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Il Vaticano e l'inchiesta "Grandi eventi" - Storia di un bel palazzo PDF Stampa E-mail
Politica Italiana
Scritto da Mauro Usuelli   
Lunedì 12 Luglio 2010 04:44

Al numero civico 53 di Piazza di Spagna c’è un bel palazzo. Furono Gregorio XV e Innocenzo X a commissionare al Borromini, verso il secondo decennio del 1600, la sua imponente facciata. In quel palazzo ora c’è la sede di “Propaganda Fide”. Passano i secoli e le facciate, specie le più belle, hanno bisogno di restauro ed entrano in scena i protagonisti di questa farsa: Sepe, il Cardinale salito alle alte gerarchie vaticane per aver organizzato il Giubileo del 2000, Lunardi, ministro delle infrastrutture in ben due governi Berlusconi, più alcuni personaggi minori che incontreremo in seguito.


Tutta questa allegra brigata ottiene l’onore della cronaca nel giugno scorso dopo che la Procura di Perugia li iscrive nel registro degli indagati con il reato di corruzione. L’indagine è nell’ambito dell’inchiesta “Grandi eventi”, quella in cui bollono assieme come in un grande calderone il G8 della Maddalena, gli appalti per la ricostruzione in Abruzzo, il costruttore Anemone, Bertolaso e l’ex-ministro Scajola con i suoi appartamenti facili.La loro iscrizione nel registro degli indagati viene decisa dopo l’acquisizione di una relazione della Corte dei conti nella quale si definisce «incongruo» e «non motivato» lo stanziamento di un finanziamento statale da 2,5 milioni per il restauro della famosa facciata in piazza di Spagna, iniziato nel 2003 e che ottenne tale cifra nel 2005.Il finanziamento insospettisce tanto maggiormente perché il palazzo di Propaganda Fide gode di extraterritorialità e sta, di fatto, fuori dal territorio nazionale!

Inoltre l’impresa a cui furono affidati i lavori è una ditta “vicina” ad Angelo Balducci, ex Provveditore alle Opere Pubbliche. Il progettista è invece l’architetto Angelo Zampolini, che sette anni dopo è diventato noto per essere l’uomo di fiducia di Diego Anemone (guarda un po’ chi compare sul palcoscenico).

Sepe e Lunardi sono indagati poiché il primo all’epoca era presidente di Propaganda Fide (dal 2000 al 2006), mentre Lunardi era ministro delle infrastrutture del precedente governo Berlusconi. La stranezza di quella vicenda e il fatto che i lavori non ebbero mai fine, hanno convinto i pubblici ministeri di essere in presenza di una contropartita concessa da Lunardi – firmatario del decreto insieme all’ex ministro della Cultura Rocco Buttiglione (non potevano non comparire anche gli eredi ideali della tradizione corrotta e affaristica della vecchia Dc) – in cambio dell’acquisto a prezzi decisamente vantaggiosi di una palazzina di Propaganda Fide in via dei Prefetti, a Roma. Il primo blocco dei lavori finisce nel 2004; il secondo blocco riprende nel 2005, sempre con lo stesso progetto, dopo che all’interno degli interventi in materia di spettacolo ed attività culturali previsti per il varo di Arcus (la S.p.a. governativa che si occupa di edilizia culturale), viene deciso uno stanziamento di 2,5 milioni di euro per il restauro del palazzo. La voce più alta nel bilancio della statale Arcus è proprio quella relativa alla palazzina del Vaticano. Interessante è poi anche il funzionamento di Arcus perché manca, di fatto, un regolamento attuativo, previsto in origine ma mai redatto. In questo modo le scelte non vengono mai fatte da Arcus, ma direttamente dai vertici dei ministeri, senza la necessità di alcuna spiegazione; i fili, in altre parole, vengono tirati direttamente da Palazzo Chigi.

L’episodio della palazzina di piazza di Spagna è emblematico perché fa emergere la trama sotterranea di reciproche utilità tra il governo e il Vaticano, ma scavando più a fondo si rischia di arrivare molto lontano: ad esempio Propaganda Fide, ai tempi in cui la congregazione era presieduta dal cardinal Sepe, tra il 2001 e il 2005, fa ristrutturare molti appartamenti e palazzi proprio da Diego Anemone. Oppure potrebbe emergere la vicenda per la quale un nipote del cardinal Sepe viene assunto proprio presso l’Anas per interessamento diretto di Lunardi.

Insomma questa pantomima in bilico tra la farsa grottesca e il dramma porta alla luce una realtà, che deve essere svelata, che racconta dei molteplici, reciproci rapporti che legano in Italia lo Stato borghese, il grande capitale e i vertici della Chiesa per i quali ciascuno fa affari e guarda le spalle agli altri. Aveva ragione il compagno Bertoli quando cantava “Col tuo passato di inquisizione e il tuo presente da denunciare, col tuo futuro di medioevo e i tuoi pensieri nel capitale”.

7 luglio 2010

 
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