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Politica Italiana
Scritto da Andrea Davolo   
Sabato 10 Giugno 2006 05:08

“Danno collaterale” della lotta al terrorismo?

 

“Questa è la battaglia del Bene contro il Male. Ma non v’ingannate: il Bene trionferà” (George W. Bush, 12 settembre 2001).

 

Può darsi che celle di quattro metri quadri avvolte da un filo di ferro, con un tetto di compensato e il pavimento di cemento siano il simbolo più evidente di cosa intendano le potenze imperialiste per libertà e democrazia. Questa è la prigione di Guantanamo dove negli ultimi anni circa 600 sono stati i detenuti senza legittimo processo

 

Tutti costoro sono detenuti senza alcuna garanzia di difesa: né quelle garantite dalla Convenzione di Ginevra, né quelle offerte dalla legge americana, queste ultime negate con l’argomento che Guantanamo si trova fuori dal territorio degli Usa

Fra di loro c’è stato e c’è tutt’ora, come documentato da Amnesty International, chi alla fine si scopre non aver nulla a che fare con la misteriosa organizzazione terroristica di Bin Laden e tutti sono quotidianamente sottoposti a torture, esposizioni al freddo, violenze fisiche. A condizioni di vita così disumane i detenuti hanno risposto come potevano: rivolte, scioperi della fame, suicidi tentati e riusciti, forme di protesta che la direzione del carcere ha deriso definendole “parte integrante della strategia di al Qaeda, consistente nel tentativo di acquisire visibilità mediatica in ogni modo”.

Ma la baia caraibica non è l’unica a mostrare come il Bene trionfi contro il Male. Come denunciato da Human Rights Watch e poi confermato da altre fonti, Polonia, Romania, Siria (ma non era uno Stato canaglia?) ed Egitto (dove la tortura è di casa) hanno altrettante prigioni illegali della Cia stipate di persone rapite in giro per il mondo (conosciuto in Italia il caso di Abu Omar, rapito a Milano) e trasportate con voli internazionali segreti.

Recentemente il Parlamento europeo ha dovuto istituire una Commissione speciale per indagare sui sequestri di persona e sui “voli segreti” compiuti dalla Cia in paesi europei o candidati ad entrare nell’Unione (è il caso della Romania). Scrive Giulietto Chiesa, che di tale commissione è membro: “La commissione ha potuto ascoltare direttamente la testimonianza di Maher Arar, cittadino canadese, arrestato all’aeroporto di New York, trasportato in Siria, via Roma Ciampino, e quivi trattenuto in un carcere segreto, torturato per dieci mesi e infine, inspiegabilmente liberato senza neppure aver saputo quali erano i capi d’imputazione, sempre che ve ne fossero.

In sintesi: fino ad ora si è scoperto (ma è solo la punta dell’iceberg) che gli Stati Uniti hanno effettuato tra 30 e 50 veri e propri sequestri di persona in paesi terzi; che hanno dislocato i rapiti in almeno 8 carceri segrete, tra cui certamente alcune in Europa, altre in Africa e in Asia. Alcune di queste carceri sono successivamente state chiuse, ma altre, in luoghi segreti, esistono tutt’ora. Lo prova il fatto che numerosi “terroristi” arrestati, alcuni dei quali hanno confessato e le cui confessioni sono state rese pubbliche (senza che gli autori delle confessioni fossero mostrati al pubblico) sono tuttora in detenzione senza processo, senza avvocati difensori, in condizioni di totale isolamento.”

Non c’è quindi solo Abu Grahib, non c’è solo il disprezzo dei “liberatori” americani per i più elementari diritti umani in Iraq, c’è anche una drastica riduzione dei diritti democratici nello stesso occidente, se un agente segreto straniero può entrare in casa di qualcuno senza un mandato legale e spedirlo in qualche lontana prigione. Ma in nome della libertà, evidentemente, si possono commettere molti altri arbitrii, come accaduto negli Stati Uniti dove milioni di intercettazioni telefoniche sarebbero state accumulate dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale con lo scopo di raccogliere dati personali sui cittadini statunitensi. Uno spionaggio illegale che rappresenta uno scandalo senza precedenti nella storia degli Usa. Una misura liberticida che, a quanto pare, non ha sortito alcun effetto nella lotta anti-terrorismo, come dichiarato da diversi ex-agenti Fbi, ma che può essere utilizzata per tanti altri scopi repressivi e di controllo sociale. E se pensiamo che queste regressioni nell’ambito delle libertà civili e democratiche siano solo un affare degli Usa, non dimentichiamo le misure speciali prese dai governi europei all’indomani degli attentati di Londra dello scorso luglio. In Italia, il pacchetto Pisanu ha disposto l’archiviazione per anni delle comunicazioni telefoniche e telematiche, ha prolungato il fermo di polizia da 12 a 24 ore, ha ristretto le garanzie e le libertà degli immigrati incrementando il controllo poliziesco (e i conseguenti abusi) e le possibilità di espulsione seconda modalità sommarie.

I veleni prodotti dalla guerra si diffondono in tutta la società “occidentale” e i “liberatori” si mettono allegramente sotto i piedi quelle garanzie e tutele della libertà, personale e collettiva, che a loro dire sarebbero la base della superiorità della loro civiltà.

5 giugno 2006. 

 

 
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