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| Abruzzo - Sepolti sotto le macerie del capitalismo |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Massimiliana Piro* e Jacopo Renda ** | |||
| Lunedì 18 Maggio 2009 08:50 | |||
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La tragedia del terremoto in Abruzzo con circa 300 morti ed oltre 20mila persone rimaste senza casa ha scosso l’Italia. Migliaia di giovani si sono mobilitati per dare una solidarietà concreta ai terremotati ed anche in un periodo di crisi come questo i lavoratori, cioè la parte migliore del paese, hanno contribuito donando milioni di euro a sostegno delle popolazioni colpite. Si è aperto un dibattito sulle possibilità di evitare questa ennesima tragedia annunciata. Come spesso accade le vere responsabilità sono rimaste nell’ombra coperte da un disgustoso velo di ipocrisia. Solo la rabbia, la disperazione e lo sdegno di milioni di persone hanno permesso di squarciare, seppur superficialmente, il velo di ipocrisia che avvolgeva i corpi dei caduti in questo dramma nazionale. La casa dello studente collassata su se stessa e l’ospedale, una struttura recente e mal costruita, sono i simboli più drammatici dell’incapacità dello Stato a garantire perfino gli elementi più essenziali, di una classe dirigente totalmente parassitaria e della crisi del capitalismo italiano. Un puzzle composito si presenta a chi cerchi di capire la motivazione di quella impressionante disparità tra il numero delle vittime in Italia e in Giappone di cui ha scritto Michele Fabbri sul nostro sito (www.marxismo.net). Possano aiutarci a capire quali siano le vere responsabilità le parole di Gabriele, muratore, che su “Il Manifesto” di sabato 11 aprile ripercorre la rotta dei costruttori mordi e fuggi, veloci, scattanti, moderni. Napoli, Teramo, Caserta. “Badano al risparmio, ti chiedono di non mettere tutto il cemento necessario, di non aggiungere l’additivo che rende solido il calcestruzzo perchè costa”. E costano anche gli uomini, che pagano quando possono: “Io devo prendere ancora mille euro, ma con quello che è successo come faccio a chiederli al padrone?” Possono aiutarci a capire gli Atti del Senato del 2002 da cui risulta che se si agisce solo sulle nuove costruzioni nel 2030 avremo ancora, nelle zone sismiche italiane, l’82% degli edifici sismicamente insicuri, e dunque, la prevenzione sismica consiste nell’attivazione di interventi sugli edifici «vecchi», ovvero costruiti prima della classificazione sismica (o malcostruiti dopo) in modo da rafforzarne le strutture ed impedirne il collasso in caso terremoto. Nel 1999 fu concluso il lavoro coordinato dall’allora sottosegretario Franco Barberi di Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia e Sicilia, che individuava gli edifici a maggior rischio, ma a cui non sono poi seguiti gli interventi per la messa in sicurezza. Significativi avanzamenti nella prevenzione dai terremoti si erano avuti in un periodo di ascesa del movimento operaio, tra la metà degli anni Settanta, il 1974 della normativa antisismica, e la fine del secolo. In quel periodo si cercò di superare quel ritardo pluridecennale sulla normativa antisismica che (ora come allora) andava contro gli interessi del sistema di potere e del capitalismo straccione del nostro paese. Sulla spinta del rinnovamento di quegli anni si stava, infatti, delineando una strada per investimenti seri e continui anche in questo settore. Ma quella strada, di pari passo con la dismissione del pubblico, è stata fatta saltare in aria, come quella di Capaci, ed ha lasciato un fosso tanto profondo che Berlusconi può fare gli espliciti inviti all’abusivismo edilizio contenuti nel piano casa o nella proposta che in Abruzzo siano i privati a ricostruire le abitazioni. I primi a saltare nel processo di dismissione del pubblico sono stati i controlli sulla progettazione e sull’esecuzione dei lavori insieme al quadro normativo, divenuto sempre più confuso ed inapplicabile. Ma schegge di quella strada volano nel “piano casa” del governo Berlusconi, che punta apertamente al definitivo tramonto dei controlli e dell’interesse pubblico, nell’elusione dei processi democratici che sono alla base dell’emanazione delle norme, volano nella ricomparsa di quel ponte sullo stretto definito dal geologo Mario Tozzi, divulgatore di Gaia, “delittuoso” in quanto “A Messina – spiega – c’è ancora chi vive nelle baracche del terremoto del 1908. E lì, come del resto a Reggio Calabria, solo una casa su quattro è costruita con criteri antisismici.” E non a caso ospedali crollati e ponti che lo potrebbero sono accomunati da un nome: Impregilo. Le schegge di quella strada volano nell’interminabile lotta condotta da Legambiente nell’area vesuviana per impedire nuove costruzioni