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| 8° congresso Prc, Napoli - Gli interventi di Sonia Previato, Domenico Loffredo e Alessio Marconi |
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| Prc - Materiali | |||
| Scritto da FalceMartello | |||
| Mercoledì 07 Dicembre 2011 16:07 | |||
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Sonia Previato Cari compagni, sono molto contenta ed orgogliosa, come hanno anche detto i compagni che mi hanno preceduta, di partecipare a questo Congresso. Il Congresso della principale forza della sinistra italiana, perché obiettivamente, alla luce della grande crisi dopo il 2008 dobbiamo tirare una riga e verificare che per quanto il nostro Partito sia fortemente ridimensionato e con gravi problemi resta comunque la forza principale a sinistra. Ora, questo è un elemento importante, che conferisce a tutti noi una grande responsabilità: non soltanto per il futuro di questo Partito, ma per il futuro della lotta di classe in questo Paese, per il futuro del movimento operaio; che, mi pare evidente, dalle politiche cui si appresta questo governo e dalla evidente linea internazionale del capitale di attacco feroce ai diritti del lavoro conquistati e lo stato sociale sarà fortemente sotto attacco. E noi dobbiamo posizionarci correttamente in questa fase storica. Questo è stato un Congresso importante, perché come ha anche detto il compagno Galieni prima di me è stato un Congresso sereno, non abbiamo la spada di Damocle delle scissioni e questo ha consentito ai compagni di potersi confrontare anche su posizioni politiche differenti senza l'ansia appunto della divisone di questo Partito. La mozione per la quale io ho racconto consensi convintamente – la mozione 2 “Per il partito di classe” - sono orgogliosa di dire che ha raccolto consensi cospicui. Perché? Perché è evidente, in questo momento, la necessità storica che questo Partito debba essere il fulcro, il centro della rappresentanza di classe di questo Paese. Ora io vi devo dire, il documento di maggioranza ha fatto un'analisi economica sulla natura della crisi del capitalismo, sulla crisi strutturale in cui veramente si inseriscono elementi di tutti i tipi... Io vorrei che dicessimo delle parole chiare, perché altrimenti cadiamo nell'eclettismo: perché diciamo che si sono esauriti gli spazi di riformismo, che il capitalismo non è riformabile, che la crisi è strutturale, che c'è la crisi di sovrapproduzione... dopodiché la relazione del Segretario ci dice che noi siamo per la riformabilità della BCE. Ma compagni, ma basta! Siamo qui a raccontare, a dire, a suggerire la politica alla BCE, quando è evidente a livello internazionale l'unità d'intenti di tutte le forze del capitale, l'identità tra centrodestra e centrosinistra su qual è la linea del capitale oggi, come si esce dalla crisi. E' molto chiaro: questa è una crisi di sovrapproduzione che è stata rimandata attraverso l'espansione del debito e del credito e la leva del credito, del debito, dei debiti sovrani è stata utilizzata per un trasferimento clamoroso di reddito dal lavoro al capitale. Ora, o noi capiamo questo e capiamo che è possibile uscire dalla crisi solo attraverso un processo di messa in discussione di questo sistema, che peraltro è quello che stanno tentando con grande difficoltà di mettere all'ordine del giorno tutti i movimenti che si sono sviluppati a livello internazionale (e forse in questa relazione chilometrica del nostro Segretario qualche ragionamento in più sui movimenti che si sono sviluppati a livello mondiale che vogliono mettere in discussione il capitalismo magari era opportuno farla, perché tra l'altro se noi abbiamo delle possibilità come partito forse è rivolgendoci e ponendoci l'obiettivo di essere punto di riferimento di queste vertenze e di questi conflitti). Ora, dicevo, unità d'intenti totale del capitale e di tutto il quadro politico a livello internazione. Io veramente vi invito a fare una riflessione rispetto a quanto è avvenuto in Grecia, perché è veramente incredibile; allora, il governo non di centrosinistra, il governo a larghissima maggioranza, stabilissimo ecco, del PASOK porta avanti una politica lacrime e sangue di tagli ai dipendenti pubblici, di riduzione delle pensioni, gli ospedali che non possono curare la gente perché non possono pagare fornitori e quant'altro; di fronte alla richiesta di ulteriori tagli chiede di fare un referendum – ovviamente la Francia e la Germania gli dice no perché i soldi devono essere dati alle loro banche – e di fronte a questo si arriva alle dimissioni; e nonostante questo il PASOK è ancora, persevera, nella politica liberista sostenendo un governo di unità nazionale che va dal PASOK a Nuova Democrazia fino all'estrema destra del LAOS. Ora, la domanda che noi ci dobbiamo porre quando nei nostri dibattiti ragioniamo rispetto al fatto che è possibile un'alternativa a questo sistema, che dobbiamo elaborare delle proposte concrete e alternative, delle manovre alternative; ora, la domanda che noi ci dobbiamo fare, se non vogliamo fare della demagogia, se non vogliamo che le parole non vengano percepite dai nostri interlocutori come parole per le quali nessuno si prende la responsabilità di mettercle in pratica, è: chi mette in pratica queste cosiddette manovre alternative?
