logo

Sostienici

Prossime iniziative

I nostri libri

 

Libreria Marxista

Mailing list

Iscriviti alla nostra mailing list

De Magistris: prime prove di governo PDF Stampa E-mail
Politica Italiana
Scritto da Vittorio Saldutti - Antonio Erpice   
Venerdì 27 Gennaio 2012 15:42

Luigi De Magistris prova a colmare il vuoto di punti di riferimento per la sinistra italiana del dopo catastrofe elettorale del 2008. Ancora poche settimane fa il suo intervento al congresso nazionale di Rifondazione è stato salutato con ripetuti boati di applausi. Il fondamento di questo successo risiede certamente nella durezza con cui ha espresso posizioni politiche spostate a sinistra negli ultimi anni in assoluta controtendenza con il panorama istituzionale italiano. Negli ultimi mesi il sindaco di Napoli, terza città del paese, si è schierato apertamente contro il governo Monti, mentre quasi tutti i partiti, mezzi di comunicazione e poteri forti italiani correvano a portare i loro omaggi; si è rifiutato di partecipare alla presentazione a Pomigliano d’Arco della nuova Panda in solidarietà con i lavoratori dello stabilimento napoletano cui l’azienda non forniva alcuna garanzia per il futuro e sui diritti; si è espresso nettamente contro una manifestazione di Casa Pound a Napoli, città medaglia d’oro per la resistenza; ha continuato a definirsi paladino delle battaglie contro gli inceneritori e per i beni comuni, a partire dall’acqua. Non è facile trovare simili posizioni tra le dichiarazioni degli altri amministratori di “prima fascia”, essendo molto più a sinistra dei vari Vendola e Pisapia, e ciò gli è valsa la fiducia profonda di ampi settori di sinistra, come risulta dalla sua elezione.

UN PRIMO BILANCIO

Per onestà occorre segnalare che Napoli partiva da una situazione disastrosa in ogni ambito, alla fine dell’era bassoliniana, per cui ogni miglioramento è immediatamente percepibile, tant’è la nuova Ztl nel centro storico, il raddoppio delle corse notturne degli autobus, la chiusura di alcuni cantieri che erano divenuti eterni, l’aumento dei servizi turistici hanno favorito una ripresa, ovviamente molto parziale, di vitalità e vivibilità della città.

Più complessa la questione quando si affrontano le prospettive strategiche per la città. La “rivoluzione arancione” del sindaco è maturata sotto la parola d’ordine del cambiamento: attorno ad essa si è costruito un programma ambizioso di rilancio di Napoli che passava per il superamento dell’emergenza rifiuti tramite la raccolta differenziata, della riorganizzazione dei servizi pubblici, dai trasporti alle reti idriche, che dovevano essere controllati da enti pubblici trasparenti e sottoposti al giudizio dei cittadini.

Ad oggi in realtà registriamo un investimento molto tiepido nella cosiddetta democrazia partecipativa, mentre non sono mancati momenti di frizione tra amministrazione e movimenti cittadini.
Strumento indispensabile per portare avanti il progetto era il decisionismo di De Magistris, garante dell’operazione, che proponeva in ogni intervista tabelle cronologiche serrate per portare a termine ogni singolo intervento e progressi stupefacenti in ogni settore. È stato proprio il connubio tra una proposta politica radicale e una sbandierata risolutezza nel volerla perseguire che ha formato il fascino del primo cittadino napoletano. Tuttavia questo stesso connubio ha determinato le prime ombre che si sono iniziate ad addensare sulla sua azione di governo negli ultimi mesi.

La necessità di conseguire in tempi rapidi risultati immediatamente visibili – in una logica che continua ad enfatizzare le politiche d’immagine per la città - lo ha spinto a puntare molta della sua credibilità sulla capacità di portare a Napoli alcune regate dell’America’s cup con i conseguenti finanziamenti da investire nel rilancio di Bagnoli, il quartiere che ospitava fino a vent’anni fa l’Italsider e da allora al centro di progetti di rilancio mai avveratisi. Dopo alcune traversie sono effettivamente state assegnate due gare alla città e sono stati preventivati interventi per 80 milioni, ma l’ipotesi di gestione di questi ha lasciato scontenti alcuni sostenitori del sindaco. In campagna elettorale, infatti, egli aveva attaccato duramente Bagnolifutura, la municipalizzata che negli anni precedenti aveva (non) gestito il rilancio urbanistico del quartiere e che all’indomani della sua elezione sarebbe stata rinnovata. E invece ad oggi essa è l’unica azienda comunale il cui Cda non è ancora stato toccato, nonostante sia quella che dovrà ricevere più fondi. Inoltre il programma del sindaco prevedeva la rimozione della colmata, un deposito di materiali sversati sul litorale dall’Italsider, e poi la bonifica dell’intera area. Ma, se parte dei finanziamenti verranno orientati per quest’ultima, della prima non vi è traccia nei progetti attuali e, nei fatti, qualora venga avviata la bonifica sarà impossibile rimuovere la colmata in un secondo momento. Infine poco chiari risultano i vantaggi che avrebbe l’area flegrea dall’intervento, che ad oggi prevede solo la costruzione di un polo del turismo di lusso dalle incerte prospettive.