abusive alle falde di uno dei vulcani più pericolosi del mondo, un vulcano dormiente il cui risveglio sarà presumibilmente preceduto da un’attività sismica che potrebbe causare danni anche ingenti. Nell’Italia Meridionale ai terremoti di origine tettonica (dovuti all’innalzamento dell’Appennino) si aggiungono, infatti, anche quelli collegati all’attività vulcanica come sanno gli abitanti dell’area flegrea e della fascia alle falde dell’Etna. Ora, quali sono le azioni prioritarie affinché possa essere ripresa la strada tracciata nel trentennio successivo al 1974? Su questo già alcuni mesi fa Rifondazione Comunista aveva lanciato la campagna per la messa in sicurezza degli edifici, iniziando con un intervento pubblico immediato per la messa in sicurezza di ospedali e scuole. Infatti, circa 10.000 edifici scolastici italiani (il 24% del totale) hanno bisogno di interventi di manutenzione urgenti. Il 42% degli edifici è privo del certificato di agibilità statica. In Piemonte - dove alcuni mesi fa è crollato il soffitto di una scuola di Rivoli (Torino) - ben il 62% non ha l’agibilità statica. I dati emergono dal rapporto “Ecosistema scuola 2008” di Legambiente, che ha indagato sulla qualità dei 42mila edifici scolastici presenti su tutto il territorio nazionale, in cui vivono ben 9 milioni di cittadini. Ben il 52,82% delle scuole è stato costruito prima del 1974, anno in cui entrò in vigore la legge che prevedeva prescrizioni per le costruzioni in zone sismiche. Ed il 75% si trova in zona ad alto rischio sismico. Mentre il 48% è privo di certificato prevenzione incendi. Meno della metà degli edifici scolastici ha goduto di interventi di cura negli ultimi cinque anni. Questi dati drammatici dimostrano come si sia preferita la politica delle grandi opere (Tav, Ponte sullo stretto, Mose, Dal Molin etc.) invece di dedicare soldi ed energie pubbliche per rendere più sicuri i luoghi dove portiamo tutti i giorni i nostri figli solo perché più profittevoli. In questo bipolarismo degli affari centrodestra e centrosinistra si sono mossi nella stessa direzione. Da Berlusconi a Lunardi dal ministro Di Pietro a Prodi il rapporto stretto con imprese di destra o della LegaCoop (che è parte importante dell’appalto Tav in Valsusa) ha caratterizzato l’azione di questi schieramenti. Importante la campagna “Stretto necessario” contro il ponte sullo Stretto di Messina, avviata dal quotidiano Liberazione, alla quale si chiede la massima adesione dei compagni. Legambiente pone tra le sue priorità la città e chiede che siano garantite sicurezza statica degli edifici, sostenibilità ambientale e riqualificazione, impedendo la totale deregulation in atto, rivedendo gli appalti secondo il criterio della massima qualità e non del massimo ribasso, e descrivendo dall’inizio le caratteristiche degli edifici senza ammettere deviazioni in corso d’opera. La politica antisismica va ripresa in quella costruzione di un percorso dal basso che viene sollecitata da Teresa Crespellani sulle pagine del nostro sito, che vede come primi interlocutori i lavoratori che operano nel settore dell’edilizia, e ripropone la centralità della costruzione di una cultura della prevenzione. Forse anche nel campo della prevenzione antisismica, potrebbe essere costituito qualcosa di analogo al Comitato per la ripubblicizzazione dell’acqua, ad esempio un Comitato per la messa in sicurezza degli abitati sotto il controllo pubblico, che provi a costruire questo percorso dal basso e a fare proposte sul riordino a livello legislativo e sul sistema dei controlli. è soprattutto con il muratore Gabriele, con i lavoratori che operano nel settore dell’edilizia, con quel fronte ampio ben indicato nell’intervento di Teresa Crespellani che va costruito un percorso. Un percorso tutto dentro una battaglia per una nuova edilizia pubblica che porti ad investimenti finalmente seri e continui nel tempo per la prevenzione antisismica, con un intervento dello stato capace di mettere in sicurezza le nostre case puntando su edifici sicuri, ecosostenibili, con un’organizzazione rivoluzionaria anche degli spazi delle nostre città ed un percorso che punti con decisione verso la realizzazione di quella Città socialista di cui scrive Mike Davis, esperto di urbanistica e storico americano. Solo una battaglia che parta da un movimento di lotta immediato per questi obbiettivi concreti e che li colleghi ad una battaglia più generale contro questo sistema, così cinico da barattare la vita delle persone per i profitti di un pugno di capitalisti, potrà fare in modo che tragedie umane e sociali come quella accaduta in Abruzzo non si ripetano.
* Comitato Tecnico Scientifico di Legambiente Campania
** Comitato Politico Nazionale del Prc
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