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| Milano: Verso un sindaco-prefetto? |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Fortunato Lania | |||
| Mercoledì 05 Aprile 2006 10:24 | |||
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L’unica proposta credibile che può permettere al nostro partito di uscire a testa alta e vincere le prossime elezioni a Milano consiste nel lanciare una battaglia a tutto campo che punti ad essere l’espressione delle mobilitazioni che si sono susseguite in tutti questi lunghi anni contro la giunta Albertini: la lotta dei tranvieri, dei lavoratori della scala, di quelli del comune, delle lotte studentesche, degli immigrati per il permesso di soggiorno, per la casa, ecc. Purtroppo, il gruppo dirigente della federazione milanese del Prc non è nemmeno stato sfiorato dall’idea di rompere col le forze di centro-sinistra. Superata la candidatura di Veronesi ed accettata l’idea delle primarie (che si terranno il 29 gennaio), è stato Dario Fo tra i primi a candidarsi alle stesse e, visto il prestigio che gli è riconosciuto a sinistra, il partito è stato pressoché costretto ad appoggiarlo. La maggioranza del partito (composta dai compagni della mozione di maggioranza, ma anche dall’Ernesto e da Erre) difficilmente avrebbe proposto la candidatura di Fo che non ha legami organici con l’apparato del partito, ma che tuttavia ha una autorità che va oltre lo stesso. Non a caso la stessa candidatura di Fo viene vista come una scelta obbligata, più subita che voluta, che traghetterà il partito ad appoggiare, dopo l’incoronazione delle primarie, la candidatura dell’ex prefetto Bruno Ferrante. A Milano e provincia vivono 82mila famiglie considerate in condizioni di povertà che corrispondono al 14% del totale, un dato destinato a peggiorare se si aggiunge un ulteriore 8% di famiglie che sono sulla soglia di povertà. Per migliaia di persone le proposte che il Prc farà su problemi quali la casa, i trasporti, la sanità, l’istruzione, ecc. saranno decisive. Il partito perde il proprio tempo quando richiede per sè la poltrona di vicesindaco in caso di vittoria (tra l’altro, ancora eventuale) del candidato di Ds e Margherita. All’opposto dovrebbe usare tutte le sue energie per porsi il compito di allargare quell’enorme potere di attrazione che ha, e che può ulteriormente sviluppare, solo se si pone il compito di realizzare un programma avanzato ed una candidatura alternativa a difesa dei lavoratori e dei giovani. Le argomentazioni sulla diversità di Ferrante rispetto Veronesi si sprecano in tutta la sinistra e sulla stampa si tessono le lodi all’ex prefetto, definito “una persona di grande levatura”, “una risorsa da non sprecare”, “candidato eccezionale”, “un promotore del dialogo sociale” e via di seguito. La realtà è che Ferrante, nonostante le parole estremamente concilianti verso tutti, si colloca nell’area di quei personaggi che avrebbe potuto essere il candidato di entrambi gli schieramenti. Non è un caso che si siano sentite parole di delusione da parte di chi lo ha nominato prefetto (l’ex Ministro dell’Interno Maroni) e che il coordinatore regionale di Forza Italia abbia commentato che pensavano di avere a che fare con un prefetto super partes con una inclinazione a destra... Se fosse stato il candidato per il centro-destra, da parte del nostro partito - ed anche dal resto della sinistra - avremmo sentito parole del tutto diverse e sicuramente meno idilliache nei suoi confronti. Si sarebbe ricordato che nel gennaio 2004 dispose la precettazione dei lavoratori Atm ed il suo passato di vice capo di polizia; si sarebbe ricordato che i prefetti sono i rappresentanti locali del governo ed avremmo sentito alzarsi ad alta voce il grido “abbasso i prefetti!” Emblematica la risposta in relazione all’occupazione di uno stabile in via Lecco, disabitato ed abbandonato da anni, da parte di 273 immigrati somali, sudanesi ed eritrei: “La legalità è una precondizione per governare: occupare stabili non è legale, non conosco solidarietà fuori dalla legge”. Si tratta di profughi, con permesso di soggiorno per asilo politico, fuggiti dal proprio paese per scappare dalla miseria e dalla guerra. I problemi non sono quindi finiti e, crediamo, non finiranno nemmeno se dopo nove anni di giunta Albertini e 15 anni di centro-destra avremo a Milano una giunta di colore diverso. Le aspettative che verranno riposte nella nuova giunta non potranno che essere deluse finché la sinistra non rompe con gli interessi che il centro della coalizione vuole difendere. L’alternativa è ancora da costruire e spetta in primo luogo agli attivisti del movimento operaio gettarne le basi. È troppo tempo che la sinistra non dice quello che i lavoratori vogliono sentire e, soprattutto, è tanto tempo che la sinistra non fa quello che i lavoratori si aspetterebbero. Invece delle proposte shock come quella fatta dal Prc in consiglio comunale di finanziare con soldi pubblici la distribuzione di viagra agli anziani. La sinistra e il Prc in prima fila dovrebbero lanciarsi in una battaglia a tutto campo per la difesa degli interessi dei lavoratori. La battaglia non è ancora finita e siamo pronti a combatterla insieme a tutti quanti vorranno condurla insieme a noi. 20-12-2005
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