È noto che il comune di Napoli qualche mese fa ha dato vita con una delibera ad una nuova società (l’Abc, Acqua bene comune) per la gestione completamente pubblica dell’acqua, scelta ovviamente positiva, va detto però che ad oggi questa società è tutta ancora da costruire (ci sono sei mesi di tempo per farlo), rimanendo ancora in vita l’Arin, la vecchia società.

Anche la questione delle questioni, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ha suscitato alcune perplessità, soprattutto nelle fila dei suoi sostenitori. Le roboanti dichiarazioni di De Magistris prevedevano che entro il 2011 la raccolta differenziata porta a porta sarebbe andata a regime in tutta la città, grazie al rilancio dell’azienda municipalizzata, affidata alla gestione di Raphael Rossi, amministratore ambientalista importato da Torino. Proprio quest’ultimo, uno degli uomini simbolo della rivoluzione arancione, ha ricevuto a fine dicembre il benservito dal sindaco al termine di una querelle dai contorni piuttosto oscuri. Partendo dal 16% oggi la differenziata ha raggiunto il 22% e dovrebbe arrivare al 25% nei prossimi mesi, quando la metà della popolazione sarà inclusa nel programma di raccolta porta a porta. Risultati positivi, ma molto lontani dagli obiettivi prefissati. I motivi di questi ritardi erano stati indicati da Rossi nei mesi scorsi, quando aveva sottolineato lo stato in cui versava la municipalizzata da lui presieduta, peraltro in crisi di liquidità, dato che l’annunciata ricapitalizzazione di 40 milioni era rimasta sulla carta, rallentata dai tagli agli enti locali. Proprio questa onestà, a cui si è aggiunto il rifiuto di assumere 23 lavoratori provenienti dall’ex bacino d’area n°5, hanno sancito la sua cacciata, motivata da Tommaso Sodano, vicesindaco e assessore all’ambiente di Rifondazione, con la sua incapacità di fare gioco di squadra. Emerge chiaramente che per De Magistris e i suoi più stretti collaboratori la squadra non è altro che una sua emanazione di cui disporre a piacimento, senza avere l’obbligo di giustificare alcunchè, come la vicenda Rossi ha messo in evidenza.

TUTTI I RISCHI DEL PERSONALISMO

Per la verità si era capito da tempo che il personalismo del sindaco confliggeva con la possibilità di costruzione di un’azione politica collegiale e condivisa con partiti e movimenti. La partecipazione spesso invocata viene interpretata da De Magistris come un sostegno acritico alla sua persona e chi vuole porre altre visioni viene bollato come parolaio abituato al vecchio regime. A farne le spese sono stati prima di tutto Rifondazione e la Fds che, nonostante il peso in Consiglio, non sono riuscite a costruire un dialogo costante con il primo cittadino, che si è limitato ad informarle delle decisioni già prese, cui troppo facilmente si sono allineate. Una dinamica che sta già producendo un primo malessere tra le fila del partito napoletano.

In particolare Sodano si è caratterizzato come fedelissimo del sindaco, autonomizzandosi progressivamente dal partito di cui è espressione.

Si tratta di un dibattito che si intreccerà alla volontà di De Magistris e dei settori da lui sostenuti (associazioni, pezzi del mondo accademico, disobbedienti) di lanciare il laboratorio napoletano come esperienza a valenza nazionale. Processo che vedrà un ulteriore passaggio il 28 gennaio con un’assemblea a Napoli per la costituzione di una “rete dei comuni per i beni comuni” che altro non è che il tentativo di lanciare un movimento nazionale.

Ma l’attesa di un uomo della provvidenza confligge con la costruzione di un percorso collettivo di mobilitazione e presa di coscienza che rimane, però, l’unica possibilità di rilancio del Prc e della sinistra di classe a Napoli e in tutta Italia.

 

 
Joomla SEO powered by JoomSEF

PRC

Internazionale

Economia

Storia e Memoria


FalceMartello
Licenza Creative Commons