Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
No ai sacrifici! Cacciamo il governo Monti! Assemblea pubblica con Giuseppe Casafina (RSU FIOM ALMAVIVA)
Checchino Antonini (LIBERAZIONE)
Giuseppe Carroccia (Esecutivo FDS Roma)
Jacopo Renda (Direzione Nazionale PRC) La locandina dell'iniziativa. -
Per il partito di classe Assemblea provinciale della mozione 2 a Tivoli (Roma) Venerdì 24 febbraio ore 18 presso la sede del PRC di Tivoli Via Enrico Toti 47 CON JACOPO RENDA (Direzione Nazionale PRC)
-
Crisi, conflitto e protagonismo operaio
-
Pomigliano non si piega
-
Assemblea della seconda mozione
Mailing list
| A servizio del profitto |
|
|
|
| Politica Italiana | |||
| Scritto da FalceMartello | |||
| Mercoledì 30 Novembre 2011 17:30 | |||
|
L'editoriale del nuovo numero di FalceMartello Berlusconi se ne è andato. Il suo governo è stato logorato da due anni di lotte sociali e sconfessato alle elezioni amministrative e al referendum. Alla fine il grande capitale italiano ed europeo gli ha staccato la spina: aveva già preparato il terreno con gli attacchi “speculativi” che erano partiti dallo scorso agosto contro la borsa e i titoli di stato italiani.
Il cambio di cavallo è stato molto rapido ed ha avuto come regista il presidente della Repubblica che già dall’estate aveva messo sotto tutela il governo del centrodestra. Sulla base di un appello all’emergenza nazionale e prefigurando il crollo dell’economia della penisola, Mario Monti ha incassato la fiducia più larga della storia della Repubblica. Un governo senz’altro “autorevole”, che fa della serietà e del rigore morale i suoi tratti caratteristici. Tuttavia pensiamo che non esistano governi “neutri”, al di sopra delle parti; siamo tuttora convinti della definizione di Carlo Marx che descriveva i governi come i “comitati d’affari della borghesia”. Tale descrizione ci pare più che mai appropriata se diamo un’occhiata alla biografia di alcuni dei ministri appena insediati. Corrado Passera (ministro dello Sviluppo, dei trasporti e infrastrutture), presidente uscente di Banca Intesa San Paolo, ex amministratore di Cir e Olivetti per conto di Carlo De Benedetti, è stato l’artefice della ristrutturazione e avviamento alla privatizzazione di Poste italiane. Piero Giarda (rapporti con il parlamento) e Enzo Milanese (affari europei) protagonisti nei governi di Ciampi e Amato all’inizio degli anni ’90 delle finanziarie lacrime e sangue e degli accordi di luglio. Sempre Giarda è stato tra i protagonisti di tutte le finanziarie tra il 1995 e il 2001 (tra cui la controriforma delle pensioni del governo Dini). Elsa Fornero, ministro del Lavoro, tra i vari incarichi ha quello di vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo. Strenua sostenitrice della previdenza complementare. Paola Severino è il nuovo ministro della Giustizia. Vice rettore della Luiss, l’università di Confindustria, dirige uno dei principali studi legali del paese. Agli Esteri va Giulio Terzi di Sant’Agata, ambasciatore a Washington e amico di Israele. Alla Difesa Giampaolo Di Paola, ammiraglio e presidente del Comitato militare della Nato che ha diretto le recenti operazioni in Libia. È la prima volta di un militare alla difesa dal 1946 ad oggi. A lato si traccia una biografia di Profumo, neo ministro dell’Istruzione. Non mancano poi docenti e presidi di università private e cattoliche, questori e prefetti. Infine, come non parlare del neo Presidente del Consiglio, Mario Monti, che ha passato una vita nei consigli d’amministrazione delle principali aziende italiane ed è stato a lungo commissario nell’Europa di Maastricht? Insomma un governo che rappresenta una garanzia per i padroni, i banchieri, la Chiesa e gli Stati uniti. Nessun rischio per i grandi capitalisti di questo paese, che secondo Il Sole24Ore hanno depositi per 130 miliardi di euro nelle banche svizzere. La continuità con le 19 manovre correttive che l’Italia ha subito negli ultimi 12 anni, pari alla cifra spaventosa di 575,5 miliardi di euro (fonte: Cgia di Mestre) è assicurata. Anzi Monti promette di più, seguendo scrupolosamente i dettami della lettera della Bce inserirà il pareggio di bilancio nella Costituzione. La prossima, ennesima manovra finanziaria, che dovrebbe essere di 25-30 miliardi o forse più, colpirà i soliti noti, noi lavoratori, con la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa e delle rendite catastali, un ritocco dell’Iva e “un’accelerazione” (parole del neoministro) della controriforma delle pensioni: sistema contributivo per tutti e nessuno si sogni di abbandonare il posto di lavoro prima dei 63 anni. E poi privatizzazioni, svendita del patrimonio dello Stato, e così via. La differenza è che queste misure non sono portate avanti dal “Nano malefico” o da Tremonti, ma sostenute da tutto l’arco parlamentare, ad eccezione della Lega. Il Partito democratico è ormai il più entusiasta sostenitore di Monti, a cui non è mancato nè mancherà