Ed è precisamente grazie a questa chiarezza con la quale noi non solo dibattiamo all'interno del nostro Congresso, nei nostri circoli, tra i nostri compagni, ma ci rivolgiamo al movimento. Usciamo dalle stanze di questo Partito e su queste basi costruiamo un'autentica aggregazione e unità tra i compagni e i militanti che questo Partito lo vogliono costruire in autentica connessione con quello che avviene nella realtà di questo Paese, nelle vertenze, nelle mobilitazioni in Italia. Grazie.
Grazie compagni. Per me è la prima volta che intervengo in un congresso nazionale, quindi ovviamente sono lieto di farlo. Sono lieto di farlo partendo da alcune considerazioni che il dibattito, la relazione del segretario di ieri hanno ovviamente smosso nei miei pensieri. E' chiaro che non mi soffermerò molto su quella che è la natura di questa crisi perché già tanti compagni hanno dato un loro contributo; e però è chiaro che questa crisi sta provocando anche degli effetti politici molto evidenti. E probabilmente il grosso di questi elementi politici e di queste trasformazioni, come anche altri compagni hanno detto, avverrà da qui a breve. Ci sono degli sconvolgimenti che alcuni non colgono – non parlo di questa platea ma in generale nella società; sembra quasi che nazioni o Stati come quelli della Germania e della Francia, diciamo, siano esclusi, siano un po' i poteri forti in questo momento che riescono a mantenere lo scettro in mano di questa situazione. Non è assolutamente così. E probabilmente quello che accadrà in Italia sarà ancora peggio: visto che la politica si è già delegittimata delle sue funzioni dando il proprio assenso a questo governo, il governo Monti. Al quale facciamo benissimo, ovviamente, a fare un'opposizione dal primo momento in cui si è insediato. Compagni, però, questo governo avrà una funzione chiara: avrà la funzione di continuare ad aggravare quella che è la situazione dei lavoratori in questo Paese. Ed è chiaro che chi appoggerà fino in fondo, probabilmente queste azioni sarà colui il quale si macchierà in maniera chiara ed evidente di un crimine nei nostri confronti, nei confronti dei lavoratori e delle classi subalterne che sono nella società italiana. C'era qualche compagno che addirittura richiamava anche alla questione della sanità pubblica, ed è vero; è un altro dei problemi chiave che da qui a breve vivremo, qui in Campania – e faccio l'esempio che conosco ovviamente meglio – stanno chiudendo tutti i Pronto Soccorso della città di Napoli ed è un problema molto grave, sentito. Ed è chiaro che a questo, ovviamente, seguiranno determinate azioni politiche che ovviamente vedranno delle forze politiche che non saranno più in grado, probabilmente, di mantenersi così compatte nel sostenere questo Governo. Bene compagni, però la spallata a queste forze politiche non avverrà dal governo Monti. Avverrà da quello che succederà nella società, dal conflitto che questa società riuscirà a mettere in piedi. E guardate compagni, questo sta accadendo già in altre zone del mondo; ma l'Europa, che è l'epicentro di questa crisi in questo momento, lo sta vedendo in maniera abbastanza chiara. In Grecia, compagni, sono i lavoratori che stanno contro questo stato di cose, facendo scioperi su scioperi, anche molto duri. In Portogallo, compagni, sono i lavoratori che sono scesi in piazza a difendere quelli che sono i nostri simboli, le nostre ragioni, i nostri ideali. Compagni, molti lavoratori probabilmente staranno chinando la testa, è vero quello che diceva ieri il compagno Ferrero; c'è una difficoltà da parte dei lavoratori in questo momento di alzare la testa e dire “Io devo andare da tutta un'altra parte”, in direzione 'ostinata e contraria' come spesso abbiamo detto noi. Ebbene compagni però dobbiamo anche dirci, in maniera evidente, e mi duole dirlo, perché l'hanno già detto alcuni