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| Scritto da Alessandro Giardiello | |||
| Mercoledì 30 Novembre 2011 17:40 | |||
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Alcuni congressi sono ancora in corso ma un primo bilancio dell’8° congresso di Rifondazione comunista è possibile essendosi pronunciati oltre il 95% dei circoli.
Il partito si è certamente ridimensionato da allora, ma anche considerando la scissione di Vendola (e le successive surroghe dei compagni di Rps rimasti nel Prc), si partiva dal 4,5% a cui si sono aggiunti i tre compagni di Controcorrente. Triplichiamo la nostra presenza nel partito. Un successo che non ha precedenti nella storia di Rifondazione comunista. In termini di voti assoluti cresciamo del 60% (a Chianciano 1.401 voti). La ex-mozione 1 (Ferrero-Grassi), nonostante l’aggiunta di Rps e Sinistra comunista (l’area di Pegolo) passa da 17.500 voti a non più di 13.500. A Chianciano, in quello che qualcuno ha definito un incontro di rugby più che un congresso (senza la lealtà che contraddistingue i giocatori della palla ovale) era stata drogata da un’impressionante quantità di “voti passivi”. Secondo una stima attendibile furono almeno 15mila gli iscritti “inconsapevoli”, portati a votare senza alcuna coscienza politica. Un malcostume, inaugurato dai bertinottiani nel congresso di Venezia, esploso a Chianciano e che si è fortemente ridimensionato in questo congresso. Si tratta di un aspetto positivo che è giusto segnalare. Ma che tuttavia non è sparito completamente. A una prima lettura possiamo dire che in questo congresso i voti con questa natura siano stati almeno 2-3mila. Non ci riferiamo agli iscritti normalmente poco attivi o per nulla attivi, ma di persone “portate” per fare un favore a un amico, a un parente, in qualche caso dove abbiamo ancora degli assessori, a un datore di lavoro. Dei 14mila che restano almeno la metà sono attivisti. Il che significa che il corpo militante “residuo” di Rifondazione Comunista è costituito oggi da circa 6-7mila militanti. Un dato non disprezzabile, siamo di gran lunga la forza politica più importante della sinistra italiana e certamente la più radicata, ma che allo stesso tempo dimostra le difficoltà che permangono nella costruzione di una forza anticapitalista e di classe nel nostro paese.
Le federazioni dove si raccolgono almeno 10 voti per la maggioranza sono 115, per noi 64, per il terzo documento 18. Nelle grandi città la seconda mozione va bene soprattutto al Nord e nelle zone urbanizzate e più industrializzate del paese (dove sfiora il 25% dei consensi). Complessivamente al Nord siamo al 20%, al Centro al 12,8%, al Sud e nelle isole al 7,5%. Ciò significa che dovremo porci in futuro il problema, come sinistra del partito, di un maggior investimento nella costruzione del nostro insediamento nel Mezzogiorno, in particolare sul terreno della formazione dei quadri, che vada oltre il pur pregevole lavoro svolto alla Fiat di Pomigliano. Per quanto riguarda il Centro Italia otteniamo un risultato positivo nelle Marche (102 voti) e in Umbria (realtà dove non siamo storicamente radicati) mentre teniamo testa al terzo documento nella regione dove esprime maggiore forza, la Toscana. Il terzo documento raccoglie un risultato del 5% a livello nazionale, ma con un tratto distintivo evidente: si tratta di una sorta di “federazione di realtà politiche locali” più che un’area nazionale vera e propria; concentra il 60% dei voti in 8 federazioni che corrispondono all’ubicazione territoriale degli esponenti che l’hanno sostenuto nel Comitato politico nazionale e qualche loro addentellato (Vibo Valentia, Campobasso, Chieti, Firenze, Siena, Pisa, Torino, Castelli). Al Nord la seconda mozione contende fino all’ultimo voto la maggioranza nelle federazioni di Genova e Modena. È stata una competizione tutto sommato leale a Genova (seppure con una forte prevalenza del voto passivo per il primo documento), non lo è stata affatto a Modena, dove si sono verificate gravi irregolarità e violazioni dello Statuto. Un caso affrontato in Commissione nazionale con votazione a maggioranza (7 rappresentanti della 1 contro il sottoscritto e il compagno Targetti della 3). Quanto è successo è presto detto: nell’ultimo giorno utile (7 giorni prima del congresso per i nuovi iscritti) la commissione provinciale di Modena (con un voto a maggioranza) ha incorporato 49 tessere alla lista degli iscritti del circolo cittadino di Modena, scavalcando il segretario e le strutture dirigenti del circolo che a norma di statuto (art. 2 comma 1,2 e 5) sono deputate a ricevere le iscrizioni. Questa violazione delle regole che riteniamo gravissima e come tale denunciata in commissione nazionale, ha determinato che il congresso di federazione sia stato vinto dal primo documento e non da noi (circa 20 voti al primo documento sono arrivati da questi “iscritti dell’ultimo minuto” e la vittoria della 1 si è verificata per soli 16 voti). Lo stesso non si è verificato nel congresso del circolo cittadino, grazie alla correttezza dei compagni kurdi, 15 nella lista dei 49 nuovi iscritti. Quando si sono resi conto che era in corso un’operazione contro FalceMartello hanno deciso di non partecipare al voto del congresso (nonostante le forti pressioni ricevute da alcuni esponenti del primo documento) con una dichiarazione in cui spiegavano che il Pkk kurdo non appoggiava solo una parte, ma tutto il partito della Rifondazione comunista, dandoci così una grande lezione di dignità e moralità politica. A parte Modena e Genova, risultati molto soddisfacenti per la nostra mozione sono stati ottenutti a Milano (21%), Brescia (34), Savona (32), Crema (41), Varese (25), Trieste (21), Udine (26), Trento (29), Bologna (31), Parma (33), Reggio Emilia (28), Arezzo (27), Ancona (23), Ascoli (23), Frosinone (33), Caserta (41), Agrigento (43), Trapani (31), Sassari (31).
