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| L’Arcigay svolta a sinistra |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Valerio Interlandi | |||
| Mercoledì 17 Febbraio 2010 10:32 | |||
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Limitandoci a conteggiare i reati omofobi sulla stampa nazionale, come fatto da Arcigay, l’aumento nel 2009 rispetto al 2008 è netto: le violenze e le aggressioni passano da 45 a 80, gli omicidi da 9 a 12. Questi dati sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno; si stima che rappresentino solo l’1% del totale e si inscrivono in un clima generale di razzismo istituzionalizzato e di sqadrismo. È una situazione molto fluida, in cui un avanzamento oggettivo della visibilità gay e lesbica nel nostro Paese ha come riscontro l’aumento del livello di aggressività dell’odio omofobo. Anche in Italia l’estremismo religioso comincia a strutturare abbozzi di quello che sarà il futuro movimento omofobo organizzato, come già esiste in altri paesi in cui il movimento Glt è riuscito ad ottenere importanti vittorie (pensiamo a fanatici come “God Hates Fags” negli Usa) e i neofascisti si preparano ad esserne i principali animatori, per fare proseliti. In questo clima a gennaio si è svolto il congresso nazionale dell’Arcigay, la più grande associazione gay italiana con 180 mila iscritti. La base dell’associazione ha tolto la direzione dalle mani di un ceto burocratico legato al Pd che la usava come trampolino di lancio per la proprie carriere politiche ed è stata premiata una componente slegata dai partiti e con una maggiore attitudine di movimento. Nel documento che ha conquistato il 70% dei consensi si dice “sarà necessario interfacciarsi a tutte quelle realtà, anche non immediatamente impegnate nella mission dell’Associazione, che lottano per i diritti delle persone, per la tutela dei migranti, per la lotta al precariato, per la difesa dei diritti delle donne, per l’abbattimento delle nuova povertà, per i diritti di nuova generazione e la costruzione di nuove frontiere di progresso civile e sociale al fine di rafforzare nel nostro Paese una rete sociale realmente solidaristica”. Rispetto a quanto sostenuto in tutti questi anni dalla dirigenza uscente è una vera svolta che testimonia una necessità diffusa di azione politica e di collaborazioni allargate, oltre a un evidente spostamento a sinistra. Come per la Cgil, anche rispetto al movimento omosessuale Rifondazione ha avuto un atteggiamento neutrale e opportunistico. Fino a quando la questione dei diritti civili è stata la moda del momento, era uno dei principali cavalli di battaglia. Poi si è svenduto tutto col governo Prodi, per passare in ultimo piano adesso. È in corso un’importante battaglia legale da parte di rete Lenford (Associazione giudici, magistrati e avvocati omosessuali) per portare sino alla corte europea l’inadempienza dell’Italia rispetto alla parificazione dei diritti tra eterosessuali e omosessuali sottoscritta in alcuni trattati dell’Ue. Una battaglia che non esaurisce certo la questione della discriminazione contro gli omosessuali, ma che ha buone possibilità di essere vinta e a cui il nostro partito non ha dato nessuno supporto. Non ci si può limitare a candidare questo o quell’esponente di movimento e limitarsi a un appoggio a parole. Questo significa considerare gli omosessuali come serbatoio di voti e non come elemento strategico di contrasto alla visione della società della destra. La causa dei diritti civili deve essere parte di un orientamento generale per il nostro partito e per i Giovani Comunisti, di cui devono fare parte anche i ragionamenti sulle alleanze politiche. Non si può usare la laicità e i diritti, per quanto sia onorevole la tradizione dei radicali in questo campo, per giustificare un’alleanza con la Bonino in Lazio e poi cercare accordi con l’Udc, il partito italiano più omofobo. La politica antioperaia dei radicali è ripugnante e non può essere accettata in nome di battaglie che si oppongono alla disgregazione sociale e alla lotta tra poveri causate dall’economia liberista. L’analisi, lo spirito militante e la coerenza politica sono elementi che non contraddistinguono un astratto “purismo”, ma le basi su cui costruire il radicamento nella società del partito e della sua organizzazione giovanile, necessari per eliminare quel vuoto politico che ha creato terreno fertile per l’odio della destra. L’analisi della società di un partito deve essere organica e non si possono trattare argomenti come razzismo e omofobia come compartimenti stagni, elaborando per ognuno le più suggestive teorie senza una base concreta. Ne è un esempio la teoria queer abbracciata dagli “innovatori” del partito, con risvolti tra l’altro piuttosto reazionari perché parla di comportamenti sessuali e non di orientamenti sessuali, per cui sia l’omosessualità che l’eterosessualità scompaiono. Nel rispetto e nell’autonomia delle associazioni Glt, dobbiamo però essere capaci di rivolgerci a quegli attivisti proponendo un disegno complessivo di società strategicamente alternativo all’autoritarismo e all’arroganza di classe del padronato da un lato e all’intruppamento ideologico reazionario dei neofascisti dall’altro, elementi che storicamente si sono sempre aiutati a vicenda.
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