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| La Campania tra rifiuti e repressione |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Vittorio Saldutti | |||
| Martedì 29 Maggio 2007 07:14 | |||
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Dopo pochi mesi l’emergenza rifiuti riprende da dove si era interrotta. È questa la costante dell’emergenza: ogni tre mesi si ripresenta uguale alla volta precedente, perché il tempo trascorso viene impiegato a perseguire un’irrealizzabile ed insostenibile ciclo integrato, tralasciando tutte le altre vie di soluzione, specialmente quelle maggiormente ecocompatibili. Le strade della Campania sono nuovamente invase dai rifiuti, un milione di tonnellate, a cui se ne aggiungono ogni giorno 7200. La gravità della situazione è servita al commissario straordinario Bertolaso per giustificare l’inprocrastinabilità del provvedimento di apertura di nuove discariche. Nei mesi scorsi il commissario aveva sostenuto la necessità di aprire tali discariche a causa dell’impossibilità di sversare altri rifiuti nelle discariche già in uso, in particolare quella di Villaricca, in provincia di Napoli. Questa discarica è salita alla ribalta della cronaca nazionale quando sono state mostrate le immagini del percolato, la sostanza liquida altamente inquinante prodotta dalla macerazione dei rifiuti, che non veniva raccolto in nessun contenitore, finendo nel terreno circostante il sito. Sono questi disastri ambientali, prodotti da una gestione scellerata dei siti di conferimento dei rifiuti, a essere alla base del moltiplicarsi di lotte a difesa del proprio territorio, non un localismo spinto all’eccesso, come accusano coloro che questi scempi li hanno prodotti e vogliono continuare a produrli. La chiusura dei vecchi impianti ha fatto sì che Bertolaso dovesse individuare nuovi siti e, con un’abilità che i vari commissari hanno dimostrato di possedere in egual misura, ha individuato i luoghi peggiori possibili. In particolare i siti individuati per le provincie di Napoli e Salerno destano scalpore. In provincia di Salerno era stato individuato il sito di Serre, dove è ubicato un parco ambientale del Wwf, mentre lo sversatoio della provincia di Napoli dovrebbe essere Terzigno, nel parco naturale del Vesuvio. Entrambe le aree, dunque, si trovano a ridosso di territori dove i vincoli ambientali sono tali che non è possibile edificare, procedere a lavori che modifichino anche minimamente l’assetto ambientale, dove, in pratica, nessuno poteva toccare una pianta. Tutto ciò è stato giustificato con le necessità imposte dall’emergenza, ma questo è falso. Inoltre il presidente della provincia di Salerno aveva indicato 5 siti alternativi, peraltro approntabili in tempi minori, ma Bertolaso non ne ha voluto sapere, ed ha impugnato il decreto legge da poco firmato dal governo, in cui si individuano come siti di stoccaggio quelli da lui proposti.
È questa la ricerca che ha spinto migliaia di persone a scendere in piazza a Napoli il 19 maggio in una manifestazione combattiva sotto la parola d’ordine “rifiuti zero”.
23/05/07
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