Alle numerose adesioni di attivisti del mondo del lavoro, pubblicate sulla tribuna di Liberazione se ne sono sommate di nuove nel corso del congresso. Ci è capitato in più di un’occasione di sentire nei congressi dei lavoratori dire: “se non fosse stato per voi non so se avrei più messo piede in una sede di Rifondazione comunista”. Un voto importante quello operaio, che dovremo far valere sulle future scelte del partito e che verrà significativamente rappresentato dalla nostra mozione negli organismi dirigenti nazionali e di federazione. Come tradizione confermiamo la tendenza a doppiare tra i giovani i risultati che abbiamo nel partito. Negli unici tre circoli universitari rimasti in Italia (Bologna, Napoli e Catania), vinciamo il congresso a Napoli (17 a 0), raccogliamo il 40% a Bologna (21 a 13), mentre è la maggioranza ad affermarsi a Catania (13 a 0). Importante la nostra vittoria (con il 75% dei voti) nel congresso del circolo di Bussoleno della Val Susa. La maggioranza del partito ha fatto diversi tentativi, che si sono rivelati maldestri, di limitare la nostra avanzata. Oltre alle operazioni descritte sul “voto passivo”, prima ha tentato di limitare gli spazi sulla tribuna di Liberazione (3 uscite per noi, 2 per il terzo documento contro le 15 di maggioranza), abbandonando la prassi dei precedenti congressi dove le mozioni ricevevano lo stesso spazio, indipendentemente dal consenso ottenuto nel Cpn. Poi con la proposta assurda di invertire l’ordine delle relazioni (al posto di 1-2-3, il 3-2-1). Si trattava di misure puramente amministrative che non potevano ottenere alcun effetto nel contrastare problemi legati al fallimento di una linea politica che si palesava nel mezzo del congresso con la nascita del governo Monti. La proposta del “Fronte democratico” andava in mille pezzi, ed è così che nel mezzo del congresso veniva convocata una direzione straordinaria, che serviva sostanzialmente a ribadire che la linea di maggioranza “restava ugualmente corretta”. Sull’andamento della direzione rimando alle note del compagno Bellotti che trovate a lato e al documento politico che in quella riunione abbiamo presentato. Un terzo documento è stato presentato dalla compagna Forenza. Ma il giorno dopo Liberazione pubblicava solo quello della segreteria nazionale, ignorando quello della minoranza in piena fase congressuale!
Su questo punto deve essere messa da parte ogni ambiguità e compromissione politica con le recenti posizioni difese da Diliberto, che ci condurrebbero alla subalternità più totale verso il Pd. Se l’idea è quella di barcamenarsi sperando che il governo tecnico duri poco e torni in campo l’alleanza con il Pd ci troverete all’opposizione, viceversa se l’intenzione è quella di “aggiustare” il tiro, organizzando seriamente l’opposizione al governo tecnico troverete i quadri e i militanti della nostra area in prima fila. Siamo nel mezzo della crisi più grave del capitalismo da 80 anni a questa parte; i processi marciano veloci, non si può pensare di reggere sulla base di tattiche di corto respiro e manovre di piccolo cabotaggio. Dalla Spagna ci viene una lezione, la grande affermazione di Izquierda unida alle elezioni del 20 novembre, dimostra che, mai come in questo momento, l’opposizione paga. Dalla Grecia ci arriva lo stesso messaggio. La gente vuole proposte chiare, soluzioni radicali e scelte conseguenti. Una linea di rottura con il quadro politico esistente è l’unica via per battere l’antipolitica e dare risposte ai movimenti di lotta che dilagano nella società. È necessario fare scelte coraggiose e intraprendenti, connettersi ai movimenti reali e costruirci come partito di classe, che metta al centro del proprio programma gli interessi delle classi subalterne. Ai compagni della maggioranza diciamo chiaramente: se volete l’unità del partito è su questa base che può essere costruita, altrimenti continuerà la nostra opposizione nel partito e nella società… e alla fine chi ha più filo tesserà. *direzione nazionale Prc Leggi anche:
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