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La Fiom sul piede di guerra PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Paolo Brini (Comitato centrale Fiom-Cgil)   
Lunedì 17 Novembre 2008 06:52

Venerdì 31 ottobre davanti a 5mila delegati la Fiom ha aperto lo scontro con padroni e governo proclamando per il 12 dicembre lo sciopero generale della categoria con manifestazione a Roma.

Il clima combattivo e la volontà di lotta dei delegati presenti è emerso in maniera inequivocabile. Ogni passaggio decisivo della relazione del segretario Rinaldini è stato salutato da applausi scroscianti e standing ovations. La Fiom, riprendendo lo slogan che sta caratterizzando le mobilitazioni studentesche di queste settimane, ha rivendicato a chiare lettere che la crisi deve pagarla chi l’ha causata, cioè padroni e banchieri, e si oppone alle politiche che Confindustria e governo stanno portando avanti. Primo tra tutti la riforma del modello contrattuale ma anche contro la politica dei regali ai banchieri, mentre carica come sempre la crisi sulle spalle dei lavoratori.

No al taglio dei finanziamenti alla scuola pubblica, alla sanità, alle pensioni. No anche all’ennesimo attacco all’articolo 18 ed al depotenziamento e privatizzazione dei controlli sulla sicurezza nei posti di lavoro. I metalmeccanici della Cgil hanno altresì avanzato una piattaforma rivendicativa per affrontare la crisi economica volta a tutelare i lavoratori. Si rivendica l’estensione della cassa integrazione anche ai precari dicendo no al loro licenziamento, si esige il ripristino della cassa integrazione all’80% del salario e l’aumento dell’indennità di disoccupazione al 60%. Infine si propone il superamento della Bossi-Fini ed in particolare del meccanismo che prevede, in caso di perdita del posto di lavoro, il ritorno in clandestinità dell’immigrato che non trovasse in tempi brevi una nuova occupazione. La Fiom in termini salariali rivendica da un lato la detassazione delle tredicesime e soprattutto la restituzione del drenaggio fiscale mentre dall’altro pretende l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie ed in particolare sulle stock options. Questa è la piattaforma con cui i metalmeccanici della Cgil scenderanno in piazza il 12 dicembre.

L’assemblea è stata conclusa da Epifani che nel suo intervento ha lasciato trapelare un tentativo da parte della confederazione di spostarsi su posizioni più conflittuali se non altro perché le principali categorie della Cgil sono già sul piede di guerra. Il fatto però che in tutto il suo intervento Epifani non abbia mai menzionato lo sciopero dei metalmeccanici dimostra la contraddizione che sta attraversando la confederazione. Contraddizione che è ben sintetizzata dal fatto che alla mattina con i meccanici si usano parole combattive, mentre al pomeriggio si firma in Alitalia un accordo sul personale che è un massacro ai diritti dei lavoratori. Uno studente, intervenuto poco prima delle conclusione di Epifani, tramite una domanda ha posto la questione decisiva: “se la Cgil ha rotto con Cisl e Uil, perché non si unisce agli altri sindacati di sinistra e va allo scontro generalizzato?”. Il fatto che anche la funzione pubblica abbia dichiarato sciopero generale per il 12 dicembre unendosi ai meccanici, e che la Cgil Emilia Romagna abbia proclamato lo sciopero generale per il 14 novembre, impongono di muoversi. È possibile, ma noi diciamo è necessario e doveroso, che la Cgil convochi al più presto lo sciopero generale di tutte le categorie. La piattaforma della Fiom è un importante punto di partenza per affrontare la crisi. Certamente di per sé non è sufficiente; con il peggioramento della situazione economica altre rivendicazioni oltre a queste si imporranno, quali per esempio il blocco dei licenziamenti o il ripristino della scala mobile. Imboccare la strada del conflitto come unica via per far pagare davvero a chi ne è responsabile i disastri di questa crisi.

 
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