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Questo governo è da bocciare senza appello PDF Stampa E-mail
Politica Italiana
Scritto da La redazione   
Mercoledì 12 Dicembre 2007 04:50

La “verifica” l’abbiamo già fatta!

Di fronte al fallimento plateale della propria strategia di governo, il gruppo dirigente del Prc si accinge a chiedere a Prodi una “verifica”. A gennaio, quindi, ci toccherà assistere a questa nuova puntata dello sceneggiato che va in onda da oltre un anno e mezzo.
Ci sentiamo di dire che la verifica è già stata compiuta abbondantemente. In questi 20 mesi di vita dell’Unione, abbiamo avuto prova, controprova e prova del nove.

La verifica l’abbiamo fatta a Vicenza, dove si prosegue con la costruzione della nuova base, calpestando un movimento di massa che da mesi mantiene viva la protesta e che ha raccolto il sostegno di decine di migliaia di persone nella manifestazione del 17 febbraio scorso. “Ascolteremo, dialogheremo, discuteremo…” risultato: i lavori vanno avanti e il 15 dicembre a Vicenza si torna in piazza.

La verifica l’abbiamo fatta sull’Afghanistan, dove la guerra si estende sempre più, dove i soldati italiani, nel silenzio della stampa (e questo non è una novità) e nel silenzio della sinistra (e questo è vergognoso) sono ormai in piena zona di combattimento, come testimonia anche l’ultima vittima. “Abbiamo ottenuto la proposta di una conferenza di pace”, dissero allora i dirigenti del nostro partito. “Inolte il contingente non aumenterà oltre le 1900 unità e non verranno inviati mezzi offensivi. Altrimenti, perdiana!, voteremmo certo contro”. Ora leggiamo sui giornali che i soldati sono oltre 2300, sono stati inviati gli elicotteri d’attacco Mangusta e i blindati Dardo, della conferenza (che peraltro non risolverebbe alcunché) non c’è più traccia.

La verifica l’abbiamo fatta con due finanziarie fatte di sgravi fiscali alle aziende, di pesante aumento delle spese militari, di regali alla Chiesa, addolciti da qualche elemosina (ricordiamo il caffè al giorno offerto ai pensionati).

La verifica l’abbiamo fatta sui Dico, timido tentativo di riconoscimento dei diritti civili delle coppie di fatto, sepolti non appena Santa Madre Chiesa ha alzato un sopracciglio.

La verifica la fanno tre milioni di immigrati che vivono ancora sotto il ricatto della legge Bossi-Fini, che si aspettavano qualche diritto, la chiusura dei Cpt, la possibilità di una vita degna, e si trovano invece di fronte a campagne repressive e xenofobe, nelle quali il Partito democratico non resta certo indietro al centrodestra.

La verifica l’abbiamo fatta quando è stata affossata la commissione d’inchiesta sul G8 di Genova, mentre si chiedono pesanti condanne per i manifestanti e i responsabili delle violenze sono stati promossi.

La verifica l’abbiamo fatta con lo scippo del Tfr, operazione vergognosa con la quale si cerca di sfilare dalle tasche dei lavoratori la bazzecola di 19 miliardi l’anno per metterli in mano alla speculazione finanziaria mentre si prepara un futuro di pensione pubblica ridotta a livelli di sussistenza minima.

Infine, la verifica l’abbiamo fatta con il protocollo sul welfare, che sostituisce lo scalone di Maroni con qualche scalino che alla fine porterà l’età reale di pensionamento persino oltre quanto previsto dalla Maroni, e in cambio codifica la definitiva accettazione della legge 30 e il dilagare della precarietà. Uno sbadiglio di Dini e una telefonata di Montezemolo hanno pesato più della piazza del 20 ottobre e di tutti i discorsi dei nostri rappresentanti in parlamento.

La verifica la facciamo tutti i giorni tentando di far quadrare i bilanci familiari con i salari peggiori d’Europa, con prezzi e tariffe che schizzano in alto mentre tutto quanto rimane di pubblico è a rischio di smantellamento, dai trasporti alla scuola.

C’è solo una cosa che rima-ne da “verificare”: per quanto tempo i dirigenti di Rifonda-zione saranno ancora disposti a raccontare e a raccontarsi favole? Il tempo è abbondantemente scaduto.


Rifondazione comunista deve rompere con questo governo e con il Partito democratico, e deve proporre a tutta la sinistra di rompere a sua volta. A tutti gli arretramenti che abbiamo elencato ne va aggiunto uno che nella sua gravità li riassume tutti: questa grandinata ci è piovuta addosso (altro che arcobaleni!) in una situazione di calo del conflitto e di calo degli scioperi; il crollo nella credibilità del nostro partito e della sinistra tutta è palpabile.

Questo è stato possibile non perché non vi sia la volontà di resistere: ogni volta che si è aperta una possibilità di farsi sentire in piazza, la risposta è stata forte e il 20 ottobre lo ha dimostrato definitivamente. Ma il collaborazionismo dei dirigenti sindacali e la sindrome da governo amico che ha lungamente paralizzato il nostro partito hanno di fatto garantito la pace sociale indispensabile per far passare le politiche del governo.

La nascita del Pd crea le condizioni di una ristrutturazione anche del campo del centrodestra, con la possibilità di nuove aggregazioni favorite da una opportuna legge elettorale. Il “taglio delle ali”, ossia la marginalizzazione del Prc, da tempo perseguito dalla classe dominante, diventa ora possibile.

Per 15 anni la classe dominante ha dovuto gestire una doppia anomalia: se governava il centrosinistra, questo implicava la partecipazione del Prc e la necessità di trovare dei compromessi con la sinistra, sia pure ai danni di quest’ultima, con le conseguenti trattative; accordi, tempi dilatati, ecc. Dall’altra parte, i governi di centrodestra implicavano lo strapotere di Berlusconi, il prevalere dei suoi affari privati, e soprattutto una forte conflittualità nelle piazze e nei luoghi di lavoro, come ha dimostrato l’esperienza del 2001-2005.

Oggi con la formazione del Pd e la conseguente ristrutturazione del quadro parlamentare, i padroni di questo paese tentano di risolvere questo doppio problema: aspirazione riassunta da Veltroni quando ha dichiarato che è ora di finirla di parlare di “Berlusconi e comunisti”.

La necessità di tornare all’opposizione non è quindi dettata solo dal bilancio negativo del governo Prodi; la formazione del Partito democratico apre una nuova situazione nella quale l’ulteriore emarginazione della sinistra e delle sue ragioni è inevitabile.

Nel regno di Veltroni sarà possibile solo una sinistra completamente addomesticata e ridotta a una sigla senza nessun riconoscibile contenuto di classe: e non a caso il capo del Pd si dichiara favorevole alla nascita della Cosa rossa (arcobaleno).

A questa sfida c’è un solo modo di rispondere: abbandonare l’allucinazione governista, ridare la parola a iscritti e militanti del nostro partito, costruire un forte partito di lotta e di opposizione, che nelle mobilitazioni future possa sfidare e sconfiggere la normalizzazione sognata da Veltroni, ossia l’affermazione incontrastata dei voleri del capitale.


 
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