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| Scritto da La redazione | |||
| Lunedì 23 Aprile 2007 07:19 | |||
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Rispondere all’offensiva della destra!
Tuttavia, passate poche settimane e insediato il governo Prodi, tutte queste persone intelligenti si sono rapidamente scordate la loro paura. Cullati dalla dolce visione dei palazzi governativi, ipnotizzati dall’istituzionalismo e dal governismo, giornalisti e intellettuali, politici e filosofi “amici del governo amico” hanno di buon grado accettato l’idea che il problema di contenere la rimonta della destra si potesse risolvere arruolando nella maggioranza parlamentare qualche senatore a vita e affidandosi alle illuminate politiche di Prodi. Quando poi sono arrivati gli scivoloni e le imboscate parlamentari dei centristi annidati nella coalizione, è stato ancora più facile per tutta questa poco raccomandabile compagnia farsi megafono della spiegazione ufficiale proveniente dagli stati maggiori del centrosinistra: tutto va per il meglio nel migliore dei governi possibili, se qualcosa non funziona è colpa di un paio di senatori “dissidenti” e chi non lo capisce è “antipolitico”.
L’aria si fa realmente irrespirabile. Se su un muro compare una scritta che invita il presidente della Cei a “vergognarsi”, il giorno dopo ci sono titoli di prima pagina che paventano ondate di terrorismo “anticlericale”. Ogni critica è tacciata di essere un invito alla violenza, ogni resistenza di essere contigua al terrorismo. È in questo clima che si prepara il cosiddetto Family Day, mobilitazione che si vuole (e con ogni probabilità sarà) di massa, con le parrocchie mobilitate come non si vedeva da decenni, con i politici cattolici schierati – compresi quelli del centrosinistra, da Pezzotta, portavoce della manifestazione, a Mastella, Binetti e Fioroni –, una vera e propria prova di forza con la quale si tenta di consolidare un blocco reazionario capace non solo di pesare nelle urne, ma anche di mobilitarsi nelle piazze, di schiacciare col suo peso ogni voce in dissenso.
Pochi giorni dopo le elezioni politiche scrivevavamo in proposito: “La presenza delle forze fasciste nella sua coalizione [di Berlusconi – ndr] serviva non solo a raccogliere una manciata di voti in più, ma anche a veicolare quella parte del messaggio che non si poteva esprimere apertamente: di fronte al degrado sociale che ha colpito tante aree del paese, è legittimo prendersela con gli immigrati, con gli omosessuali, con i tossicodipendenti, con tutti i ‘diversi’.” E ancora: “La destra perde il governo ma non è ancora battuta; Berlusconi ha le mani libere e nulla più da perdere. Dobbiamo pertanto aspettarci che scendano anche sul terreno della mobilitazione di piazza per mettere sotto pressione il governo. Alla prima misura impopolare (e non ne mancheranno!) chiameranno “il popolo” a manifestare contro la sinistra amica dei banchieri e dei grandi industriali, agitando la più classica demagogia reazionaria, aiutati in questo anche da quelle forze neofasciste che hanno legittimato come mai in passato, al di là del loro modesto risultato nell’urna.” (FalceMartello n. 192, 13 aprile 2006). Oggi vediamo materializzarsi precisamente quella prospettiva. Con la copertura istituzionale dei partiti di destra, soprattuto la Lega e An, i gruppetti neofascisti hanno potuto occupare la scena come da molto tempo non avveniva. Non solo con le sfilate “ornate” da saluti romani, ma anche, e in modo più preoccupante, con un intervento più capillare sul territorio, proponendosi come punti di riferimento per le campagne razziste contro gli immigrati, come è recentemente avvenuto a Opera, alle porte Milano. Il caso di Opera, anche se non ha avuto la stessa risonanza del conflitto nella “chinatown” milanese di via Paolo Sarpi, deve farci riflettere. L’estrema destra, in un fronte con An e Lega Nord, è riuscita a ottenere lo sgombero di un campo nomadi installato dalla Provincia e dal Comune di Opera, entrambi governati dal centrosinistra, dopo uno sgombero compiuto in pieno inverno dalla giunta Moratti. Hanno incendiato in piena impunità le tende installate dalla protezione civile, hanno presidiato per giorni la zona con intimidazioni non solo contro i rom, ma anche i militanti di sinistra di Opera, e alla fine hanno ottenuto quello che volevano. La divisione del lavoro, sia pure con qualche contraddizione, è evidente: la Moratti convoca le marce “per la sicurezza”, l’estrema destra agisce sul campo, i partiti di destra fanno da raccordo fra “movimento” e “istituzioni”. Mentre la sinistra marcisce in un governo che perde ogni giorno di più il suo sostegno nella società, la destra e l’estrema destra applicano in modo esemplare, rovesciandocela contro, quella che dovrebbe essere la nostra strategia. C’è molto da riflettere…
Questa offensiva reazionaria non è solo un fatto culturale o ideologico, ma si propone di creare il clima ideale nel quale la borghesia possa ridurre al silenzio il movimento operaio e imporre una nuova ondata di attacchi alle nostre condizioni e diritti. L’unica risposta possibile è quella di rilanciare la lotta per i nostri diritti, costruendo una controffensiva a tutto campo, a partire dalla politica economica e sociale, rilanciando la lotta contro la precarietà, i bassi salari, le pensioni da fame, contro le missioni militari, per i diritti degli immigrati, per i diritti civili. Rifondazione ha già perso un anno a mendicare da Prodi una svolta che non arriva mai. Si rompa questa subordinazione suicida e avvii una svolta radicale, investendo tutte le nostre forze nella costruzione di una nuova stagione di mobilitazioni di massa ricostruendo un rapporto ormai duramente logorato fra il nostro partito e i lavoratori.
18 aprile 2007
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