|
I risultati sorprendenti della lista del Movimento 5 Stelle alle scorse elezioni regionali hanno imposto sulla scena politica un nuovo competitore a sinistra.
La collocazione della lista al di fuori dei due poli di centro-destra e di centro-sinistra, l’identità che si è cucita addosso di movimento anti-casta e per il rinnovamento e il cambiamento, sono fattori che hanno permesso di aggregare attorno ai “grillini” un vasto consenso di voti in libera uscita dal Pd, ma soprattutto da Rifondazione comunista, dimostrando in regioni come il Piemonte, ma soprattutto l’Emilia Romagna, le larghe potenzialità che risiedevano in una proposta elettorale che si collocasse alla sinistra di governatori uscenti quali la Bresso ed Errani. E se il centro-sinistra della governatrice pro-Tav è stato sconfitto dal reazionario Cota, in Emilia Romagna Errani si è dovuto accontentare di vincere con il 52%, minimo storico per il centro-sinistra emiliano-romagnolo, a causa dell’exploit del candidato 5 Stelle Favia, piazzatosi al 7%. In entrambe le situazioni non è causale che il Movimento 5 stelle abbia imperniato gran parte della propria campagna elettorale sui temi della difesa dell’ambiente contro le devastazioni e gli scempi che sia Bresso che Errani hanno realizzato e progettato, dalle cementificazioni emiliane alla Tav in Val Susa (dove il Movimento 5 Stelle ha raggiunto il 30% dei voti fagocitando, di fatti, il consenso che precedentemente era a favore del Prc).
Alternativi ai due poli?
È bene dire chiaramente che i successi del Movimento 5 Stelle sono attribuibili in gran parte agli errori politici della sinistra e di Rifondazione comunista, che si è mostrata ampiamente reticente nel costruire una proposta strategica alternativa al Pd, anche e a partire dal terreno elettorale. In mancanza di un’alternativa, chi nell’elettorato ha voluto manifestare la propria collocazione fuori dal bipolarismo ha finito per premiare i “grillini”. Un grezzo orientamento anti-sistema che il Prc e la Federazione della Sinistra dovrebbe candidarsi a raccogliere, ma che ha finito per riversarsi su un movimento dalle caratteristiche riformiste, interclassiste, talvolta addirittura reazionarie.
Ricordiamociinoltre che la collocazione alternativa al Pd è stata imposta a Grillo da Bersani e soci. Grillo avrebbe voluto infatti presentarsi alle primarie dell’ottobre scorso, ma gli è stato impedito. La collocazione antisistema è quindi del tutto estemporanea e casuale. Visto che il programma di Grillo non diverge nei punti fondamentali da quello dei democrats, essendo del tutto compatibile col sistema capitalista, la cosa più probabile è che, nei consigli regionali dove avranno rappresentanti, non si faranno problemi a stringere accordi col centrosinistra.
Andiamoschematicamente per punti. Al di là di un muro di demagogia intriso di parole quali legalità, pulizia ed ecologia, è però difficile districarsi alla ricerca di un vero e proprio programma politico compiuto. Le politiche economiche e del lavoro sono classicamente quelle liberali e liberiste, neanche tanto temperate, se pensiamo alla proposta di liberalizzare totalmente il mercato dell’energia elettrica e delle ferrovie.
Riguardo alle politiche del lavoro, non c’è una proposta che vada oltre il sussidio di disoccupazione garantito e la rimozione degli incentivi statali per le aziende che provocano un non meglio specificato “danno sociale”, senza tuttavia disprezzare lo strumento dei finanziamenti pubblici per quegli imprenditori che dovessero destinare le loro aziende a “produzioni ecologiche”. Fin qui siamo nel campo delle politiche riformiste che puntano a superare la crisi di questo sistema marcio attraverso la “socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti”. Grillo e il suo movimento sognano un capitalismo nobile e democratico, autoregolato da una buona dose di legalità e di trasparenza. Purtroppo, banalmente, sfugge un piccolo particolare e neppure trascurabile: le leggi sono al servizio del potere economico e nella peggiore crisi di sistema del capitalismo, per il legislatore e per il suo “principale suggeritore” (il capitalista) non c’è spazio per discussioni che non contemplino la ricerca del massimo profitto, che passi attraverso la cementificazione (avversata dai grillini) o attraverso la “concorrenza” nel mercato dei trasporti ferroviari (sostenuta invece dai grillini) che, come dimostra il ben conosciuto caso britannico, significa per lo più risparmiare sui sistemi di sicurezza e sui costi di manutenzione per rendere le tariffe più competitive.
