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Politica Italiana
Scritto da FalceMartello   
Giovedì 03 Giugno 2010 10:36

L'editoriale del nuovo numero di FalceMartello

"È l’ora dei sacrifici”, “l’Italia, come tutta l’Europa, ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità” queste le parole di Berlusconi e Tremonti alla presentazione della manovra economica da 24 miliardi di euro in due anni.

È una manovra dal chiaro contenuto di classe, dove a fare i sacrifici saranno sempre i soliti, i lavoratori e le loro famiglie. Gli stipendi dei dipendenti statali saranno congelati fino al 2013, il blocco del turn-over sarà esteso fino al 2015, metà dei dipendenti a tempo determinato nelle amministrazioni pubbliche saranno licenziati. La soppressione dei finanziamenti a centinaia di enti pubblici porterà alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Verrà allungata l’età pensionabile, con la finestra mobile tutti andremo in pensione almeno un anno più tardi.

La scure si abbatterà sui trasferimenti agli enti locali: lo stato ridurrà di 11,6 miliardi di euro i suoi trasferimenti. Ciò si tradurrà inevitabilmente in un taglio alla sanità, all’istruzione pubblica, più in generale a tutto lo stato sociale. Oppure regioni e province potrebbero vendere il patrimonio demaniale, qualche lago o qualche fiume per fare cassa, come permesso di recente dai decreti attuativi del federalismo fiscale.

Palazzinari e speculatori ne saranno contenti, come ringraziano per l’immancabile condono edilizio congegnato dal ministro dell’Economia, con cui evasori totali potranno regolarizzare la propria posizione con pochi spiccioli.

Il cavaliere dice che abbiamo “vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. Eppure lo stesso giorno in cui veniva presentata la manovra, l’Istat ci informava che il potere d’acquisto pro capite degli italiani è sceso al di sotto di quello del 2000, mentre nel 2009 il reddito disponibile delle famiglie in termini nominali è caduto del 2,8% rispetto all’anno precedente.

Di che Italia parla Berlusconi? Si riferisce al suo mondo, quello di padroni e manager, che infatti hanno visto crescere il proprio stipendio del 30% dal 2007 ad oggi (fonte: www.odmconsulting.com). Oppure a quello della Fiat che nel 2009 ha realizzato utili per oltre un miliardo di euro, e vorrebbe negare il premio di produzione ai lavoratori della Ferrari, come riportiamo nelle pagine di questo giornale. O chissà, a quello di suo figlio, Piersilvio, che pochi giorni fa si è “regalato” uno yacht da 18 milioni di euro.

Confindustria apprezza la manovra. Se Marcegaglia critica Berlusconi, è perché vorrebbe ancora di più. Il padronato ha intenzione di approfittare delle difficoltà della fase economica per distruggere tutto ciò che resta dello stato sociale. E questo non solo in Italia, ma in tutta Europa. Se in Grecia Papandreu taglierà i salari degli statali del 30%, Zapatero in Spagna non vuole essere da meno ed ha proposto di ridurre il salario nominale dei dipendenti pubblici del 5%. Anche i Francia si annuncia il prolungamento dell’età pensionabile e il congelamento salariale per i prossimi tre anni, mentre in Germania il piano di austerity sarà di 10 miliardi di euro. E sono solo alcuni esempi.

La posta in gioco è molto alta. Si vogliono cambiare ancor di più i rapporti di forza fra le classi, a tutto vantaggio della borghesia. I lavoratori greci hanno fatto sentire la loro voce, con quattro scioperi generali in tre mesi e continue mobilitazioni. Contro la riforma delle pensioni, un milione di persone sono scese in piazza in tutta la Francia il 27 maggio scorso. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Lisbona due giorni dopo contro il piano d’austerità del governo socialista.

Che facciamo in Italia? In primo luogo, bisognerebbe sgombrare il campo dalla propaganda che la manovra è necessaria, ma, come dice l’opposizione parlamentare, i sacrifici dovrebbero essere equi. Bersani dice che i tagli non possono essere indiscriminati, e se ci fosse una qualche tassazione sulle rendite e sui redditi più alti, anche il Pd sarebbe pronto a fare la sua parte. Poi, se si investisse sulla “crescita del paese”, come ribadisce Epifani… L’Italia dei Valori va nella stessa direzione: per il partito di Di Pietro “i tagli alla spesa pubblica sono necessari”. Se si rimane prigionieri di questa logica, che è quella dei banchieri e del Fmi, non si va da nessuna parte, o peggio si è destinati all’ennesima sconfitta.

Non bisogna accettare alcun taglio alla spesa pubblica ed i lavoratori ed i pensionati non devono sborsare nemmeno un euro per questa manovra: questa dovrebbe essere la parola d’ordine nelle prossime mobilitazioni. Padroni e governo non hanno nessuna voglia di “investire sulla crescita”. Le imprese italiane, sempre secondo l’Istat, investono lo 0,6% dei loro bilanci in ricerca e sviluppo, collocandosi all’ultimo posto in Europa.

Da più parti si scommette sulle contraddizioni interne alla maggioranza, che non permetterebbero a Berlusconi di dormire sonni tranquilli. Crediamo che sia un’illusione pericolosa. I finiani sono ancora più risoluti di Berlusconi sui tagli e le privatizzazioni e sono stati i primi a proporre un nuovo attacco alle pensioni, mentre la Lega nord ha tutto l’interesse che il governo prosegua.

Il massacro sociale di Tremonti - Berlusconi si può sconfiggere solo nelle piazze con una lotta che vada fino in fondo, senza tregua.

La Cgil non ha seguito Cisl e Uil, che come cagnolini ubbidienti sono accorsi scodinzolando al tavolo di governo e Confindustria, pronti a raccogliere le briciole. Allo stesso tempo, la portata della risposta di Epifani crediamo che sia ancora parziale, non adeguata all’importanza dello scontro. Saranno convocate infatti una manifestazione a Roma, con protagonisti i lavoratori del pubblico impiego sabato 12 giugno e uno sciopero generale di 4 ore due settimane dopo. Tuttavia, a queste mobilitazioni bisogna partecipare, per far sì che non siano fuochi di paglia isolati, ma perché si tramutino nell’avvio di una mobilitazione permanente.

Glii avvenimenti in Grecia insegnano che anche quattro scioperi generali di 24 o di 48 ore non sono bastati a far retrocedere Papandreu dai propri piani. I dirigenti sindacali stanno convocano le manifestazioni come un rubinetto da aprire e chiudere a piacimento, e così facendo si rischia di disperdere l’enorme combattività dimostrata in questi mesi. In un contesto di crisi come quello attuale, scioperi isolati a cadenza mensile o bimestrale non creano grandi danni al padronato: solo bloccando il paese in maniera continuativa si può pensare di sconfiggere i governi del “massacro sociale”.

Ci rendiamo conto che in Italia la disintegrazione della sinistra rende più arduo lavorare a questo obiettivo, ma crediamo che sia nelle mobilitazioni che si svilupperanno nei prossimi mesi che si può rompere la pace sociale.

È l’unica strada da perseguire per i comunisti, per gli attivisti che stanno organizzando un’opposizione in Cgil e per le forze più combattive nei sindacati di base: ricostruire un’alternativa di classe che sfidi la dittatura del capitale, così schiacciante in questi ultimi vent’anni.

1 giugno 2010

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