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Casa - Il fallimento del libero mercato PDF Stampa E-mail
Politica Italiana
Scritto da Michele Fabbri   
Lunedì 22 Settembre 2008 08:32
Lo scorso 14 agosto Tremonti ha presentato il “piano casa”, contenuto nella manovra triennale. Lo scopo dichiarato è alleviare le sofferenze di chi si trova alle prese con affitti inaccessibili o è indebitato fino al collo con mutui il cui tasso d’interesse variabile cresce da anni. Ci sembra invece che servirà ai palazzinari che negli ultimi mesi, dopo anni di vacche grasse, incontrano maggiori difficoltà a trovare compratori.

 

Tremonti promette che entro il 2009 saranno costruiti 20mila nuovi alloggi; chi se ne intende pensa che i 20mila alloggi sono quasi tutti già costruiti. L’obiettivo della manovra è trovare in tempi brevi degli acquirenti per lo stock di invenduto. Le famiglie non comprano più? Ad acquistare sarà lo Stato. Il governo ha promesso che il piano casa servirà a chi ne ha veramente bisogno, “perfino” agli immigrati sempre che risiedano da almeno dieci anni (!!) in Italia con regolare permesso.Le case tuttavia non saranno date in affitto, ma saranno vendute con l’intermediazione della Cassa depositi e prestiti che concederà i mutui. Si offrono quindi 20mila case, ma non in affitto, come sarebbe logico se si volesse aiutare le famiglie bisognose, ma in vendita… al massimo con “mutui agevolati” (quanto?).E per convincere le famiglie bisognose che non c’è alternativa Tremonti ha fatto sparire 280 milioni di dotazione per alloggi a canone sostenibile già stanziati dal governo Prodi!

In Italia quando c’era l’equo canone i diversi governi filopadronali per anni lasciarono andare in malora il patrimonio di case pubbliche e hanno pressoché bloccato le nuove costruzioni, venduto il patrimonio immobiliare pubblico. Con l’abolizione dell’equo canone e con la controriforma degli affitti del 1998 la speculazione immobiliare e finanziaria ha avuto il definitivo via libera.

Oggi 600mila famiglie escluse dal mercato immobiliare attendono in graduatorie l’assegnazione di un alloggio popolare. A fronte di questa richiesta in Italia in questo periodo si sono costruite in media solo 1500 case popolari l’anno. E solo nel 2007 ci sono state 100mila richieste di sfratto (30mila quelli eseguiti, dei quali l’80% per morosità).

La legge 9 del febbraio 2007 dell’ex ministro Ferrero puntava a tamponare la crisi intervenendo in primis sul blocco degli sfratti. Ma il blocco finirà il 15 ottobre per le fasce deboli ed è già finito il 31 agosto per le altre.

Era anche stato stabilito un un fondo di 550 milioni dedicato in particolare alle famiglie disagiate sottoposte a sfratto. I cantieri per il recupero di 12mila alloggi erano pronti a partire. Non era molto, ma ora Tremonti ha deciso di usare quei soldi per finanziare in parte il “suo” piano casa destinato non a case in affitto, ma a case da vendere.

Il Sunia denuncia che nel testo governativo “si parla di edilizia residenziale, tutta l’enfasi è sulla casa di proprietà quando il problema di fondo per i redditi medi è che non si trova una casa in affitto”. In Italia l’80% circa delle famiglie ha una casa di proprietà, ma quante di queste famiglie sono incatenate per 30 o 40 anni alle banche e alle finanziarie con mutui capestro? L’ammontare delle sofferenze bancarie delle famiglie italiane è cresciuto dell’8,45% e ha sfondato quota 11 miliardi di euro.

Le famiglie italiane sono indebitate per circa il 50 per cento del loro reddito disponibile e la parte del leone la fanno i mutui, anche se aumenta l’indebitamento per prestiti a breve termine, beni di consumo, ecc. L’aumento dei tassi ha portato il servizio del debito (l’incidenza delle rate sul reddito) in un anno dal 7,1 all’8,1 per cento; era poco più del 6 alla fine del 2004. I provvedimenti sulla portabilità e rinegoziazione dei mutui non hanno avuto quasi effetto: solo l’1 per cento dei mutui in essere è stato rinegoziato nel 2007 (dati della Banca d’Italia).

Queste cifre smentiscono clamorosamente la ventennale campagna propagandistica che diceva che abolendo i vincoli al libero mercato si sarebbero liberate le risorse per risolvere la questione abitativa.

Le gru spuntano dappertutto, soprattutto nelle grandi città, il settore edilizio è quello che più è cresciuto in questi anni, la speculazione dilaga ed estende il suo controllo sul mondo politico e sugli amministratori, ma i problemi non sono affatto risolti: sfratti, mutui capestro, affitti inaccessibili, esodo forzato dalle aree metropolitane verso alloggi sempre più periferici, situazioni di sovraffollamento soprattutto per i lavoratori immigrati: questi sono i veri risultati di una politica che ha portato l’Italia ad avere una delle percentuali più basse in Europa di case in affitto (vedi tabella).

Il Prc deve mettere al centro della propria azione una battaglia a tutto campo per un piano sistematico di rilancio dell’edilizia pubblica ad affitti controllati e accessibili per i redditi più bassi, con un piano di investimenti per costruzione e risanamento del patrimonio abitativo pubblico, con un rigoroso censimento degli alloggi sfitti; la questione abitativa si risolve solo aprendo il conflitto con la grande proprietà immobiliare, fino se necessario all’esproprio di quel patrimonio immobiliare tenuto fermo a fini puramente speculativi.

16 settembre 2008

 
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