Un programma moderato
Sul tema delle politiche sociali, se il Movimento 5 Stelle denuncia giustamente il progressivo trasferimento di risorse dai servizi sociali pubblici e dal Sistema Sanitario Nazionale verso i soggetti privati, non indica chiaramente una soluzione né nella re-internalizzazione dei servizi appaltati a cooperative “rosse” o cielline, né tantomeno nel blocco dei finanziamenti alla sanità privata, limitando a chiedere ciò che le politiche socio-sanitarie regionali già prevedono, ovvero la gratuità di alcune cure essenziali e ticket proporzionati al reddito per quelle non essenziali (sebbene sia vero che vi siano oggi forti differenze fra le diverse Regioni nella progressività dei ticket sanitari). Sul tema dell’immigrazione e dei diritti delle donne siamo invece al silenzio imbarazzante o, ancora peggio, complice. Sulle politiche migratorie restano memorabili le affermazioni di Beppe Grillo, vero maitre a penser del Movimento. È utile infatti ricordare che il comico genovese ritiene l’Europa responsabile di aver agevolato “migrazioni selvagge”, proprio quando al contrario le leggi di tutti i paesi della Ue sono in realtà semmai molto restrittive. Da questo punto di vista, Grillo rincorre la peggiore vulgata razzista della Lega Nord, anche attraverso le “sparate” sui rom definiti “bombe ad orologeria”. A queste affermazioni non sono mai seguite smentite né prese di posizione né da parte dei vari Meet Up (i gruppi del Movimento in rete), né tanto meno in campagna elettorale, dove l’argomento è stato taciuto, forse perché avrebbe potuto far perdere qualche consenso. Infine, non possiamo dimenticare che fa parte della campagna oscurantista delle destre (sostenute in questo dalle gerarchie vaticane) pure l’attacco al sistema dei diritti delle donne. Su questo tema così caldo e così attuale anche nel corso della campagna elettorale, non si è sentita spendere una sola parola dal Movimento 5 Stelle, se non fosse che dopo le esternazioni dei leghisti Cota e Zaia contro la Ru486, Giovanni Favia ci ha con molta arroganza informati che parlare di diritti delle donne sia roba da “gossip”. La sofferenza e l’autodeterminazione delle donne derubricate a materiale per Novella 2000. Quanto a maschilismo il nostro grillino emiliano-romagnolo si trova in una molto buona compagnia frequentata da leghisti, vescovi e anti-abortisti.
Il compito dei comunisti
Certo, il movimento nato dal mediattivismo di Beppe Grillo sostiene anche molte altre cose interessanti specie in materia di ambiente, acqua e gestione dei rifiuti così come indica molto chiaramente un forte distacco e la sofferenza di una giovane generazione di attivisti che vorrebbe impegnarsi in politica ma che vede nei partiti di sinistra, Prc compreso, uno spazio angusto ancora troppo incrostato di tendenze istituzionaliste e di burocratismo, uno strumento poco utilizzabile in termini di dibattito aperto e democratico, uno strumento in cui la variabile indipendente non sempre è la necessità di costruire percorsi e conflitti per il cambiamento della società, quanto piuttosto l’esigenza di conquistare consiglieri, assessori, cariche elettive. Rifondazione Comunista deve tendere decisamente gli occhi e le orecchie verso questo settore che in larga parte è composto da migliaia di giovani precari che ritroviamo in quelle iniziative che hanno preso il nome di “Popolo Viola”, interloquirci, spalancare le porte delle sedi e dei circoli, offrire loro un programma combattivo e una struttura pienamente democratica. Queste elezioni regionali e i mesi precedenti hanno lanciato un segnale: pur nel generale contesto di stagnazione dei conflitti e nelle difficoltà della sinistra, c’è una settore di giovani che cerca un’alternativa. È con questo settore, oltre che con il settore operaio che è emerso nelle lotte di fabbrica dello scorso autunno, che Rifondazione Comunista deve entrare in sintonia per costruire il proprio rilancio.
|