compagni, che ieri nella relazione del compagno segretario Ferrero non era presente la parola lotta di classe: eppure la lotta di classe in questo Paese c'è, eccome! E lo sento come un'offesa personale a tutti quei compagni, di questo stesso partito, che la lotta di classe la stanno facendo. E la stanno facendo in maniera forte! Compagni, purtroppo ci ripetiamo spesso che il lavoro è una questione importante per questo partito, ma io troppo spesso nei corridoi di questo partito sento dire che i lavoratori non esistono, che non sono una forza organizzata e che non hanno la possibilità di costruire un cambiamento reale di questa società. Compagni, se è vero questo, è vero allora che dobbiamo fare ancora tremila sforzi per riuscire a dare fiducia a quei lavoratori. E lo possiamo fare solo costruendo una realtà, un cambiamento radicale anche nel nostro modo di pensare. Il lavoro, il conflitto di classe deve essere quello a cui noi puntiamo, da domani mattina, appena usciamo da questo congresso! Perché è questo il punto nodale che ci darà la possibilità. Sono stati citati alcuni esempi di quello che è accaduto in Spagna, di quello che sta accadendo in Grecia, i sondaggi che danno le forze di sinistra in maniera molto più forte e molto più determinante dal punto di vista elettorale. Compagni, tutte queste forze – e a me dispiace dirlo, c'è stato il compagno Grassi che è venuto a Napoli che ha fatto tutta una relazione incentrata sulla questione di Izquierda Unida; Izquierda Unida, compagni ha fatto delle politiche negli ultimi tempi che sono molto diverse da quelle che invece il nostro partito con il “fronte democratico” cerca di proporre. Diciamolo chiaro e tondo: questi si sono rivolti ai movimenti, tanto è vero che all'interno delle loro liste hanno eletto compagni che sono all'interno del movimento degli Indignados! E sono certamente queste le strade che dobbiamo seguire.
Alessio Marconi Buonasera compagni, è un piacere intervenire dopo due saluti del genere, uno dal vivo e uno in video; è anche un piacere poter dire che al di là delle divisioni di documenti o delle discussioni che facciamo sicuramente questo partito può rispondere che dalla parte del popolo palestinese c'è compattamente e resterà sempre. Compagni, credo che la conclusione che noi possiamo trarre è che la coscienza cambia, e non è una cosa scontata. Non lo è, io credo, anche sentendo una visione per cui durante la crisi ci sono i problemi e saranno destinati a mantenersi indefinitamente a livello di coscienza dei lavoratori, di frantumazione della classe, di passività, eccetera. Ferrero nella sua relazione di ieri citava Hegel, la dialettica servo-padrone. A parte il fatto che ha una fine interessante quella storia, ma credo che Hegel fosse un grande filosofo, ma avesse una pecca: era idealista. Marx ed Engels spiegano, e credo che sia emblematico in questa fase, come siano le condizioni materiali di esistenza a determinare in ultima analisi la coscienza. Ecco, la nostra attività si basa sul fatto che a seguito dei cambiamenti materiali, non per forza subito, ma presto o tardi, la coscienza delle persone cambia. Credo che lo straordinario movimento negli Usa sta a dimostrarlo più di ogni altra cosa forse: un movimento esplicitamente anticapitalista, l'abbiamo sentito anche ieri, nel cuore econonomico e ideologico del capitalismo. Non è casuale che scoppi ora, è evidente. Così come non è casuale che scoppi quello che scoppia in Grecia, in Spagna, in Inghilterra. Ora, non dico che all'arrivo della crisi automaticamente e meccanicamente esplodano le lotte, esiste quello che si diceva ieri: l'isolamento del lavoratore, la ricerca della sopravvivenza individuale, il disorientamento. Ma il punto è un altro: tentativo dopo tentativo, non c'è uno straordinario in più che ti fa arrivare a fine mese, non c'è un'obbedienza in più, anche