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| Pd, c'è del marcio a Bologna |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Mario Iavazzi | |||
| Mercoledì 17 Febbraio 2010 10:27 | |||
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Sono trascorsi poco più di sette mesi da quando Delbono impostò tutta la campagna elettorale alle elezioni comunali di Bologna con lo slogan, ben poco politico peraltro, “c'è del bono a Bologna”. Oggi c'è già chi ha cambiato quello slogan con “c'è del marcio a Bologna”. La vicenda Delbono ha avuto un forte risalto sulle cronache nazionali ed è ben conosciuta. I giornali, che non vedevano l'ora di dare un tocco di gossip alla vicenda, già parlano di “Cinziagate”. E così, la giunta di centrosinistra, con la presenza anche di Rifondazione Comunista, emersa dalle elezioni di giugno 2009, vanta una durata ben poco lusinghiera. La giunta Delbono non si farà ricordare per aver prodotto una politica in difesa dei ceti meno abbienti, anzi, è riuscita ad inimicarsi persino la Cgil, che è sempre stata storicamente molto vicina al Partito Democratico. Ha inserito nomi importanti del precedente gruppo dirigente della Cisl nella compagine amministrativa, come è il caso del capo di gabinetto Cremonesi, ex della segreteria regionale della confederazione. Delbono ha rifiutato di prendere posizione in favore della Fiom che lottava contro il contratto separato sottoscritto da Fim e Uilm e ha rifiutato la richiesta dei metalmeccanici di discutere in un consiglio comunale straordinario di democrazia sindacale trasformando il consiglio comunale in un consiglio sulla crisi. Ma la stessa politica della giunta contro la crisi è stata tutt'altro vicina ai lavoratori e ai precari. Centinaia di collaboratori a progetto negli ultimi mesi si sono visti comunicare dal comune la decisione di non prorogare i loro contratti. A sinistra c'è chi parla di comportamento eticamente scorretto da parte dell'ex sindaco, glissando la discussione su cos'è il Pd oggi. Di fatto, il Partito democratico ha rotto da tempo i legami che aveva il vecchio Pci con gli interessi dei lavoratori e lo stesso movimento sindacale, oggi assomiglia di più alla vecchia Democrazia cristiana o al Partito socialista craxiano. La questione morale, come sempre, è questione di classe.
La vicenda, semmai ce ne fosse bisogno,
contribuisce a far diminuire ulteriormente la credibilità dei “democratici” e
con essi tutto il centrosinistra Il disappunto e lo sconcerto aumenta però, quando si legge la nota della Segreteria del Prc a Bologna “Delbono si dimette anteponendo il bene pubblico ai propri interessi personali”, una dichiarazione fatta proprio mentre l'ex sindaco è indagato per aver anteposto gli interessi personali al “bene pubblico” quando era vicepresidente della Giunta regionale Chi scrive, assieme a centinaia di iscritti al partito, prima delle ultime elezioni comunali, aveva sviluppato la campagna “No all’accordo con il Pd”. Tra le ragioni per cui la segreteria del partito strinse l'accordo col Pd c'era la necessità, a dir loro, di unire il centrosinistra contro la destra. A distanza di pochi mesi, vediamo chi, grazie alla sua politica, rischia di lasciare Bologna alla destra: il Pd e il centrosinistra.
Mentre scriviamo, non sappiamo ancora la
data delle prossime elezioni. È probabile che siano a giugno o in autunno. Dal nostro punto di vista, il compito del Prc, invece, è quello di partire da questo nuovo fallimento del Pd per lanciare la proposta di un fronte di sinistra alternativo al partito di Delbono, con un programma che rilanci una politica a difesa dei servizi sociali e contro i poteri forti della città, unica possibilità per riallacciare i rapporti con le altre forze della sinistra, altrettanto in difficoltà, ma soprattutto con lavoratori e giovani sempre più disillusi.
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