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| Maserati: un primo bilancio della lotta |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Giuseppe Violante (operaio Maserati - Direttivo Fiom di Modena) | |||
| Lunedì 05 Gennaio 2009 07:53 | |||
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Alla mobilitazione contro il licenziamento dei precari,
l’azienda risponde licenziando un delegato!
L'inasprimento del conflitto sociale, sviluppatosi attraverso le lotte
dei lavoratori Maserati (sopratutto nell'ultimo periodo prima delle
amare festività natalizie), ha dato importanti quanto imprevedibili
risultati, in quanto a determinazione e capacità di mantenere unito il
fronte tra lavoratori precari e a tempo indeterminato, come reazione
spontanea agli atteggiamenti di estrema arroganza e repressione da
parte della Dirigenza Fiat.
Il fastidio e la rabbia che i lavoratori avevano accumulato erano ormai diventati una bomba ad orologeria, sentendosi ora scaricati dai loro ormai ex-padroni, dopo anni di sfruttamento e di ricatti.
La chiusura dell'azienda, espressasi nel non voler aprire nessun confronto sindacale per una soluzione positiva della vertenza (che riguardava la scadenza dei contratti interinali) ha trovato il suo approdo più conseguente in una soluzione di matrice repressiva e antisindacale: ad Eugenio Scognamiglio, RSU FIOM nonché compagno di Rifondazione e della Rete 28 aprile, viene comminato un provvedimento ingiustificato, di sospensione cautelare, in pieno svolgimento della vertenza. Dopo ben cinque giorni, l' azienda comunicherà il suo effettivo licenziamento! E cosi, l'unica risposta data dall'azienda era quella di un licenziamento politico, una rappresaglia antisindacale come vendetta del danno patito per i precedenti scioperi. La reazione dei lavoratori, di fronte a tale atteggiamento, è stata quella di bloccare di nuovo le linee di montaggio, improntando subito cortei interni, dando poi un assaggio della protesta a tutti i reparti della fabbrica, monitorati costantemente, secondo "giustizia", dalla nostra tanto amata Digos.
Tutto questo è la dimostrazione della reale volontà delle grandi imprese, e della Fiat in particolare, su come debbono essere affrontati i problemi dell'occupazione: Montezemolo e compagnia intendono portarsi avanti col lavoro rispetto ai 600mila disoccupati annunciati da Confindustria, con le casse integrazioni già programmate, aggiungendo i licenziamenti dei precari, licenziamenti politici stile anni '50.
Ciò che si è imparato da queste lotte, è che mali sociali come la precarietà si possono combattere ed eliminare, forse sarà un viaggio molto lungo, ma vale la pena di tentare. Una lotta non può avere inizio senza un fine, ma credo che il processo attraverso il quale un conflitto si sviluppa, snocciola significanti ed importanti passaggi intermedi, fatti di conquiste inimmaginabili: la solidarietà, l' unità e la forza che nasce da e tra i lavoratori. I lavoratori, attraverso le loro battaglie, hanno avuto modo di chiedere con veemenza di tornare a guardare i problemi reali della gente in carne ed ossa, a chiedere a quella politica, sopratutto quella di sinistra, di non essere più la politica vissuta come l’"ars combinatoria" tra sigle, etichette e costituenti della malora dei palazzi. Chiedevano di essere guardati in faccia con i loro problemi di affitto, mantenimento di figli e rate della macchina da pagare, senza la quale non potevano raggiungere il proprio posto di lavoro. Per fare questo bisogna partire da loro. 5 gennaio 2009 Leggi anche:
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