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| Messico. Lo scontro elettorale si sposta nelle piazze |
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| America Latina | |||
| Scritto da La Redazione di Falce Martello | |||
| Giovedì 20 Luglio 2006 13:03 | |||
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Il 2 luglio, al termine di una campagna elettorale arroventata, il Messico ha votato per eleggere presidente e parlamento. Il candidato della sinistra Lopez Obrador, esponente del Prd (Partido de la revolucion democratica, il principale partito della sinistra messicana) che è stato perennemente in testa su quello della destra Felipe Calderon in tutti i sondaggi si è visto soffiare la vittoria presidenziale a causa di brogli evidenti che per ora hanno sancito seppure con solo lo 0,5% dei voti di vantaggio, la vittoria dell’esponente di destra. Lopez Obrador era diventato il punto di riferimento del movimento operaio e dei lavoratori in generale. Dietro al suo voto c’è la mobilitazione di milioni di lavoratori e contadini che sperano di migliorare le proprie condizioni. La classe dominante messicana e l’imperialismo statunitense hanno tentato di sbarragli la strada nonostante le riforme che vuole portare avanti siano tutto sommato moderate. Le elezioni arrivano infatti dopo un intenso periodo di mobilitazioni sociali che hanno visto in tutto il Messico milioni di lavoratori dei più svariati settori, dagli insegnanti ai lavoratori dell’industria scioperare contro le politiche antioperaie del presidente di destra uscente Fox (presidente uscente e principale sostenitore di Calderon), contro la privatizzazione del settore petrolifero e in particolare contro il peggioramento delle leggi sul lavoro. Già nella primavera del 2005 Fox aveva tentato di sbarrare la strada verso la presidenza a Obrador, accusandolo di corruzione e facendogli ritirare l’immunità parlamentare per essere processato. Allora Fox dovette alla fine fare un passo indietro, facendo cadere le accuse, dopo che oltre un milione di persone avevano risposto all’appello di Obrador partecipando a un’impressionante manifestazione a Città del Messico. Lopez Obrador sta ora convocando propri sostenitori e i lavoratori in piazza. La prima manifestazione, svoltasi l’8 luglio nella piazza dello Zocalo, ha portato oltre 500mila persone. Per il 12 e il 16 luglio ne sono previste altre, e sembra, per ora, che Obrador abbia intenzione di andare avanti fino a che non sarà riconosciuta la sua vittoria.
Pubblichiamo di seguito l’appello dei nostri compagnimessicani del Militante contro la frode
Dichiarazione della redazione del Militante, Messico, 3 luglio 2006 Mobilitare le masse e convocare lo sciopero generale per fermare la frode elettorale!
Nonostante la maggioranza degli exit polls assegnasse la vittoria a Lopez Obrador, l’Istituto elettorale federale (Ife) e Fox rifiutano di riconoscere i risultati delle elezioni e stanno manovrando ritardando la pubblicazione ufficiale dei risultati e dichiarando sul Programa de Resultados electorales preliminares (Prep) che non possono definire un risultato netto, dato il ristretto margine nei conteggi. L’istituto Parametria indicava Obrador 3,5 punti avanti su Calderon; Telesur dava 42 punti a Lopez Obrador e 38 a Calderon; Covarrubias poneva il Prd, il Partito della rivoluzione democratica, al 37 per cento e il Pan, Partito di azione nazionale, al 34. Secondo il sito “Casa del Plan de los 3 Puntos”, l’Università di Harvard assegnava la vittoria a Obrador per 7 punti. Un sondaggio riservato del giornale Milenio dava Obrador al 37% e Calderon al 36%. L’Ife ora spiega che il calcolo complessivo dei voti è nelle mani dei 300 distretti elettorali nel paese. I risultati non saranno pubblicati fino a mercoledì (5 luglio – NdT). Un altro elemento in questa manovra è la vittoria autoproclamata del candidato del Pan, Felipe Calderon. (…) Ancora una volta la borghesia spera di imporci la sua volontà attraverso una frode persino peggiore di quella del 1988, quando un “difetto nel sistema” impedì a Cardenas di assumere la presidenza, imponendo al suo posto Salinas. Il costo per non aver respinto quella frode nel 1988 fu estremamente alto per i lavoratori e i contadini messicani. Salinas portò avanti un programma di privatizzazioni selvagge, attacchi ai salari, tagli ai servizi sociali, ecc. E dopo Salinas vennero Zedillo e poi Fox, i quali continuarono ed estesero queste politiche antioperaie. Tutto questo ha significato maggiore miseria, disoccupazione e mancanza di opportunità per le masse. L’imposizone di Calderon significherebbe proseguire con le stesse politiche, ed è qualcosa che non possiamo tollerare. Negli ultimi anni il movimento operaio è stato in ascesa e si esprime in questo momento nelle lotte degli studenti dell’università di Oaxaquena e in quella dei minatori. Non ci può essere dubbio sul fatto che esistano tutte le condizioni necessarie per costringere