l’appoggio del Terzo polo e del Pdl. La crisi della destra, con il divorzio tra Bossi e Berlusconi, sarà prolungata e profonda. Chi immagina un Berlusconi che si ricicla all’opposizione di Monti non fa i conti con la realtà dei fatti: il Pdl dovrà garantire l’appoggio al nuovo governo ed uscirà profondamente logorato da questa esperienza. Chi ne potrà trarre vantaggio, a destra, sarà la Lega, anche se solo in una parte del paese. Per controbattere la propaganda xenofoba e reazionaria di una Lega che “ritorna alle origini” il collocamento all’opposizione del Prc è una necessità imprescindibile. Come ha detto giustamente Casini, e Bersani lo ha ribadito, l’appoggio al governo Monti sarà la base per le future alleanze elettorali. Vendola, di conseguenza, ha deciso di legarsi in maniera indissolubile al Pd e all’accordo di Vasto per un nuovo Ulivo. Pare che anche Beppe Grillo abbia apprezzato la discesa in campo del Professore. Quindi ogni discorso sugli schieramenti futuri deve partire da qui. Da una parte ci sarà chi sostiene, convintamente o meno, il nuovo governo “tecnico”, dall’altra chi vi si oppone e incoraggia e promuove mobilitazioni fuori e contro l’unità nazionale. Per questo l’opposizione da parte dei comunisti non può durare una stagione e poi, in prossimità di una nuova scadenza elettorale, che sia politica o amministrativa, ritornare a prospettare alleanze o fronti democratici con il centrosinistra. Tale opposizione deve avere carattere strategico, di lunga durata, e deve essere volta alla costruzione di un polo della sinistra di classe che metta insieme movimenti e organizzazioni sindacali e politiche che condividano questa prospettiva. Il governo Monti non si trova davanti a un lungo periodo di pace sociale. La popolarità relativa di cui gode tra settori di attivisti di sinistra è dovuta soprattutto al sollievo per la dipartita di Berlusconi. Le misure di lacrime e sangue che il nuovo esecutivo prenderà renderanno impraticabile ogni tregua sociale e faranno ripartire, impetuosa, la lotta di classe, come è successo in tutta una serie di altri paesi europei, dalla Spagna alla Grecia. Un nuovo scenario si apre davanti a noi. Si svilupperanno contraddizioni in tutte le organizzazioni di massa, in primis la Cgil, chiamata fin d’ora a collaborare al “risanamento” del paese. Se Rifondazione comunista si farà trovare preparata, mettendo da parte tutte le ambiguità che hanno caratterizzato la sua linea politica dell’ultimo periodo, potrà fare esplodere tutte queste contraddizioni e tornare ad essere il cuore dell’opposizione, una collocazione che aveva caratterizzato gli anni fortunati della sua nascita.
SCHEDA Dalla Gelmini a Profumo
Chi li conosce li evita
Francesco Profumo è il nuovo ministro dell’Istruzione. Rettore del Politecnico di Torino dall’ottobre 2005 (ora in aspettativa per l’incarico governativo); dal 2007 ad oggi membro del Consiglio di amministrazione di Fidia S.p.A.; dal 2007 al 2009 è stato membro del Consiglio di amministrazione del Sole 24Ore; dal 2008 al 2010 è stato membro del Consiglio di amministrazione di Unicredit Private Bank; dal febbraio 2011 è membro del Comitato consultivo divisionale private banking di Unicredit Banca; è membro dell’Advisory board del Fondo Innogest e di Reply S.p.A; consigliere di amministrazione di Pirelli&C. S.p.A. dal 21 aprile 2011; consigliere di amministrazione di Telecom Italia dal 12 aprile 2011. Dopo anni di governo dell’Ateneo, aprendone le porte a Fiat, Motorola, General Motors, Pirelli e promuovendo un incubatore d’impresa all’avanguardia a livello nazionale, nel 2010 ha tenuto sulle spine tutti prospettando la sua disponibilità alla candidatura a sindaco del Comune di Torino nelle liste del Pd. Chiuso il capitolo delle elezioni comunali, è stato poi nell’agosto 2011 nominato dal Miur alla Presidenza del Cnr. Il rapporto privilegiato di Profumo con la Gelmini è testimoniato dal fatto che il Politecnico, durante il mandato dell’allora Direttore amministrativo Dott. M. Tomasi, si è classificato ai vertici della graduatoria degli atenei italiani, diventando miracolosamente primo nel 2010, quando Tomasi è entrato ufficialmente nell’entourage della Gelmini, andando a ricoprire l’incarico di Direttore generale del ministero di viale Trastevere. Affermare che Profumo ha avuto un ruolo determinante nella stesura della riforma Gelmini viene spontaneo, se si esamina il piano strategico del Politecnico che già nel 2007 impegnava l’Ateneo ad investire nella ricerca applicata, attirando finanziamenti privati che attualmente superano per entità quelli pubblici. Sempre in tale direzione l’Ateneo ha iniziato, prima ancora dell’approvazione della legge 240, una riorganizzazione che ha comportato la chiusura di sedi decentrate, l’adozione del sistema contabile economico-patrimoniale e di un regime aziendalistico propri della Legge Gelmini. da un comunicato della Rsu Politecnico di Torino
|