in una scuola, non solo in un posto di lavoro, che ti fa evitare i tagli. Alla fine, resta solo la resistenza. E ne abbiamo viste in questi anni: all'esplosione della crisi, nel 2008, sicuramente il disorientamento era l'elemento prevalente. Poi nel 2009 è arrivata l'Innse, quel piccolo esempio di resistenza che però ha lanciato un messaggio che così piccolo non era, poi c'è stata Pomigliano e poi quello che conosciamo. È l'esperienza, compagni, l'elemento decisivo. E l'esperienza cancella anche le illusioni, anche quelle nel centrosinistra. Penso, per fare un esempio, alle centinaia di lavoratori precari del Comune di Milano che vengono lasciati a casa in queste settimane e in questi mesi. Lavoratori precari che avevano votato convintamente Pisapia, che vogliono un'alternativa di sinistra, ma che per la loro condizione materiale oggi si sono attivati in prima persona non per ragioni ideologiche, appunto, ma per necessità. Le lotte, compagni, sono già in corso, e non da ora. Nel 2008, pur in un momento in cui, come dicevo, il movimento operaio era nella fase di shock all'esplodere della crisi, si è sviluppato un movimento studentesco con numeri enormi. Come spesso accade, in quel caso i giovani erano un termometro delle contraddizioni sociali, anticipavano gli scontri che ci sarebbero stati poi e che in gran parte devono ancora arrivare. Da allora il movimento studentesco si è riattivato nel 2010, si è riattivato quest'estate il 7 ottobre, ha giocato un ruolo nella giornata del 15 ottobre, ed è tornato in piazza il 17 novembre. Il punto, compagni, non è se le lotte ci sono o meno. Il compagno del Synaspismos ieri ci spiegava con molta semplicità questo punto. Diceva “vi abituerete presto in Italia a ciò che sta succedendo in Grecia”. Questo vale sia per l'offensiva del governo, e questo ce lo siamo ripetuti un numero infinito di volte, ma, compagni, anche per la risposta che arriverà a questa offensiva. Il punto è che cosa facciamo noi. Stiamo nelle lotte. É giusto, ce lo siamo ripetuti, ma credo che sia il punto di partenza in una discussione qui, un punto assodato in una discussione del nostro partito. È giusto ma non è sufficiente. C'è una differenza fra l'essere un partito presente nelle lotte e riuscire a diventare, non so come dire, “il partito delle lotte”, noi abbiamo provato a definirlo come il partito di classe nel documento. Il punto è che nostri compagni sono già presenti nelle lotte e nei movimenti, spesso in prima fila. Ma come impostiamo complessivamente questo intervento? Provo a porre giusto un paio di elementi. In primo luogo, noi non possiamo avere un atteggiamento strumentale verso le lotte. O meglio, non possiamo avere un atteggiamento che strumentalizzi le lotte in chiave istituzionale. Per noi il fine propritario di un intervento politico non può essere raccogliere un bacino elettorale. Il nostro fine è quello di far avanzare, contibuendo alle lotte, il rapporto di forze nel conflitto sociale. Se sappiamo fare questo avremo anche risultati elettorali, altrimenti ci illuderemo di doverli avere e poi ci lamenteremo perché non arrivano. E questo, aggiungo, vuol dire, oltre alla sacrosanta, giusta opposizione al governo Monti, chiarire la questione del centrosinistra a livello locale. Chiediamolo in Valsusa, al di là dell'opposizione al governo Monti, cosa vuol dire e ha voluto dire la dimensione locale, o chiediamolo ai precari di milano, appunto. Credo che abbiamo da imparare. Altro punto, come contribuiamo noi? Col sostegno organizzativo, certo. Con le pur ristrette risorse che può mettere in campo il partito. Ma il punto fondamentale io credo che siano le proposte politiche. Il nostro aiuto sul campo ci permette di farci ascoltare, ma la questione decisiva resta cosa sappiamo proporre. A Milano, quando stava partendo la lotta degli immigrati per il permesso di