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| Maserati il bilancio della lotta |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Giuseppe Violante | |||
| Venerdì 06 Marzo 2009 09:22 | |||
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Alla mobilitazione contro i licenziamenti dei precari l’azienda risponde licenziando un delegato
Il fastidio e la rabbia che i lavoratori avevano accumulato erano ormai diventati una bomba ad orologeria, sentendosi ora scaricati dai loro ormai ex-padroni, dopo anni di sfruttamento e di ricatti. La chiusura dell’azienda, espressasi nel non voler aprire nessun confronto sindacale per una soluzione positiva della vertenza, in merito alla scadenza dei 112 interinali, ha trovato il suo approdo più conseguente in una soluzione di matrice repressiva e anti-sindacale: ad Eugenio Scognamiglio, Rsu-Fiom, nonché compagno di Rifondazione e della Rete28 Aprile, viene comminato un provvedimento ingiustificato, di sospensione cautelare, in pieno svolgimento della vertenza. Dopo ben cinque giorni, l’azienda comunicherà il suo effettivo licenziamento! E così, l’unica risposta data dall’azienda era quella di un licenziamento politico, una rappresaglia antisindacale come vendetta del danno patito per i precedenti scioperi. La reazione dei lavoratori, di fronte a tale pretestuoso atteggiamento, è stata quella di bloccare di nuovo le linee di produzione, improntando subito cortei interni, dando poi un assaggio della protesta a tutti i reparti della fabbrica, monitorati costantemente secondo” giustizia”, dalla nostra tanto amata Digos. Tutto questo è la dimostrazione della reale volontà delle imprese, e della Fiat in particolare, su come debbono essere affrontati i problemi dell’occupazione: Montezemolo e compagnia intendono portarsi avanti col lavoro rispetto ai 600mila disoccupati annunciati da Confindustria, con le casse integrazioni già programmate, aggiungendo ai licenziamenti dei precari, licenziamenti politici stile anni ’50. Il caso Maserati è un chiaro esempio di come la Fiat stia facendo una enorme speculazione finanziaria in questo momento di crisi generale del paese; la Maserati, infatti non è in crisi! Per questi motivi l’unica risposta da dare a questi scriteriati, era quella dello sciopero ad oltranza. Per cinque giorni consecutivi, l’azienda ha visto il proprio territorio sotto il controllo della determinazione che i lavoratori hanno saputo mettere nelle lotte. Al rientro dalle feste natalizie, lo scenario che si presentava davanti ai nostri occhi era quello di un’azienda fantasma; l’orrore delle vite precarie di quei lavoratori aveva lasciato in modo indelebile le tracce del loro passaggio, tanto che emergeva la problematicità della mancanza della loro forza lavoro, fatta di soprusi e super-sfruttamento necessari a tirare avanti con forza maggiore una fabbrica come la Maserati, in virtù dei grandi profitti padronali. Coloro, che hanno sostituito i famosi precari, avendo un contratto fisso sono meno passivi di ricattabilità sul lavoro. Si poteva facilmente credere che le nostre lotte potessero funzionare come cassa di risonanza (dato anche l’effetto mediatico) per chi aveva nell’immediato i nostri stessi problemi, con la possibilità all’orizzonte dell’estensione del conflitto ad altre fabbriche: la Ferrari, per citarne una, aveva a che fare nello stesso periodo con la scadenza dei contratti di ben 130 lavoratori somministrati. L’azienda della Formula 1 ha pensato di giocare bene le sue carte, rinnovando di due mesi il contratto ai lavoratori senza batter ciglio. Questa scelta era legata al fine di evitare altri conflitti. Il conflitto dei lavoratori Maserati doveva cessare, assolutamente vietato gettare altra benzina sul fuoco! Tutto ciò, comunque, va interpretato come una vittoria che i lavoratori della Maserati hanno saputo cogliere. Malgrado nessun licenziamento dei 112 precari sia rientrato, queste sono le amare situazioni con le quali talvolta bisogna fare i conti, ma che sono pur sempre segnali di vittoria che parlano di voglia di alzare la testa e di aver avuto il coraggio di farlo. Questo ha fatto Eugenio,che con la sua temerarietà e la sua passione sindacale, ha rotto gli argini di un luogo comune fatto di ipocrisia, di latente obbedienza alla voce del padrone e del più gratuito qualunquismo a buon mercato. Ha pagato con il suo licenziamento, ed è chiaro che tutti quelli come lui impegnati in prima linea, sono i primi a “beccarsi” le botte in faccia. Impariamo da queste lotte che mali sociali come la precarietà si possono combattere ed eliminare, forse sarà un viaggio molto lungo, ma vale la pena di tentare. è evidente, una lotta non può iniziare senza uno scopo, ma credo che il processo attraverso il quale un conflitto si sviluppa, snocciola significativi e importanti passaggi intermedi, fatti di conquiste inimmaginabili: la solidarietà, per esempio, ma anche l’unità e la forza che nasce da e tra i lavoratori. I lavoratori, durante le lotte, hanno avuto modo di chiedere con veemenza di tornare a guardare i problemi reali della gente in carne ed ossa, a chiedere a quella politica, soprattutto a quella di sinistra, di non essere più la politica vissuta come “l’ars combinatoria” tra sigle, etichette e costituenti dei palazzi. Loro chiedevano di essere guardati in faccia con i loro problemi di affitto, mantenimento dei figli ecc… Per fare questo bisogna partire da loro, iniziando a dire a gran voce: tutte le leggi riguardo la precarietà vanno abolite!!!
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