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Integrativo Fiat: lo scontro è solo rinviato PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Paolo Grassi   
Giovedì 20 Luglio 2006 13:21

È stato firmato a fine giugno l’ipotesi d’accordo tra sindacati e Fiat sul contratto integrativo per il biennio 2006-2008. L’integrativo, che sarà sottoposto al voto dei lavoratori tramite referendum entro metà luglio riguarda circa 80mila lavoratori in tutta Italia e prevede 1.100 euro di premio produzione in tre tranche, la prima a luglio di quest’anno di 500 euro, la seconda di 200 nel 2007 e la terza e ultima tranche entro il 2008 di 400. Premio uguale per tutti i lavoratori indipendentemente dallo stabilimento o dal fatto che nell’ultimo anno siano stati in cassa integrazione. Inoltre l’accordo prevede l’assunzione con contratto di apprendistato di circa mille lavoratori attualmente a contratto a tempo determinato o interinali.

Integrativo Fiat: lo scontro è solo rinviato

Il fatto che alla Fiat sia stato firmato il contratto integrativo rappresenta una novità importante. Infatti non solo erano 10 anni che non veniva rinnovato, ma questo contratto è stato firmato a tempo di record. Sono passate solo 6 settimane tra il referendum tra i lavoratori che aveva approvato la piattaforma col 95% dei consensi, e il momento in cui sindacati e azienda hanno firmato l’intesa. Il tutto senza neanche un minuto di sciopero. Inoltre alla firma dell’accordo ha presenziato anche l’attuale amministratore delegato Marchionne, fatto senza precedenti.

L’amministratore delegato ha sfruttato l’occasione per comunicare i futuri progetti del vertice Fiat: conferma degli obbiettivi di vendita della Grande Punto per il 2006, un nuovo modello da realizzare dopo il 2008 a Mirafiori, che tornerà a essere il cuore italiano della produzione Fiat, due possibili nuovi motori tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, e raddoppio dei volumi di vendita di Lancia e Alfa Romeo entro il 2010.

Impegni che si inseriscono nella scia di quello che è l’andamento del mercato in questo momento e che vedono il gruppo Fiat tornare sopra il 30% delle vendite nel mercato italiano e del 7,8%, (il 55% in più dello stesso mese di giugno del 2005) sul mercato europeo.

Sembra passato un secolo da quando la Fiat minacciava il ridimensionamento se non addirittura la chiusura di importanti stabilimenti, sono invece passati meno di tre anni.

Il peggio, a sentire l’amministratore delegato, sembra essere alle spalle e un nuovo ciclo di pacifiche e durevoli relazioni sindacali si sta aprendo grazie alla ritrovata competitività del gruppo.

Anche se non sono proprio queste le parole usate dai vertici sindacali per descrivere il nuovo clima che si respirava all’incontro per firmare l’accordo, questa nei fatti è la direzione che il sindacato sta prendendo.

Ma le cose non stanno proprio così. L’accordo in verità è meno di una mancia per i lavoratori. Veramente possono bastare 500 euro lordi ora e altri 600 (sempre lordi) nei prossimi 18 mesi come risarcimento dei sacrifici fatti da migliaia di lavoratori che in questi anni hanno visto i loro salari dimezzati a causa della cassa integrazione, o negli stabilimenti dove la produzione tirava ammazzarsi di straordinari e ritmi esasperati?

Ma soprattutto: realisticamente si può quantificare in 500 euro lordi quello che in questi primi 6 mesi dell’anno gli operai della Fiat hanno fatto guadagnare all’azienda?


Dall’interinale all’apprendistato


Anche sulle nuove assunzioni a guadagnarci è la Fiat, un contratto di apprendistato dà qualche speranza in più al lavoratore di essere un domani assunto rispetto a un contratto interinale (ora chiamato di somministrazione) ma la realtà è un’altra: questi contratti che dureranno la bellezza di 24 mesi (di quale apprendimento si tratta se già questi lavoratori lavoravano in Fiat?) saranno da rinnovare a tempo indeterminato proprio dopo la famosa soglia del 2008. Non solo: questi lavoratori saranno inquadrati col secondo livello e solo dopo 13 mesi di lavoro passeranno al terzo, ovvero le qualifiche più basse che fanno intendere che le loro mansioni saranno di bassa qualifica e ripetitive, mentre si perpetua l’infinito periodo di prova e quindi di ricattabilità. Intanto la Fiat risparmierà anche su contributi e salario.

Mentre Marchionne ha tutto l’interesse a trovare un accordo nell’immediato che gli consenta di assicurarsi la pace sociale da qui ai prossimi 18 mesi, periodo in cui qualche certezza che gli obbiettivi di vendita verranno rispettati c’è, lui stesso non da certezze ma solo auspici per i piani che vanno oltre al 2008. Da un lato si assicura la pace sociale, con l’altra continua a utilizzare il bastone. Come definire altrimenti la decisione unilaterale di comandare gli straordinari a Mirafiori ora che la Grande Punto tira? Come definire l’imposizione degli straordinari alla domenica a Melfi lo stabilimento dove insieme a Mirafiori si produce l’auto di punta del momento?

