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No a 100 euro col trucco! Sì alla lotta alla precarietà! PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Paolo Brini (Comitato centrale Fiom-Cgil)   
Mercoledì 12 Dicembre 2007 04:16

Contratto metalmeccanici

L’esito dell’incontro svoltosi tra Fim-Fiom-Uilm e Federmeccanica nella giornata di mercoledì 21 novembre per il rinnovo del contratto nazionale è il riflesso lampante delle contraddizioni che attraversano i padroni in questa fase.

Da un lato le alte adesioni agli ultimi scioperi e gli oltre 200mila meccanici in corteo per le strade delle principali regioni il 16 novembre inducono gli industriali a cercare ogni modo per far cessare la mobilitazione. Dall’altro lato essi hanno la necessità di chiudere il contratto mettendo in discussione alcuni diritti fondamentali ivi previsti (come il regime sugli orari di lavoro). Ciò consentirebbe a Confindustria di aprire il prima possibile la trattativa con Cgil-Cisl-Uil per la formulazione di un nuovo modello contrattuale peggiore di quello attuale.

L’incontro ha visto da parte dei padroni l’esplicita volontà di accelerare il confronto e di voler chiudere il contratto entro l’anno. Per far questo Federmeccanica ha esposto per la prima volta in maniera dettagliata tutte le sue “disponibilità”. Disponibilità peraltro completamente insufficienti e per alcuni aspetti profondamente pericolose. Infatti per quanto riguarda la lotta alla precarietà ancora una volta gli industriali hanno detto di rifarsi sostanzialmente a quanto è stabilito nell’accordo del 23 luglio di quest’anno. Ovvero legge 30 “senza se e senza ma”! Hanno dato, bontà loro, una vaga disponibilità a discutere di lavoro interinale e del tempo determinato. Tuttavia hanno ribadito di essere assolutamente contrari a qualsiasi tipo di tetto massimo di precari o a qualsiasi automatismo che, dopo un certo lasso di tempo, garantisca l’assunzione a tempo indeterminato. In merito all’inquadramento unico, Federmeccanica pur non ponendo, a suo dire, alcun veto politico in merito, punta a far slittare il tutto a tempi che vanno ben oltre la chiusura di questo contratto.

Se possibile ancor più grave è la proposta sibillina fatta in merito al salario. Infatti l’offerta è di “ben” 66 euro di aumento sui minimi tabellari più 34 euro da includere nelle maggiorazioni sugli istituti di flessibilità come straordinario, orario plurisettimanale ecc. In sostanza chi fa molti straordinari potrà godere di questi soldi, chi non li fa non prenderà nulla! È evidente che questa logica non solo attacca al cuore il contratto nazionale ma è anche il segnale esplicito dello scambio che i padroni vogliono: “Noi vi possiamo anche dare 100 euro, ma voi dovete darci carta bianca in materia di orari di lavoro”!

Tutto ciò dimostra quanto ancora distante sia la conclusione di questa vertenza se si vogliono rispettare il mandato e i contenuti votati dai lavoratori. Dato il contesto però, non si possono non notare approcci diversi da parte delle tre organizzazioni sindacali in merito. Se infatti al tavolo la Fiom ha ribadito la propria distanza dalle proposte della controparte, Fim e Uilm, sebbene con toni tra loro diversi, hanno però fatto aperture preoccupanti soprattutto in termini di orario di lavoro. Tale apertura si evince implicitamente anche nel comunicato diffuso dai tre sindacati quando si afferma che “Fim, Fiom, Uilm intendono comunque mantenere il vincolo all’accordo con le Rsu sulle flessibilità e sono contrarie all’aumento degli orari di fatto.” Una frase del genere non esclude affatto la possibilità di discutere non più di orario settimanale massimo ma di orario settimanale medio, ovvero di flessibilità. Altrettanto poco convincente è la scelta di proclamare solo otto ore di sciopero da qui a dicembre. Se davvero vogliamo cercare di chiudere il contratto entro l’anno e se davvero le distanze con Federmeccanica sono ancora così elevate, come pensiamo di raggiungere l’obbiettivo se non intensificando le lotte?

È compito innanzitutto della Fiom quello di non farsi mettere nell’angolo durante la trattativa di queste settimane da Fim e Uilm e mantenere dritta la barra delle nostre rivendicazioni. Sia in termini di mercato del lavoro che di salario e sia in termini di indisponibilità a concedere qualsiasi flessibilità dell’orario di lavoro.

La logica aspirazione dei lavoratori a chiudere in tempi brevi non può essere il grimaldello per far passare nuovi peggioramenti. Se non sarà possibile ottenere un contratto dignitoso entro l’anno, fin dall’inizio dell’anno nuovo si dovranno mettere in campo forme di lotte ancora più incisive ed efficaci. Per questo oltre alle mobilitazioni ed alle manifestazioni provinciali, regionali e nazionali è di vitale importanza utilizzare nella maniera migliore i pacchetti di ore di sciopero. A questo scopo diventa centrale la costituzione in tutti i territori di coordinamenti di delegati che possano discutere ed organizzare al meglio le iniziative di lotta prendendo in mano direttamente la gestione della vertenza, passando anche a forme di sciopero articolato che colpiscano le aziende nella produzione, nonché a tutte le azioni utili a rendere visibile la lotta. Il protagonismo, il coinvolgimento attivo e diretto dei delegati e dei lavoratori nel proseguo della vertenza è il modo migliore per piegare i padroni e giungere alla firma del contratto.

 
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