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La Fiom lancia la campagna per la democrazia in fabbrica PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Paolo Brini*   
Mercoledì 24 Marzo 2010 05:37

La decisione di promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia nei luoghi di lavoro è una delle strade intraprese dalla Fiom-Cgil per proseguire la battaglia contro la firma degli accordi separati in materia di Contratto Nazionale e di Modello contrattuale.

Il testo della proposta di legge si incentra su alcuni punti chiave volti ad impedire che possa ripetersi una dinamica per cui padroni e sindacati “complici” possano firmare accordi arrogandosi il diritto di decidere al posto dei diretti interessati.

In primo luogo si richiede che il diritto alla elezione delle Rsu sia esteso anche alle aziende sotto i 15 dipendenti. In secondo luogo si dà alla Rsu la titolarità esclusiva di contrattazione per quanto riguarda le questioni e i temi aziendali, fornendole così un maggior potere di quanto non abbia oggi.

A ciò si aggiunge il fatto che nella Rsu non dovrà più esserci alcuna quota “garantita”, ma ogni organizzazione sindacale avrà un numero di delegati direttamente proporzionale al numero di voti ricevuti. Inoltre aumenta il numero di Rsu eleggibili in base al numero degli addetti per sito produttivo.

Il terzo aspetto è la definizione di un criterio certo ed inequivocabile nella definizione di “sindacato rappresentativo” dato dal raggiungimento del 5% di consensi nella media tra il numero degli iscritti e il numero di voti ricevuti nella elezione delle Rsu.

Per far fronte al problema dei tesseramenti “gonfiati”, come per esempio accaduto col recente scandalo dell’Ugl, si dà mandato alle direzioni provinciali del lavoro ed al Cnel di verificare ogni anno la veridicità dei tesseramenti desumendoli dai versamenti dei contributi sindacali.

Il quarto ed ultimo aspetto riguarda l’obbligo di far validare gli accordi stipulati dalle Rsu o dalle organizzazioni sindacali detentrici della maggioranza dei consensi, ai lavoratori diretti interessati tramite un referendum vincolante che veda il voto favorevole della maggioranza assoluta dei votanti.

Le critiche alla iniziativa della Fiom

 

Su tale proposta sono piombate valanghe di critiche provenienti da più parti. Quelle che ti aspetti sono naturalmente quelle di Cisl e Uil, le quali, per bocca del segretario confederale Cisl Gianni Barretta liquidano la proposta della Fiom come “da sindacato conservatore e dantan (sic!)” nonché “populistica e demagogica”. Per loro il parere dei lavoratori è un libro chiuso.

Quel che non ti aspetteresti è invece di

essere bersagliato da “fuoco amico”, ovvero dalla Cgil stessa. Infatti durante le assemblee congressuali gli esponenti della mozione “Epifani” non hanno perso occasione per affermare che la proposta Fiom, con un governo come quello Berlusconi, è del tutto irrealizzabile e dunque inopportuna.

Verrebbe da chiedere se si pensa davvero che con al governo Casini o Bersani o magari Fini le cose sarebbero più facili. Oltre a dimostrarsi quale cronica arrendevolezza serpeggi negli apparati Cgil, ancora una volta si sottolinea quanto il problema dell’indipendenza della Cgil dai partiti, specie dal Pd, sia di là dall’essere risolto.

In secondo luogo molti compagni di settori con lavoro frammentato e disgregato (commercio, edili, braccianti agricoli ecc.) sostengono che imporre il referendum rischierebbe in quelle categorie di non veder mai raggiunto il quorum di validazione. A parte che il testo di legge prevede non un quorum ma il raggiungimento della maggioranza assoluta dei votanti, una tale affermazione dimostra quanto in moltissime categorie della Cgil, checché se ne dica, si sia poco abituati a far votare i lavoratori e a renderli partecipi delle proprie scelte.

Alcune considerazioni meritano anche le critiche avanzate da Cobas, Rdb e Sdl. Se su alcuni punti paiono fondate, nella

sostanza esse ci sembrano fuorvianti.

Si sostiene in primo luogo che con la proposta di legge si vuole lo stesso garantire “rendite di posizione” a Cgil, Cisl Uil e Ugl senza chiarire che fine fa la quota del 33%. In seconda battuta si afferma che le Rsu sarebbero comunque sotto il controllo delle organizzazioni sindacali esterne e dunque limitate nella loro autonomia.

Infine si afferma in sostanza che con queste regole i sindacati minori non riuscirebbero comunque ad avere agibilità sindacali. In realtà la proposta di legge è molto chiara sui punti sollevati. Innanzitutto è evidente che con la formula “sindacati rappresentativi” non solo non si fa alcuna discriminazione nei confronti dei sindacati di base ma si fa l’operazione esattamente opposta. Infatti mentre prima si parlava di sindacati “firmatari del ccnl” e/o di “altri sindacati” nella proposta della Fiom i sindacati sarebbero tutti alla pari e verrebbero considerati rappresentativi quelli che alle elezioni generali per le Rsu avessero un numero di voti, fatta la media con gli iscritti, non inferiore al 5%.

Questo ad oggi escluderebbe l’Ugl e pure il Fismic. Si potrebbe obbiettare che escluderebbe anche Cobas, Rdb ed Sdl.

Precisando che per candidarsi alle elezioni Rsu servirebbe il 3% delle firme dei lavoratori elettori (quindi meno dell’attuale 5%), questa obiezione è fondata anche se è comunque necessaria una soglia minima di rappresentatività alle liste, onde evitare il proliferare di sindacati di comodo con finalità di disturbo e boicottaggio.

Per quanto riguarda poi il rapporto tra Rsu e organizzazioni sindacali il testo è in realtà migliorativo della situazione odierna. Infatti mentre ora è previsto che “Rsu e sindacati firmatari del Ccnl esercitano i diritti a negoziare...” parificando di fatto il ruolo contrattuale di Rsu e sindacati esterni, con la proposta Fiom alla sola Rsu “spetta il diritto alla contrattazione aziendale”. Il ruolo delle organizzazione sindacali è relegato ad “assistenza”. Inoltre questo ruolo non è più dei sindacati firmatari il Ccnl, ma di quelli rappresentativi. Quindi, un domani che ne avessero ottenuti i numeri, pure dei sindacati di base.

Infine pare assolutamente irricevibile la proposta di permettere che il monte-ore possa essere utilizzato da tutti i sindacati presenti e non presenti in azienda nonché da un singolo Rsu. Se così fosse, chi potrebbe vietare ai padroni di far proliferare sindacati o Rsu filo aziendalisti ad hoc con lo scopo di convocare assemblee sul nulla per esaurire il monte-ore annuo retribuito e paralizzare così l’attività sindacale? Altra cosa sarebbe proporre, per esempio, che le ore di organizzazione annue previste possano essere usufruite da tutte le sigle sindacali presenti in azienda e quindi più rappresentative.

Pertanto a nostro parere questa proposta di legge della Fiom può essere una opportunità interessante.

A patto naturalmente che venga utilizzata come uno strumento per discutere e mobilitare decine di migliaia di lavoratori e sia adeguatamente sostenuta da iniziative di lotta per impedire che resti sepolta nei cassetti di un parlamento ben più interessato a soddisfare gli appetiti dei ricchi e dei padroni che non a concedere diritti ai lavoratori.

 

* Comitato Centrale Fiom-Cgil

 
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