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| Mario Monti |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Claudio Bellotti | |||
| Mercoledì 05 Aprile 2006 06:48 | |||
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Predicatore (borghese) nel deserto Sono bastate poche parole dell’ex commissario europeo Mario Monti per far scorrere fiumi d’inchiostro sulle rinnovate prospettive del “centro”. La cosa ha un interesse non tanto per le prospettive immediate, quanto perché indica quali umori, sentimenti e preoccupazioni animano i “piani alti” della borghesia, in Italia e non solo. Si tratta in primo luogo di una aperta e pubblica ammissione del fallimento politico del sistema politico attuale, il cosiddetto “bipolarismo”. 1) Per anni tutti i mezzi di comunicazione borghesi ci avevano raccontato che con la nuova legge elettorale si sarebbero sanati i mali causati da decenni di governo ininterrotto della Democrazia cristiana: corruzione, clientelismo, spesa pubblica, scarso dinamismo dell’economia, ecc. Ora ci si dice l’esatto contrario. 2) Monti indubbiamente esprime fedelmente il pensiero dei settori dominanti della grande borghesia italiana e non solo. Ma proprio questo è significativo: egli è infatti il classico generale senza esercito; il fatto che siano personaggi di tale natura, privi di un effettivo seguito di massa nella società e nelle forze politiche, a esprimere le necessità fondamentali della classe dominante indica quanto sia profonda la crisi, economica ma anche politica, del capitalismo italiano. 3) In questo senso Monti è identico a Prodi. Anche Prodi ha un passato da “tecnocrate”, segue devotamente la stessa religione economica (privatizzazioni, liberalizzazione, europeismo, ecc.) e soprattutto non ha alcun appoggio reale, tanto che nel suo stesso partito la sua corrente è una ridotta minoranza. L’unica sua forza viene dall’appoggio che gli fornisce il gruppo dirigente dei Ds e disgraziatamente dalla stessa Rifondazione Comunista.
4) Il “centro” politico non può essere ricostruito sotto la forma di un partito di massa quale era la Democrazia cristiana. Chi occupa tale posizione è destinato a perdere appoggio nella società, non per via del sistema elettorale, ma perché nelle condizioni economiche attuali, tali politiche sono destinate a scontrarsi frontalmente con i lavoratori, i pensionati e anche con larghi settori della piccola borghesia; non esistono i margini economici per una politica di concessioni quale quella che diede una base di massa alla Dc negli anni ’50 e ’60. 5) Sicuramente uscite come quella di Monti e, in un altro campo, l’agitazione dei “centristi” della Casa della libertà (in primo luogo l’Udc, ma un domani anche settori di Forza Italia come ad esempio Formigoni) indicano una prospettiva politica non immediata ma che potrebbe realizzarsi nei prossimi anni: rompere il centrosinistra, emarginare il Prc e successivamente gli stessi Ds e creare una nuova maggioranza parlamentare; tale prospettiva sarà indubbiamente in campo se l’Unione vincerà le elezioni politiche e condanna alla sconfitta la linea di Bertinotti. Ma dalla crisi del centrosinistra non nascerà un “nuovo forte centro moderato”, ma governi privi di qualsiasi appoggio popolare, che governeranno con metodi ancora più antidemocratici e autoritari, contribuendo a loro volta ad approfondire la crisi generale del capitalismo italiano. 6) La borghesia italiana dimostra una volta di più di non avere efficaci strumenti di azione politica; oscilla fra i due poli come un malato che zoppica appoggiandosi alternativamente sulla gamba di volta in volta meno dolorante. È una manifestazione lampante della sua crisi senile. 07-09-2005
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