Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
-
Per il partito di classe
-
Che succede in Fiat?
-
Assemblea della seconda mozione
-
Assemblea della seconda mozione
Mailing list
| Venaus riconquistata! |
|
|
|
| Politica Italiana | |||||
| Scritto da Andrea Tavano | |||||
| Mercoledì 05 Aprile 2006 13:17 | |||||
|
Val di Susa Non è servito militarizzare il territorio per fermare un popolo in lotta. Non sono serviti lo sgombero violento di due giorni fa, le menzogne dei media, gli allarmi costruiti ad arte dal governo. Oggi otto dicembre migliaia di persone sono scese nuovamente nelle strade della Valsusa e si sono riprese ciò che gli era stato tolto con la forza. Il campo di Venaus è stato riconquistato con un’autentica azione di massa. Le forze dello Stato sono state costrette a guardare. Quanto segue è la cronaca di una giornata memorabile, comunque finisca la lotta contro la TAV.
Chi era nelle strade“I gravi incidenti registrati oggi in Val di Susa, durante la manifestazione di protesta contro la Tav, sono dovuti "esclusivamente a gruppi dell'estrema sinistra, dell'area antagonista e di quella anarco-insurrezionalista, giunti da varie città italiane con il deliberato proposito di creare disordini, aggredire le forze di polizia ed occupare illegalmente le aree espropriate e destinate ai cantieri". Lo afferma il Viminale, che stima in circa 1.000 i responsabili degli scontri.” (dal sito internet di “la Repubblica”)
La cronaca Il concentramento della manifestazione è a Susa: già alla partenza si fa fatica a muoversi e ad avanzare causa l’enorme afflusso di persone. Dopo non molta strada, il corteo è fermo. Giungono voci di prime cariche della polizia, la quale blocca la strada per Venaus nei pressi di un bivio (c.d. “bivio Passeggeri”). Infatti alcuni tafferugli avvengono realmente, e in questi rimane ferita dalle manganellate anche una compagna del partito, Nicoletta Dosio. Le forze dell’ordine credono che i manifestanti desistano dal raggiungere Venaus e che si limitino ad occupare l’autostrada. Ma non è così. Alcuni abitanti della valle si schierano lungo il percorso e indicano ai manifestanti diverse strade alternative, anche attraverso sentieri di montagna. Raggiungiamo il sito di Venaus da più direzioni. Le forze dell’ordine sono impotenti. Un gruppo di poliziotti è schierato nel campo in assetto anti-sommossa. Le recinzioni sono circondate da una folla sempre più ampia ma assolutamente calma. Le forze dell’ordine cercano di bloccarne l’afflusso con uno sbarramento lungo la strada, ma senza esito. Ad un certo punto, raggiunto un alto numero di persone, superiamo le recinzioni ed entriamo in massa nel campo. La polizia spara alcuni lacrimogeni in mezzo alla folla, inutilmente. Non scendono neanche le lacrime perché il vento li disperde. Alcuni lanciano pietre ed oggetti verso la polizia, ma vengono fermati dalla maggior parte dei manifestanti perché oggi non serve: oggi siamo più forti comunque. Il campo di Venaus è riconquistato e il popolo della Valsusa passeggia libero sulla sua terra. Tutti a Torino sabato 17 “Il popolo unito mai sarà vinto!”: così dice una vecchia e quanto mai attuale canzone di lotta. Due giorni fa lo Stato borghese, tramite i suoi agenti armati, si appropriava con la forza del sito di Venaus. Oggi una massa di lavoratori, giovani, pensionati, lo ha ripreso, mostrando così la propria autentica forza. E lo Stato ha potuto solo guardare. Le stesse forze dell’ordine non sono quel blocco monolitico pronto ad obbedir tacendo che ci vogliono mostrare dai media. Si racconta di episodi di fraternizzazione, nei giorni scorsi, tra manifestanti e poliziotti. Pare che il reparto responsabile dell’ignobile sgombero del 6 dicembre provenisse da lontano, condotto in Valsusa la notte stessa. Anche oggi si potevano vedere facce sollevate fra le forze dell’ordine per la mancanza di duri scontri (perché, a differenza di quanto dicono i media, oggi non ci sono stati duri scontri). Oggi il governo gioca la carta della trattativa, ma è più che altro uno stratagemma per prendere tempo e prenderci per stanchezza. Nessuno nel governo si è dichiarato disponibile a tornare indietro sulla Torino-Lione. Il movimento non si deve lasciare ingannare da questa falsa disponibilità al dialogo. Il corteo di sabato prossimo non deve essere cancellato, come suggerito in maniera infausta non solo dal governo ma anche da dirigenti dell’Unione. Solo attraverso l’allargamento della mobilitazione di massa, fino allo sciopero generale di tutte le categorie, in Piemonte e nel resto d’Italia, si può arrivare alla vittoria La forza popolare messa in campo oggi mostra come il progetto Alta Velocità ferroviaria può essere sconfitto. La volontà di lottare in Valsusa non manca. E’ necessario appoggiarla con tutte le forze, in ogni scuola, luogo di lavoro, territorio. Oggi in Valsusa, domani ovunque!
Torino, 9/12/2005
|









