Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
La Resistenza, una rivoluzione mancata
-
La Resistenza, una rivoluzione mancata?
Mailing list
| Dopo 40 anni, Statuto dei lavoratori mai così a rischio |
|
|
|
| Politica Italiana | |||
| Scritto da Mario Iavazzi | |||
| Giovedì 10 Giugno 2010 04:42 | |||
|
l 20 maggio è stato celebrato il 40esimo anniversario della Legge 300, meglio conosciuto come lo Statuto dei Lavoratori. È superfluo sottolineare quanto, questa ricorrenza abbia avuto pochissimo spazio nel dibattito politico e sui media in questo periodo, se non per gli attacchi a cui è sottoposta. L’assenza di tale discussione è dovuta anche e in particolare al fatto che la classe dominante di questo paese teme che i lavoratori conoscano la storia di quegli anni.
Lo
Statuto dei lavoratori, infatti, non è stata una gentile concessione
di forze politiche riformiste né, tantomeno, di un padronato
illuminato, ma è il frutto delle lotte della fine degli anni ’60 e
dell’autunno caldo.
Lotta di classe e autunno caldo
Durante quella fase, che peraltrò proseguì per tutti gli anni ’70, i lavoratori ottennero molte delle conquiste che conosciamo e che vengono messe in discussione oggi. Furono gli anni della riforma della previdenza sociale “a ripartizione”, quella che, per intenderci, abbiamo conosciuto prima della (contro)riforma Dini del ’95 e dell’abolizione delle gabbie salariali che differenziano i salari a seconda del territorio. Nel dicembre del ’69 ci fu anche lo storico rinnovo del Contratto Nazionale dei metalmeccanici che prevedeva aumenti salariali attorno al 10%, la copertura totale della retribuzione degli operai nel trattamento infortunistico, il diritto di assemblea sindacale e il riconoscimento dei delegati sindacali e relativi permessi sindacali, nonché la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali. Di lì a breve altri contratti nazionali si adeguarono. La lotta di classe in quegli anni si poneva obiettivi che andavano aldilà delle rivendicazioni economiche e sindacali. La radicalizzazione si espresse attraverso forme spontanee di autorganizzazione che misero in discussione il potere del padrone nei luoghi di lavoro e nelle fabbriche. Le lotte in un primo momento furono represse dal padronato ma tale atteggiamento contribuì a radicalizzare lo scontro e a rafforzare il movimento. Gli operai in molte fabbriche costituirono i consigli di fabbrica che divennero veri e propri organismi di potere alternativo a quello del padrone con elementi di democrazia operaia. La questione che si poneva era la possibilità di mettere in discussione il potere del capitale e la divisione in classi della società, in una parola il capitalismo. In una fase successiva, le burocrazie sindacali di Cgil-Cisl-Uil si misero alla testa delle mobilitazioni, facendo proprie molte delle rivendicazioni dei lavoratori e riconoscendo la figura del delegato sindacale eletto dai lavoratori, ma allo stesso tempo ne frenarono le istanze più radicali e avanzate a favore della borghesia che in quella fase fu disposta a concedere per non perdere tutto. Lo Statuto dei lavoratori è esattamente la fotografia dei rapporti tra le classi emersi in quella fase della lotta di classe.
