logo

Sostienici

Prossime iniziative

NO DEBITO!

La rivoluzione araba

 

 

I nostri libri

 

Libreria Marxista

Mailing list

Iscriviti alla nostra mailing list

Addio Giampiero

giampiero_small

Dopo il successo del 13 febbraio intensificare la lotta! PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Paolo Brini*   
Venerdì 06 Marzo 2009 09:26

Metalmeccanici

Il successo dello sciopero del 13 febbraio della Fiom e della Funzione pubblica è andata aldilà di ogni più rosea aspettativa. La campagna di menzogne di Confindustria volta a ridimensionare il successo dello sciopero non è altro che un ulteriore segnale di quanto i padroni temano la radicalizzazione dello scontro.

Lo sciopero ha dimostrato che pure nelle difficoltà che ogni lavoratore si trova ad affrontare la combattività e la voglia di riscatto è tutt’altro che sopita. L’unità tra lavoratori pubblici e metalmeccanici nella lotta, è altresì la risposta migliore a chi cerca di dividere i lavoratori ed alimentare una guerra tra poveri.

Nel mese di marzo le varie categorie della Cgil scenderanno nuovamente in piazza, dai pensionati, alla scuola, per mezzo di scioperi territoriali. fino ad arrivare alla grande manifestazione nazionale del 4 aprile. Questi appuntamenti sono tutti di vitale importanza ed è necessario lavorare affinché si replichi il grande successo del 13 febbraio. Tuttavia, la questione decisiva è chiarire all’interno della Cgil cosa si fa dopo il 4 aprile. Non solo in termini di iniziative di mobilitazione, su cui la proclamazione di uno sciopero generale di 8 ore con manifestazione a Roma sarebbe di vitale importanza. Diventa altresì necessario chiarire quale strategia la Cgil intende attuare nella prossima fase.

In questo dibattito la Fiom, e con essa pure la Funzione pubblica, hanno il compito di imporre una linea contrattuale e sindacale conseguente alla scelta di non firmare l’accordo sul nuovo modello contrattuale. Il segretario dei metalmeccanici Cgil Rinaldini, nel suo intervento in piazza San Giovanni il 13 febbraio ha giustamente affermato “ ..noi non siamo disponibili ad accettare una usurpazione autoritaria nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici. Quello che lì c’è scritto, i vincoli che sono scritti in quell’accordo, non ci riguardano e non li rispetteremo!” .

È necessario che questo approccio sia rispettato da tutte le categorie della Cgil. Ma è proprio qui che si aprono le contraddizioni. Infatti ci sono diverse categorie che già nelle prossime settimane saranno chiamate a stilare le piattaforme per i rinnovi contrattuali, di cui le più importanti saranno elettrici ed alimentaristi. Non è accettabile che queste piattaforme recepiscano nella sostanza l’accordo separato, accettando magari la triennalizzazione, aumenti salariali irrisori, l’introduzione di enti bilaterali ecc, in nome dell’unità con Cisl e Uil.

Assieme alla battaglia per la coerenza in Cgil, la Fiom ha il difficile compito di affrontare, più di ogni altra categoria, il dramma della crisi economica che sta devastando la vita di milioni di lavoratrici e lavoratori. I tanti interventi che si sono succeduti dal palco di Piazza San Giovanni l’hanno ribadito in modo perentorio: bisogna andare fino in fondo nella difesa della piattaforma che ci siamo dati: il blocco dei licenziamenti, l’estensione della cassa integrazione anche ai precari ed il suo innalzamento all’80% del salario, ecc. Per far vivere queste parole d’ordine, cambiare i rapporti di forza ed intensificare le mobilitazioni, diventa necessario che la Fiom lanci in tutte le città coordinamenti di cassaintegrati e lavoratori precari. Questi coordinamenti sono necessari da un lato per preservare anche in queste settimane di inattività lavorativa forzata il rapporto diretto con il sindacato e con i compagni di lavoro. Dall’altro sono soprattutto necessari per organizzare iniziative di lotta e di protesta che pongano al centro dell’attenzione il problema della classe lavoratrice di questo paese.

Tuttavia per affrontare una crisi così profonda e strutturale, queste parole d’ordine non possono bastare. Diventa necessario chiarire cosa si intende per intervento pubblico nell’economia.

A partire dalla Fiat che con l’indotto rappresenta il 12% del Pil nazionale e dove anche qui la crisi è evidente in tutta la sua drammaticità, ma dove Fim, Fiom, Uilm e Fismic recentemente con un comunicato congiunto, pur con alcune critiche, hanno accolto positivamente gli incentivi del governo all’auto, senza che questi abbiano dato uno straccio di garanzia di mantenimento della forza lavoro attuale. Si avvalora una politica che già più volte abbiamo visto in passato e cioè quella di fare enormi regali “a fondo perduto” alla Fiat senza nulla in cambio. Inoltre è bene ricordare che la Fiat nel 2007 ha fatto profitti record, con utili pari a 3 miliardi di euro! Per questo la Fiat dovrebbe già ora essere obbligata a garantire tutti i posti di lavoro, precari compresi, sia in territorio italiano sia negli stabilimenti all’estero senza bisogno di altri finanziamenti pubblici.

Questo è il nodo da sciogliere per i metalmeccanici dopo il 13 febbraio. Se Fiat lascia a casa i precari e minaccia di chiudere gli stabilimenti deve essere nazionalizzata sotto il controllo dei lavoratori. Se l’Indesit di Torino o qualunque altra fabbrica dopo aver preso i soldi pubblici chiude e se ne va, sono i lavoratori che devono proseguire la produzione. Così saremo coerenti con le parole d’ordine che ci siamo dati, così impediremo che la crisi ancora una volta la paghino i lavoratori.


* Comitato centrale Fiom-Cgil

 
Joomla SEO powered by JoomSEF

PRC

Internazionale

Economia

Storia e Memoria


FalceMartello
Licenza Creative Commons