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| LA PIAZZA di Parma contro il sindaco degli industriali |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Andrea Davolo | |||
| Lunedì 19 Settembre 2011 15:43 | |||
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Il 24 giugno, undici fra dirigenti del comune di Parma, imprenditori e funzionari vengono arrestati con l’accusa di corruzione e peculato. Le indagini hanno fatto emergere numerosi episodi di corruzione, per importi pari a mezzo milione di euro, in relazione ad opere di manutenzione del verde pubblico. La vicenda giudiziaria ha messo in scacco l’amministrazione cittadina del sindaco Vignali (Pdl), ma l’episodio non sarebbe probabilmente salito prepontemente alla cronaca se non fosse stato seguito da un movimento, composto da giovani, lavoratori, cittadini che hanno messo in cima alle loro rivendicazioni le dimissioni della giunta comunale. Tra il 24 giugno e il 30 agosto, ben sette mobilitazioni sono state convocate con una partecipazione oscillante ogni volta tra le 500 e le 2mila persone. Alcune considerazioni sono importanti per comprendere la natura di questo movimento. Innanzitutto, il grande merito di queste giornate di lotta è stato quello di essere riuscite ad aggregare settori di opposizione sociale alle politiche della giunta Vignali fino ad allora frammentati e dispersi, ma che da anni lavoravano, quasi sempre in modo isolato, su vertenze riguardanti la difesa del territorio e dell’ambiente, le politiche abitative, le politiche securitarie, la difesa dei servizi educativi pubblici, ecc… Il “Coordinamento La Piazza” (come i soggetti di questo movimento hanno deciso di chiamarsi) ha impostato il proprio profilo politico su un approccio molto distante dalla vulgata giustizialista che spesso accompagna il dibattito politico sulla corruzione, per adottare un’analisi che arriva ad individuare nella corruzione nient’altro che l’altra faccia della medaglia delle politiche di privatizzazione e di cementificazione con cui gli enti locali svendono le risorse pubbliche a beneficio degli industriali. D’altra parte, per citare solo alcuni dati molto significativi, di fronte alla crisi economica che ha colpito duramente anche il sistema produttivo emiliano, i padroni locali non hanno trovato niente di meglio che investire sulla speculazione edilizia e le “grandi opere” al punto che una piccola città come Parma risulta essere negli ultimi 3 anni la terza in Italia, dopo Venezia e Roma, per quantità di superficie edificata, mentre l’edilizia residenziale pubblica è stata completamente privatizzata per lasciar spazio al sistema del Social Housing che prevede un costo degli immobili pari a 3mila euro al metro quadro, prezzi non proprio da case popolari, ma del tutto simili ai prezzi di mercato. Questa rincorsa al cemento ha riempito di debiti le casse comunali che tra Comune e società partecipate (ben 30 società a capitale misto) arrivano ad ammontare a 636 milioni di euro, mentre un progetto folle come quello della metropolitana (poi abbandonato) ha significato l’esborso di 30 milioni di euro alle imprese costruttrici locali senza che sia mai stato fatto neppure un’analisi del sottosuolo. Naturalmente stiamo parlando di debiti che vengono scaricati sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, per esempio, attraverso il taglio degli asili comunali e la loro privatizzazione a favore di cooperative dove lo sfruttamento dei lavoratori rappresenta la norma. In questo contesto l’opposizione in consiglio comunale del Partito democratico non ha mai veramente posto un progetto di governo della città alternativo a quello delle “grandi opere”, contribuendo anzi corresponsabilmente alla sua realizzazione dagli scranni della giunta provinciale. Compito di Rifondazione comunista, sempre presente nelle mobilitazioni di queste settimane, non può essere quello di limitarsi a fornire un appoggio generico alla “Piazza”. è necessario elaborare una proposta politico-programmatica che si colleghi alle rivendicazioni sorte dalle lotte e che si traduca nella costruzione di un polo di sinistra antagonista e alternativo al Pd per le elezioni amministrative della prossima primavera. Anche da questa battaglia il Prc a Parma può guadagnare quella credibilità che lo imponga come quel partito di classe attorno a cui possano organizzarsi quelle centinaia di quadri politici e di attivisti comunisti e di sinistra oggi dispersi e privi di un organizzazione e di un punto di riferimento politico.
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