Lo Statuto dei lavoratori
Dal 1970 alcuni dei diritti fondamentali dei lavoratori sono formulati in 41 articoli contenuti in quella legge che prese il nome di Statuto dei lavoratori. è una legge che regolamenta il rapporto di lavoro sotto tutta una serie di aspetti. Garantisce la libertà di opinione del lavoratore contro ogni forma di discriminazione politica, sindacale e religiosa (art. 1), vieta l’utilizzo di guardie giurate (art. 2), impianti audiovisivi (art. 4) e accertamenti sanitari (art. 5) per qualsiasi tipo di controllo dei lavoratori, regolamenta il codice disciplinare prevedendo precise procedure per adottare sanzioni disciplinari (art. 7), prevede la tutela della salute per la prevenzione di infortuni (art. 9) e il diritto allo studio (art. 10). Nell’articolo 18, quello forse più conosciuto, si fa riferimento alla possibilità per un lavoratore di rivolgersi al Tribunale del Lavoro per chiedere la nullità di un licenziamento senza giusta causa e giustificato motivo e ottenere il reintegro. Regolamenta la libertà di associarsi sindacalmente e il diritto all’assemblea (art. 20), al referendum (art. 21), ai permessi sindacali (art. 23), all’affissione (art. 25) e a idonei locali (art. 27). Vi è poi l’articolo 28, che reprime la condotta antisindacale, a cui singoli lavoratori e organizzazioni sindacali possono appellarsi a fronte di comportamenti illegittimi da parte del datore di lavoro. Prevede inoltre norme che regolamentano il collocamento, di fatto in buona parte superate dalla normativa successiva. Inutile dire che da quando esiste, la legge 300/70 è stata disattesa in più circostanze, spesso con la complicità delle direzioni sindacali concertative. Nello Statuto ci sono articoli che ne limitano l’impatto, proprio come risultato delle contraddizioni precedentemente spiegate. Non è un caso, infatti, che ci siano diversi articoli che tendono a far prevalere il ruolo delle organizzazioni sindacali piuttosto che dei delegati. è il caso dell’articolo 19, oggetto tra l’altro di un referendum abrogativo nel ’95 che non raggiunse il quorum, che riconosce solo l’ambito delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative e di quelle firmatarie di contratti nazionali e provinciali. Lo stesso articolo 18 non tutela i lavoratori di aziende al di sotto dei 15 dipendenti che nel nostro paese occupano all’incirca la metà dei dipendenti. Anche per questo, all’epoca, i settori più combattivi del movimento considerarono l’intero impianto della legge moderato e il Pci in parlamento si astenne.
“Statuto dei lavori” e collegato al lavoro
Come la storia del capitalismo insegna qualsiasi conquista prima o poi viene messa in discussione in un contesto i cui i rapporti di forza sono sfavorevoli ai lavoratori. Negli ultimi 10 anni lo Statuto dei lavoratori, in particolare l’art. 18, è stato messo diverse volte in discussione. Indimenticabile la straordinaria dimostrazione di partecipazione dei lavoratori ad un movimento che si sviluppò in difesa dell’articolo 18, culminato con la storica manifestazione del 23 marzo 2002 convocata dalla Cgil con milioni di lavoratori che riempirono il circo Massimo e occuparono letteralmente la città di Roma. Solo il tradimento dei vertici della Cgil e dell’ex segretario Cofferati che invitò a non andare a votare, impedirono che il referendum l’anno successivo estendesse questa importante tutela a tutti i dipendenti, compresi quelli di aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Di recente Sacconi, col suo “libro bianco” e altri economisti borghesi hanno lanciato la proposta reazionaria di promuovere uno “Statuto dei Lavori” che sostituirebbe la Legge 300. È la solita propaganda: il lavoro è cambiato e bisogna adeguarsi… come se il lavoro fosse cambiato da solo e non anche attraverso una campagna ideologica della classe dominante. Lo stesso sindacato, a partire dalla Cgil, su queste questioni come su altre, ha posizioni ambigue. In nome di una tutela (presunta) dei lavoratori atipici si sarebbe disposti a prendere in considerazione la possibilità di archiviare lo Statuto dei lavoratori. In realtà, non c’è nulla di più chiaro del libro bianco, non si tratta di estendere le tutele previste attraverso una legge ma di modularle in base all’autonomia collettiva e individuale. In pratica, l’applicazione del programma di Confindustria. Meno propagandistico e più concreto è l’attacco che si cela dietro il disegno di legge collegato al lavoro, che è attualmente in discussione in Parlamento. È previsto, difatti, che il futuro titolare possa chiedere (e quindi imporre) al potenziale neoassunto, di sottoscrivere un contratto certificato sul quale il lavoratore rinuncia preventivamente, tra le altre cose, in caso di controversia o licenziamento, ad andare davanti al magistrato. In questo caso, il giudice viene sostituito da un collegio arbitrale che può decidere a prescindere dalle leggi e dai contratti collettivi e con la massima discrezionalità. Un nuovo modo, da parte del padronato, di strappare l’articolo 18 e di mettere in discussione lo Statuto dei lavoratori. Tocca ai lavoratori difenderlo con la lotta superando la passività cosciente dei vertici sindacali che ora come allora devono restare spiazzati dalla radicalità e combattività della classe che con determinazione dovrà superare questo periodo di disorientamento.
|





