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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Giovani comuniste/i Pavia | |||
| Lunedì 20 Ottobre 2008 07:54 | |||
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Per un giovane comunista di Pavia
Giovedì 2 ottobre Alessandro riceve una telefonata dall’ispettore Manzi della Digos di Pavia che lo avverte che il sabato seguente alle ore 10 si deve recare in questura per essere ascoltato su questioni di giustizia. Arriva il fatidico giorno e Alessandro viene ricevuto dall’ispettore Michele Boccardo, quest’ultimo gli comunica che il tribunale di Roma ha dato mandato alla Digos di Pavia di aprire un’indagine in merito ad una denuncia per diffamazione inoltrata dal segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore, per un articolo scritto da Savoldi e pubblicato sul sito www.giovanicomunistipavia.org. Una volta accertata la paternità dell’articolo Alessandro diventa ufficialmente indagato, si compilano i verbali e quando l’incontro sembra volgere al termine l’ispettore gli comunica che bisogna procedere all’identificazione. La richiesta sembra subito ambigua, infatti, l’identificazione era già avvenuta attraverso la consegna della patente di guida (come risulta dagli stessi verbali) e dalla dichiarazione di residenza e domicilio. Nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo ed il compagno si trova sbattuto all’anti-crimine nell’ufficio della scientifica. I poliziotti procedono all’insolita “identificazione” che si trasforma in una vera e propria schedatura politica, prima gli vengono fatte le foto segnaletiche e poi gli vengono prese le impronte digitali come se avessero a che fare con un criminale. Alessandro chiede spiegazioni, i poliziotti bofonchiano e dicono che si tratta di una normale procedura. Questa spiegazione non regge: altri compagni di Pavia sono stati denunciati da Roberto Fiore per diffamazione (tra cui il segretario provinciale del Prc Giuseppe Abbà e quello cittadino Pablo Genova) e a nessuno e stato riservato un simile trattamento. Ci preme segnalare che Alessandro è incensurato e che la sua fedina penale è più bianca del latte… il suo reato? Quello di essere un militante comunista, di aver sempre difeso gli oppressi e gli sfruttati, di essersi schierato dalla parte dei rom della Snia quando ondata razzista e xenofoba si era abbattuta sulla provincia pavese lo scorso anno, di essere da anni in prima linea nel movimento studentesco pavese. Quello della questura è stata un atto indegno, sproporzionato e intimidatorio che non può passare sotto silenzio, la gravità di questo gesto conferma la deriva autoritaria e repressiva dei tempi che corrono (all’indietro!) Ancora una volta è il momento di riflettere, capire e agire perché quello che è successo a Pavia non capiti mai più.
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