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Licata (Ag) - Operaio muore a causa dello sfruttamento padronale PDF Stampa E-mail
Politica Italiana
Scritto da Giorgio Russo (Prc Licata)   
Venerdì 06 Ottobre 2006 12:39

Una decina di giorni si è verificato a Licata l’ennesimo incidente sul lavoro, una tragedia che va ad  incrementare ulteriormente il numero di morti “bianche” nei cantieri di tutta l’isola.

A restare sotto le macerie di una fatiscente palazzina in ristrutturazione, nella piccola zona balneare di Torre di Gaffe alle porte di Licata, un operaio rumeno di 31 anni, Mircea Spiridon, trovato agonizzante dalle unità cinofile della protezione civile a 48 ore di distanza dal crollo.

Le responsabilità sono chiaramente da imputare alla burocrazia comunale che ha autorizzato i lavori  ed all’imprenditore che non ha neppure denunciato la scomparsa dell’operaio al momento dell’incidente, ma pesanti critiche vanno rivolte all’immobilismo della direzione del movimento operaio siciliano.

In questi giorni hanno luogo i festeggiamenti per i cento anni dal congresso costitutivo della CGIL.  Il segretario generale Epifani ha chiuso la prima giornata con un discorso in cui  puntualizzava la necessità per il sindacato di “non abbassare la guardia nonostante le grandi conquiste ottenute ma anzi di vigilare costantemente, perché  il diritto al lavoro non è mai stato acquisito definitivamente da tutti i lavoratori”.

La vicenda di Licata è la dimostrazione palese della angherie che i lavoratori italiani ed immigrati  subiscono nei cantieri edili come in fabbrica e sui campi di tutta Italia da padroni senza scrupoli, che approfittano della cronica mancanza di occupazione per sfruttare manodopera a basso costo.

La reazione del PRC non è andata oltre l’emanazione di alcuni comunicati in cui si biasima la condotta dell’imprenditore e l’iniziativa della CGIL siciliana si è limitata all’organizzazione di due sit-in sul luogo dell’incidente, l’ultimo dei quali si è tenuto mercoledì 4 ottobre alla presenza dei massimi dirigenti regionali delle diverse organizzazioni siciliane dei lavoratori.

Da tempo i compagni del circolo di Licata del Prc coinvolgono svariate centinaia di persone con iniziative importanti e partecipate come il campeggio nazionale antirazzista della scorsa estate o con la grande manifestazione regionale contro la guerra, seguita all’assassinio di Enzo Baldoni e ancora con le manifestazioni studentesche degli ultimi due anni per il diritto allo studio, ma dai dirigenti del partito è arrivato solo disinteresse, quando non scorrettezze e attacchi incondizionati.

E’ curioso registrare la presenza contemporanea dei più alti ranghi del partito e del sindacato siciliano ad una iniziativa organizzata in silenzio ed in tutta fretta dalla CGIL locale, che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone ad una messa in suffragio ed alla deposizione di una corona di fiori.

I rappresentanti degli studenti, che assistevano attoniti alla funzione religiosa, non pensano però a snaturare la loro attività; inseriti all’ordine del giorno nelle diverse assemblee di istituto avanzano la proposta  di una manifestazione regionale contro le“morti bianche” e la precarietà del lavoro.

I ragazzi siciliani iniziano a sperimentare sulla propria pelle la logica dello sfruttamento imposta dall’alternanza scuola-lavoro ed i rappresentanti del movimento studentesco stanno vagliando concretamente la possibilità di attuare una protesta entro la fine del mese di ottobre.

Il gruppo locale di FalceMartello, attivo all’interno della direzione del movimento studentesco a Licata, come anche nei Giovani Comunisti della federazione di Agrigento, intende condividere  questo percorso.

Crediamo sia necessario che il PRC siciliano si orienti verso posizioni più combattive e che  il sindacato proclami uno sciopero generale nel settore edilizio contro le morti bianche, necessario per porre l’accento sulle drammatiche condizioni di pericolo in cui è costretta la maggior parte dei lavoratori in Sicilia.

Pensiamo fermamente che sia l’unica strada percorribile per compattare il fronte dei lavoratori italiani ed immigrati in tutta la regione e rivendicare insieme agli studenti un futuro di stabilità e sicurezza. Per combattere il lavoro nero non bastano corone di fiori, ma occorre, tra l’altro, abolire la legge Bossi-Fini, garantendo un permesso di soggiorno a tutti i lavoratori ed un salario minimo garantito che non lasci i salariati di ogni colore alla mercé del padronato.

Solo l’unità della classe lavoratrice, rinvigorita dalla vitalità delle nuove generazioni, potrà finalmente invertire i rapporti di forza in Sicilia come altrove, evitare il ripetersi di tragedie come questa e liberare finalmente i lavoratori dalla schiavitù e dallo sfruttamento imposto dalla classe dominante.

 
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