questa raccolta firme (sappiamo che il nostro giornale è letto in
diversi istituti penitenziari) a scrivere al compagno Mario Pontillo
Solidarietà dei detenuti di Opera ai lavoratori di Pomigliano
Ci è arrivata una richiesta di solidarietà verso i lavoratori della Fiat di Pomigliano che rischiano il posto di lavoro se si rifiutano di sottostare ad una politica aziendale a dir poco vergognosa.
Per noi detenuti il lavoro è importante non solo per un eventuale reinserimento sociale ma anche per un sostentamento personale; ma il più delle volte siamo mal pagati e sfruttati in modo vergognoso e logicamente, non abbiamo un sindacato che possa difendere i nostri diritti. Un uomo che entra in carcere viene spogliato dei suoi diritti e della sua dignità. Un uomo libero non può essere spogliato della sua dignità e tantomeno dei suoi diritti. Il lavoro è dignità e il posto di lavoro è un diritto! Il lavoratore fa affidamento sulla suo forza lavoro per affrontare la vita sociale e avere una sicurezza economica per la famiglia, anche se tutto questo viene minacciato da una politica dispotica ed egoistica, impensabile verso chi come unico sostentamento può fare affidamento soltanto sul suo posto di lavoro. Allora è venuto il momento di alzare la voce e dire NO!
I detenuti e gli ergastolani di Milano-Opera, esprimono la loro solidarietà ai lavoratori della Fiat di Pomigliano ricordando ai padroni e agli azionisti della Fiat che non sono le aziende che fanno funzionare gli uomini ma gli uomini che fanno funzionare le aziende. La vostra ricchezza è dipesa e dipende da quegli stessi lavoratori, uomini e donne, che oggi rischiano il loro posto di lavoro.
Nessuno privi uomini e donne della loro dignità, e il lavoro è diginità!
Solidarietà dei detenuti di Voghera (Sezioni II e IV) ai lavoratori della Fiat di Pomigliano
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