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Abbuffata bipartisan da 20 miliardi
Il 31 marzo scorso l’Esposizione Universale (Expo) del 2015 è stata
assegnata alla città di Milano. L’evento internazionale si terrà in una
vasta area dei comuni dell’hinterland di Rho e Pero, la stessa zona in
cui da qualche anno è sorto il nuovo polo fieristico milanese.
La notizia è stata accolta con euforia da tutto l’establishment politico. Il sindaco Moratti, il presidente della Regione Formigoni e il presidente della Provincia Penati hanno sfilato assieme in parata per le vie della città su un pullman scoperto per celebrare la “Vittoria”; Prodi e Berlusconi si sono accapigliati per accaparrarsi la paternità del “Successo”; Veltroni si è affrettato a telefonare alla Moratti per congratularsi e l’immancabile presidente Napolitano ha sancito che “l’assegnazione è un motivo di orgoglio per l’Italia intera”.
Il segretario della Cgil Epifani ha tenuto a precisare che il risultato “è stato raggiunto anche grazie al ruolo svolto unitariamente dalle tre confederazioni sindacali a livello nazionale, lombardo e milanese”. Persino Bertinotti ha espresso la sua soddisfazione, spiegando che la designazione “è il frutto della politica internazionale di quest’ultimo periodo improntata alla pace e al dialogo”, nonostante numerosi militanti della Sinistra Arcobaleno di Milano e provincia da mesi fossero parte integrante del Comitato No Expo.
Impatto zero?
Si dice che l’Expo 2015 sarà un evento impregnato di ambientalismo ed ecologismo, a partire dal titolo della manifestazione che sarà “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, un slogan che fa quasi dimenticare come l’Expo sarà sponsorizzato da quelle stesse multinazionali che affamano i due terzi del pianeta.La candidatura di Milano era sostenuta addirittura dal premio Nobel Al Gore e le varie associazioni ambientaliste, come Legambiente, si sono affrettate a sedersi al tavolo con la Moratti per collaborare al progetto.
Nel dossier presentato a sostegno della candidatura si garantisce inoltre che l’esposizione sarà ad impatto zero e si promettono nuove zone verdi. Del resto il progetto è lungo un migliaio di pagine e si promette davvero di tutto: basti pensare che le estati di Milano vengono descritte come temperate e poco umide…
Quel che è certo è che oltre all’area in cui già si trovano le strutture della Fiera, per allestire i padiglioni e le altre strutture dell’Expo verranno cementificati altri due milioni di metri quadri di terreni precedentemente adibiti a fondo agricolo e dove quindi non si poteva costruire; di questi ben 530.000 metri quadri saranno parcheggi.
La manifestazione sarà inoltre l’occasione per completare grandi opere programmate da tempo, come la Tav e una mezza dozzina di autostrade e tangenziali, che andranno a sventrare ulteriormente il territorio lombardo insidiando le poche aree verdi rimaste, come il Parco del Ticino.
Per giunta parlare di impatto zero suona di cattivo gusto per gli abitanti di Rho e Pero, il cui territorio è già stato stravolto dai lavori di costruzione della Fiera e ora verrà trasformato per ben sette anni in un cantiere permanente. Il tutto senza contare i 160mila visitatori giornalieri previsti, con punte di 250mila, che si andranno ad aggiungere a quelli della Fiera (che durante l’esposizione non resterà chiusa) con il conseguente incremento di traffico, rifiuti e inquinamento.
È curioso: lo stesso Comune che parla di “Emergenza” per 600 rom cui trovare una sistemazione, fa invece i salti di gioia per accogliere 30 milioni visitatori in sei mesi.
Una grande occasione?
Tv e giornali sbracciano a dire che l’Expo sarà una grande occasione per Milano, che porterà ricchezza e creerà nuovi posti di lavoro (70mila secondo una stima dell’università Bocconi).
Che tutta la vicenda dell’Expo sarà un grande affare sembra certo, anche se bisogna capire per chi. Si prevedono infatti investimenti per 20 miliardi di euro, la maggior parte dei quali con denaro pubblico. È incredibile quante risorse, che potrebbero essere utilizzate per l’istruzione, la sanità e le pensioni, verranno invece bruciate in una baracconata che dopo sei mesi chiuderà i battenti!
Il vero affare sarà come al solito per gli speculatori immobiliari e per i palazzinari. Dai piani emerge chiaramente che nei lavori di costruzione ci sarà da mangiare per tutti: dall’immarcescibile Ligresti, a Tronchetti Provera, dalla Compagnia delle Opere alla Lega Coop.
Gli attuali proprietari dell’area interessata, e cioè la Fiera e il gruppo Cabassi, affitteranno i terreni al Comune, ma ne rimarranno proprietari; dopo il 2015 i padiglioni verranno quasi completamente smantellati e tutta l’area, aumentata di valore e liberata dal vincolo del piano regolatore per uso agricolo, ritornerà ai proprietari che saranno liberi di costruirci sopra interi quartieri residenziali. Quindi per sette anni si costruirà come forsennati, per poi buttare giù tutto e ricostruire da capo: nei progetti in campo ci sono quindi cemento e profitti milionari anche dopo il 2015.
Per i lavori di costruzione, come già è avvenuto per quelli della Fiera, si farà massiccio ricorso allo sfruttamento selvaggio di manodopera soprattutto immigrata, tramite subappalti e caporalato, senza il minimo rispetto delle più elementari norme di sicurezza sul lavoro. I più fortunati invece otterranno un bel contratto precario (quando non saranno proprio in nero) per fare la hostess o il cameriere per sei mesi, salvo poi trovarsi di nuovo in mezzo ad una strada.
Peggio ancora potrebbe andare per gli studenti delle scuole superiori di Milano e provincia. Nel progetto per l’Expo infatti si prevedono crediti formativi per quegli studenti che andranno a fare i volontari nei punti di accoglienza e nelle biglietterie per i visitatori.
Fermiamo la Moratti!
Più delle mille chiacchiere sprecate in questi giorni, vale l’esperienza concreta della Fiera di Rho. Anche allora si parlava di creare 40.000 posti di lavoro, di ecologia, di infrastrutture per migliorare la viabilità… ma nella realtà i posti di lavoro non sono pervenuti (a meno che sgobbare una settimana in uno stand 12 ore al giorno in nero non rientri nel conto); da quando c’è la Fiera, la produzione di rifiuti a Rho è aumentata del 34%; e la fermata della metropolitana di Rho-Fiera serve solo ai visitatori della Fiera, perché troppo costosa e soprattutto troppo lontana dal centro abitato di Rho.
Tutto questo si verificherà anche per l’Expo elevato all’ennesima potenza. Sarà il coronamento delle politiche portate avanti dalla Moratti in Comune e da Formigoni in Regione, con la spudorata complicità del Partito democratico che governa la Provincia in alleanza con una sinistra che si è dimostrata incapace di assumere una posizione netta. Le politiche di chi ha raso al suolo il parco di Gioia per costruirci il palazzo della Regione, di chi sta distruggendo il Quartiere Isola per farci la Città della Moda e di chi costruisce torri e grattacieli alti duecento metri, mentre nella provincia di Milano 1.500 persone si sono viste pignorare la casa per non poter più pagare il mutuo e altre 20.000 attendono l’assegnazione di una casa popolare. Una politica che subordina le esigenze di vita di milioni di persone all’interesse di un pugno di affaristi.
18 aprile 2008
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