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| Berlusconi incoronato - Reazionari di tutta Italia unitevi nel Pdl! |
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| Politica Italiana | |||
| Scritto da Francesco Giliani* | |||
| Venerdì 17 Aprile 2009 06:47 | |||
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Anticomunismo, integralismo cattolico, odio per la Cgil, adorazione
del Capo e criminalizzazione degli immigrati, elogio del libero
mercato, presidenzialismo, piduismo e pure un certo fetore di fascismo.
La nascita del Popolo della Libertà (Pdl) non ha fatto mancare nulla di
tutto ciò. An si scioglie mettendosi a tempo pieno al servizio di
Berlusconi. L’Osservatore Romano, organo del Vaticano, si rallegra
perché il PdL sarà un baluardo del tradizionalismo. La svolta
autoritaria c’è. Come contrastarla?
Dalla vittoria del centrodestra alle elezioni dell’aprile 2008 Berlusconi non ha trovato quasi ostacoli. Soltanto il movimento in difesa della scuola pubblica, nell’autunno, lo ha temporaneamente messo in difficoltà. Questo passare di vittoria in vittoria, non solo elettoralmente, ha prodotto un certo sconforto a sinistra. “Né ridere, né piangere, ma comprendere”, scriveva Spinoza, un filosofo ebreo del ‘600. Per prima cosa, infatti, bisogna comprendere con che cosa abbiamo a che fare. Franceschini e Bersani, come altri dirigenti del Pd, sostengono che la nascita del PdL è un passo in avanti importante per la razionalizzazione e la semplificazione del sistema politico italiano e si augurano un dialogo con Fini.
Con ciò dimostrano di essere impregnati fino alle ossa del disgustoso galateo politico da pacificazione nazionale da tempo in voga ma anche altre due cose: 1- il Pd di Franceschini continua a perseguire l’obiettivo di un bipolarismo che schiacci la rappresentanza politica dei lavoratori. 2- a vaneggiare, come un accademico liberale, sulla nascita di una destra “normale” in un paese “normale”. I dirigenti del Pd sembrano essere i politici che meno vedono, o vogliono vedere, la crisi internazionale del capitalismo. Tutto si deve adeguare al loro schema di “normalità”, altrimenti che vada al diavolo la realtà!
In realtà, il Pdl è l’affermazione di un coacervo reazionario che esprime senza metafore l’odio della classe dominante verso i lavoratori e chiunque provi ad alzare la testa e lottare. L’omaggio di Berlusconi a Bettino Craxi è un riconoscimento al politico socialista che ruppe col Pci, attaccò la scala mobile, iniziò a parlare di presidenzialismo e di sdoganamento del Movimento sociale italiano (Msi). La campagna contro i dipendenti pubblici, lo scontro sul caso Englaro, l’accordo separato, il decreto legge sulla sicurezza e la tolleranza verso l’estrema destra neo-fascista sono terreni su cui questa svolta a destra oggi si concretizza in un attacco dalla dimensioni profonde. Che davanti a questo scenario D’Alema speri di contrapporre un Fini conservatore in giacca e cravatta, ad un Berlusconi reazionario becero è sintomo della bancarotta politica del Pd. Peraltro, sul testamento biologico Fini è già stato messo sotto dal “dibattito” congressuale del Pdl mentre sugli immigrati Berlusconi non esiterà a far prevalere le sue posizioni anche appoggiandosi alla Lega Nord. Fini sarà più volte costretto a fare marcia indietro. Berlusconi interpreta una risposta coerentemente di destra e antioperaia alla crisi economica del capitalismo, individua nemici e capri espiatori (la Cgil, gli immigrati, i dipendenti pubblici, ecc.) da offrire come collante alla sua base sociale fatta di padroni grandi e piccoli e da utilizzare come cortina fumogena per confondere la rabbia dei lavoratori. In questo contesto economico e sociale ogni posizione intermedia che gli si contrapporrà, anche all’interno del suo partito, sarà spazzata via. Nel giorno della fondazione del Popolo della libertà c’è stata tutta la celebrazione ostentata del capo supremo che Alleanza nazionale avrebbe voluto evitare. Anche se volessimo fermarci alla fenomenologia del congresso del Pdl, come non notare la conclusione sulle note della famigerata canzone Meno male che Silvio c’è? Insomma, prima l’Inno di Mameli in omaggio al nazionalismo ma poi l’inno al Capo per il gran finale con la platea di delegati-figuranti che urla a squarciagola le parole della canzone e gli ex dirigenti di An costretti ad abbozzare.
Questo vuole dire che il Pdl è una formazione stabile con decine di anni davanti a sé? Per nulla. Il ruolo di Berlusconi come individuo è innegabile. Partiti come il Pdl solitamente entrano in crisi e possono pure disgregarsi quando viene a mancare il collante del leader indiscusso. Ma la sfida dei comunisti è un’altra: capire come il movimento operaio potrà mettere in crisi l’egemonia del Pdl. Le manifestazioni nazionali, da quella della Cgil a quella del sindacalismo extraconfederale, sono importanti ma non sufficienti per rovesciare il quadro politico. Il Prc potrebbe avere un ruolo determinante. L’attuale svolta reazionaria non ha nulla di ineluttabile. Se parole d’ordine come il salario sociale per i disoccupati, il blocco dei licenziamenti, l’occupazione delle fabbriche che chiudono o la nazionalizzazione delle banche non saranno avanzate in modo declamatorio ma connesse a battaglie reali, il clima politico nella società potrebbe spostarsi bruscamente a sinistra. Dobbiamo far coincidere le parole coi fatti. Lasciamo che altri facciano la sinistra dei salotti buoni. Per essere all’altezza della situazione è necessario respingere la prospettiva strategica di un nuovo centrosinistra, alludendo alla fine del “veltronismo”, e proporre il Prc come cuore dell’opposizione anticapitalista e rivoluzionaria al bipolarismo della classe dominante.
8 aprile 2009
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