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| Vicenza grida più forte “NO dal Molin!” |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da La Redaz | |||
| Lunedì 20 Ottobre 2008 07:30 | |||
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Il governo Berlusconi ha deciso di passare come un carrarmato anche sulla lotta contro la base americana di Vicenza. Alcuni giorni prima della consultazione referendaria prevista per il 5 ottobre e promossa dalla giunta comunale a guida Pd, il Consiglio di Stato ha annullato il referendum. Nelle settimane precedenti il Cavaliere aveva più volte suggerito questa soluzione, temendo un risultato sfavorevole al governo. “Un auspicio irrealizzabile” quello dei vicentini, di poter decidere sul futuro della propria città, quando sono in gioco interessi formidabili: la costruzione di una delle maggiori basi americane in Europa. L’Italia continua ad essere un paese a sovranità limitata, dove viene annullata anche la tanto sbandierata “indipendenza” della magistratura. Se nei mesi scorsi il movimento “No Dal Molin” aveva subito un isolamento pesante, a cui avevano contribuito in egual misura sia il governo Prodi che quello Berlusconi, l’arroganza del potere giudiziario ha ridato slancio alla mobilitazione. La sera del primo ottobre, appena è giunta da Roma la notizia della sentenza, 12mila persone si sono ritrovate in piazza per esprimere tutta la propria rabbia e la propria indignazione. Il referendum era stato pensato dai vertici locali del Pd e dal sindaco Variati come “uno strumento per ‘governare’ il malessere e le tensioni sociali”, come ci ha spiegato Ilvo Diamanti su Repubblica del 2 ottobre. Cioè, per fare accettare ai giovani ed ai lavoratori di Vicenza la base, al massimo con alcune modifiche secondarie, e con il contentino della “partecipazione democratica”. La sentenza del consiglio di Stato ha invece impresso una nuova dinamica al movimento. Il 5 ottobre si è tenuto lo stesso un referendum autogestito, con gazebo allestiti da volontari davanti ai seggi tradizionali chiusi d’autorità, e oltre 25 mila cittadini (il 30%) hanno espresso il loro voto, all’unanimità o quasi contrario alla base. Un risultato straordinario, da cui si può ripartire per fermare la costruzione della base Dal Molin. A questo proposito i vicentini hanno pochi amici in parlamento: l’appoggio alla base è bipartisan. Scandalose sono le parole del Commissario governativo Costa, europarlamentare del Pd, che mentre comunica che dal 30 settembre la base è ceduta a tutti gli effetti agli americani, dice di essere contento che “oltre il 70 per cento dei vicentini non si oppone al rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede internazionale”, giudicando il referendum comunque inutile. Le uniche forze di cui la popolazione di Vicenza si può fidare sono i lavoratori ed i giovani del resto d’Italia, che stanno manifestando in questi giorni contro il governo Berlusconi. La lotta contro la base deve ritornare ad essere nazionale, uscire dai confini di Vicenza e Rifondazione comunista può fungere da collante e punto di riferimento importante per allargare il fronte di lotta. Coloro che vogliono imporre la base Dal Molin vogliono distruggere la scuola pubblica ed il contratto nazionale. Ci vogliono servi ubbidienti del padronato in casa e dell’imperialismo Usa all’estero. A chi solleva, come i dirigenti del Pd dopo il referendum, un problema di “disordini e tensioni” a Vicenza e dintorni dopo il referendum autogestito, noi rispondiamo che è solo con la lotta che si potrà fermare la base. Col silenzio non si è ottenuto mai nulla.
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