soggiorno, con un presidio permanente sotto una torre che ormai va avanti da mesi, è venuta una delegazione del Comitato immigrati a un attivo provinciale dei Gc. Cosa ci hanno detto? Ci hanno detto questo: “noi vi chiediamo sì l'aiuto materiale, vi chiediamo l'aiuto economico, per quel che potete dare. Ma, soprattutto, abbiamo bisogno di idee”. È questo il punto fondamentale. Il contributo che si poteva dare in quelle discussioni su come andare avanti. Le proposte. Proposte tattiche, proposte sui passi che si devono sviluppare in una lotta, i tempi, il livello dello scontro, la propaganda, l'autofinanziamento. E le proposte politiche. A partire dalle rivendicazioni di una specifica lotta, porre quel programma, quelle rivendicazioni che senza essere generaliste sappiano, nello specifico, identificare da una parte la controparte come espressione del capitalismo, perché questo, sì, si spiega in ogni lotta in cui andiamo e che dall'altra parte sappia sviluppare la lotta parziale come parte di una lotta complessiva contro il capitalismo, cosa che ci veniva ricordata ieri sempre dall'esperienza greca. La necessità di portare queste proposte è anche la necessità e la molla per la formazione dei nostri compagni come quadri, altro punto imprescindibile. Parlo della necessità delle nostre proposte proprio perché non voglio ideologizzare i movimenti. Nel nostro partito l'atteggiamento che è stato talvolta strumentale verso i movimenti si è sempre sposato con un sacco di complimenti nei loro confronti e con la teoria dell'autonomia dei movimenti. Che voleva sempre dire autonomia dei loro ceti dirigenti però, con i quali poi magari si cercava di chiudere un accordo elettorale. Basti pensare a Casarini e alla disobbedienza, anni e anni arrivati alle assemblee di Uniti per l'Alternativa. Questo, peraltro, ha spalancato le porte a quella retorica anti-partiti, anche onesta nella base per lo schifo, perché questo è, che si vede nella politica istituzionale, ma che nasconde il più delle volte un livello di burocratizzazione di movimento che non ha niente da invidiare a quello delle organizzazioni sindacali e partitiche. Questo non lo possiamo più concedere. Noi, compagni, dobbiamo essere pronti a dar battaglia sulle idee nei movimenti, sui metodi e, in tanti casi, anche sulla democrazia interna. Sempre fraternamente ma convintamente, per il bene dei movimenti stessi, perché se siamo convinti di ciò che proponiamo, non esiste una differenza fra l'avanzamento delle lotte e la costruzione del nostro partito e dunque non esiste nessuna strumentalità da quel punto di vista. Meglio un sorriso in meno di un dirigente di movimento – di quel tipo, ovviamente - e un attivista in più che ci considera una possibile alternativa. Sono quegli attivisti, che si formano nelle mille sfaccettature dello scontro di classe, il futuro di questo partito. Sono gli elementi che dobbiamo conquistare e organizzare nel partito e nelle strutture che il partito promuove e a cui partecipa, che possono dar vita a un comitato per l'acqua, a un coordinamento di precari e ai collettivi studenteschi, strutture che, compagni, se sappiamo svilupparle nel modo giusto, possono porre, pur nella loro parzialità, la questione del sistema: chi controlla l'acqua, chi controlla le assunzioni, chi controlla una scuola o un'università. Compagni, io credo che questo lavoro lo dobbiamo fare con la dovuta umiltà, è una cosa che ci ricordiamo sempre, però non con l’umiltà di chi ha le idee confuse, e quindi si guarda intorno e si rimette a ciò che trova e cerca sempre una scorciatoia risolutiva. A noi serve la tranquillità di chi, pur continuando a interrogarsi, pensa di avere le idee giuste, i metodi giusti, almeno in buona parte, e di chi ha la tenacia militante per lottare a testa alta. Grazie, compagni.
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