Perchè si accetta rassegnati che 550 lavoratori degli enti centrali di Torino siano inevitabilmente espulsi dall’azienda, sperando al massimo che la trattativa col governo produca una mobilità lunga?

Perché non si è sfruttata la fase favorevole per rivendicare la ridistribuire della produzione tra tutti gli stabilimenti, a partire dall’Alfa di Arese, mettendo fine all’odiosa azione unilaterale della Fiat che da una parte costringe i lavoratori a turni massacranti e dall’altra tiene i lavoratori a casa?

È in questa chiave che va anche letto il risultato dell’ultimo rinnovo Rsu alle carrozzerie di Mirafiori dove Fim-Fiom e Uilm hanno subito una sconfitta indiscutibile, soprattutto la Fiom (vedi riquadro).

Un voto che è stato immediatamente impugnato in modo strumentale da chi nella Cgil, come Epifani e Durante (suo rappresentante nella segreteria nazionale della Fiom), vuole una Fiom ancora più moderata, sostenendo che il risultato è l’inevitabile conseguenza del fallimento di una posizione “troppo conflittuale” sostenuta in questi ultimi anni.

La verità sta proprio dalla parte opposta, mentre nel rinnovo del 2003 la Fiom, grazie a una posizione più intransigente contro la ristrutturazione veniva ricompensata col voto dai lavoratori, oggi dopo tante aspettative mancate, i lavoratori rimasti in produzione, (quasi 3mila quelli espulsi solo nelle carrozzerie in questi tre anni) preferiscono, in una fase di ripresa, in assenza di un’alternativa credibile, indirizzare il loro voto a chi dà più garanzie sul piano della concertazione, ovvero la Fim, Ugl e il Fismic, sindacato filo padronale.

Promesse come aumenti salariali dignitosi uguali per tutti, lotta senza quartiere agli esuberi e alla precarietà sono parole che spesso in passato abbiamo sentito usare dai dirigenti Fiom, ma alla fine sono rimaste sulla carta
e ben altri sono stati gli accordi firmati.

Il buon momento che l’amministratore delegato della Fiat va in giro a vendere in verità è destinato a scontrarsi con la dura realtà della competizione mondiale. Il momento favorevole che attraversano le vendite Fiat ora possono in qualsiasi momento cambiare segno. Tutti i giorni le case automobilistiche concorrenti della Fiat sviluppano le stesse politiche, nuove alleanze, nuovi modelli ma soprattutto attacchi agli operai.

I padroni si intascano i profitti creati solo ed esclusivamente dalla classe operaia, poi quando le cose incominceranno ad andare male li scaricheranno.


Un accordo che rinvia lo scontro


Anche se il contratto integrativo è stato firmato e sicuramente verrà accolto dalla maggioranza dei lavoratori in modo favorevole, sarebbe un errore pensare che la partita si dovrà riaprire nel 2008. Troppi sono i problemi sul tavolo anche ora che le cose vanno meglio del passato. È necessario stendere una seria piattaforma
rivendicativa che affronti i problemi in modo deciso e la Fiom, se realmente vuole recuperare il terreno perso deve farsi carico di difendere una piattaforma realmente avanzata in difesa dei lavoratori.

Non ci sono vie di mezzo, o lasciamo ai padroni la possibilità di salvaguardare i loro profitti o salvaguardiamo i nostri interessi.

La questione di togliere la Fiat dalle mani dei padroni, nazionalizzarla senza indennizzo e porla sotto il controllo dei lavoratori, questione che durante la crisi era stata oggetto di discussione nel sindacato e nel movimento operaio, deve tornare all’ordine del giorno. Una Fiat pubblica e controllata dai lavoratori permetterebbe di porre all’ordine del giorno la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, investimento sulle nuove tecnologie, sull’auto ecologica, sul trasporto pubblico, creando le condizioni per orientare la capacità produttiva delle fabbriche Fiat e dei lavoratori Fiat verso la soluzione e il soddisfacimento di bisogni sociali che il mercato capitalista non ha alcun interesse a soddisfare.



I risultati dell’elezione della Rsu a Mirafiori (carrozzerie)

Complessivamente Fim, Fiom e Uilm arretrano del 10,7%. Più marcata la perdita della Fiom (che passa dal 28,1% al 23,6%, meno 4,5%), la Fim invece scende dal 30% al 26,7% (meno 3,3%) e la Uilm dal 17,2 al 14,3% (meno 2,9%). Crescono invece Fismic (dal 13,9 al 19,9%, più 6%) e Ugl che passa dal 6,9% al 9,8% (più 2,9%). Anche il Cobas cresce passando dal 3,7% al 5,5% (più 1,8%).

La partecipazione al voto è stata più alta rispetto alle scorse elezioni, ha votato l’87% dei lavoratori aventi diritto, nel 2003 aveva votato l’81,9%. I I lavoratori che avevano diritto al voto erano 5.300, alle scorse elezioni erano 8mila.

 

11-07-2006 

 
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