il regime a riconoscere la vittoria del Prd. Se Lopez Obrador facesse un appello deciso contro la frode, le masse risponderebbero con grande entusiasmo. (…) Diversi sindacati e Federazioni sindacali avevano già annunciato il loro sostegno al candidato del Prd prima delle elezioni. Lopez Obrador deve basarsi su questi lavoratori e – insistiamo su questo – fare appello a una mobilitazione e allo sciopero generale contro la frode, che unirebbe le rivendicazioni dei diversi settori in lotta. I sindacati e il Prd hanno in mano tutto il necessario per far tremare la borghesia. Per questo è urgente costruire una vera prova di forza che metta le cose chiaro nel paese. Lopez Obrador e gli altri dirigenti non devono piegarsi al ricatto della campagna isterica dell’Ife, di Fox e dei media sulla necessità di “senso civico”. Per questa banda di ipocriti “civismo” significa che i lavoratori devono accettare la frode e rassegnarsi ad altri sei anni di attacchi. (…) Fox ha dimostrato di essere a capo di un governo debole. È stato sconfitto dalle masse nel suo tentativo di privatizzare il settore energetico, nel tentativo di imporre l’Iva sulle medicine e sugli alimentari e su altre controriforme. Lo stesso è accaduto con il desafuero (il tentativo di escludere Lopez Obrador dalle elezioni tramite i tribunali – NdT). Questo significa che anche questa frode elettorale può essere sconfitta. La chiave è la mobilitazione, prima e più di qualsiasi ricorso legale di fronte al Tribunale elettorale federale. (…) Solo se Fox e la classe dominante avranno paura di perdere il controllo, e che le cose vadano ancora più in là, saranno costretti ad accettare la vittoria di Lopez Obrador. Lopez Obrador deve identificarsi con quelli che sono i suoi principali punti di sostegno e basarsi su questi per lanciare la lotta contro la frode. L’analisi dei risultati che emerge dal rapporto del Prep pubblicata alle 3.55 di mattina (del 3 luglio – NdT) mostra che negli stati dove i lavoratori sono stati in lotta nelle ultime settimane, il Prd ha ottenuto buoni risultati. È stato il caso di Oaxaca (159.935 voti per il Pan e 409.484 per il Prd), del Chiapas (139.791 per il Pan, 300.696 per il Prd), Tlaxcala (136.000 voti per il Pan e 176.092 al Prd) e Guerrero (130.799 per il Pan, 371.380 per il Prd). In altri stati che normalmente vedono vittorie sicure del Pri, il Prd ha ottenuto un significativo aumento dei voti. Un esempio di questi è Puebla, dove in passato in una elezione dopo l’altra il Prd arrivava sempre al terzo posto con percentuali molto basse. Ora i voti sono stati i seguenti: Pan 620.359; Prd 514.922; Pri 330.258. E in molti stati nei quali il Pri ha sempre vinto, ora il Prd è in vantaggio, come si vede nel Quintana Roo (Pan 71.481, Prd 84.517) e nello Stato di Mexico (Pan 1.618.266, Prd 2.225.385). Il denominatore comune a tutti gli Stati nei quali il Prd ha aumentato sigificativamente i suoi voti e a quelli nei quali è passato al primo posto è l’influenza importante di sindacati quali la Croc e la Unt, due federazioni sindacali che avevano fatto appello al voto per il Prd. Anche nei sobborghi dello Stato di Mexico e del Distretto Fererale (DF), dove il Prd ha spazzato via il Pan e dove vive la maggior parte dei dipendenti dell’amministrazione federale, molti dei quali membri di sindacati che sostenevano Lopez Obrador, ci sono interi quartieri e colonie di lavoratori del settore elettrico, minerario e delle ferrovie. Tuttavia nello Stato di Michoacan, dove il Prd avrebbe dovuto prendere una maggioranza schiacciante, per il momento il numero di voti non è di molto superiore a quello del Pan, che ha preso 411.629 voti contro 456.181 per Lopez Obrador. Questo riflette chiaramente il prezzo pagato per le politiche di destra del governatore Cardenas Batel. Dobbamo tuttavia comprendere che le cose sarebbero andate molto peggio per il Prd se i minatori della Sicartsa non avessero lanciato la loro campagna “nessun voto al Pan” e se settori importanti degli studenti dell’università di Michoacan non avessero fatto appello al voto per Lopez Obrador. È importante enfatizzare questi aspetti dei risultati elettorali, perché rivelano la forza della classe sulla quale si potrebbe contare nella lotta contro i brogli. È anche importante compendere come la forza della classe operaia non sia solo numerica, ma anche qualitativa e che questa forza, che potrebbe paralizzare il paese, è dalla parte di Lopez Obrador. La forza per sconfiggere la frode è nelle mani di Lopez Obrador e dei dirigenti sindacali. Dobbiamo mobilitarci nella lotta contro il broglio, organizzare assemblee, formare comitati in difesa delle elezioni e premere i dirigenti del Prd e dei sindacati affinché convochino azioni di lotta, fino allo sciopero generale. Non possiamo e non dobbiamo permettere che Fox e la classe dominante passino ancora una volta! No a un nuovo 1988! 11-07-2006
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