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Riparte la lotta dei precari della scuola PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Gabriele Donato   
Mercoledì 02 Settembre 2009 08:34

Occupazioni di uffici scolastici, incatenamenti, sit in e proteste telematiche: il tormentato inizio dell’anno scolastico fa emergere per l’ennesima volta la quantità di rabbia che continua ad accumularsi a causa dei provvedimenti con i quali il governo maltratta l’istruzione pubblica.

 Ancora una volta sono i precari i protagonisti delle azioni di lotta, quei precari che, a migliaia, sono finiti sotto la scure dei tagli decisi dalla Gelmini nel corso dell’estate scorsa.

In queste settimane, infatti, migliaia di precari (appartenenti al personale docente e a quello tecnico-amministrativo) hanno scoperto di essere stati silenziosamente licenziati nel corso dei mesi estivi: in 18 mila avevano lavorato con un contratto annuale nell’anno scolastico appena trascorso e, al momento della chiamata per i nuovi incarichi, si sono ritrovati “per strada” (senza contare quanti avevano lavorato con contratti ancora più brevi). «Il più grande licenziamento collettivo mai fatto», ha detto il segretario del Pd Franceschini, utilizzando un’espressione efficace, anche se piuttosto ipocrita: se è vero, infatti, che le responsabilità di questo licenziamento di massa sono innanzitutto della Gelmini e di Tremonti, non è possibile dimenticare che è stato il democratico Fioroni a ridimensionare, nel 2007, il numero di ore di supplenza attribuibili, prima dell’inizio dell’anno scolastico, con contratti annuali.

Da allora le cose non hanno fatto che peggiorare, e le cifre lo dimostrano con evidenza: se il governo precedente aveva approvato un piano triennale che prevedeva 150 mila assunzioni di precari in tre anni, il governo attuale ha pensato bene di abbandonare tale piano (già insufficiente a sanare la piaga del precariato nella scuola), per ridimensionare drasticamente le assunzioni. Il risultato è stato questo: a fronte di organici carenti, e di un continuo incremento delle iscrizioni di ragazze e ragazzi ai vari ordini di scuola, in estate il Ministero ha approvato l’assunzione per soli 16 mila precari; più precisamente, sono entrati in ruolo 8 mila docenti e 8 mila fra collaboratori e amministrativi. In altre parole, la cifra del personale assunto è inferiore di migliaia di unità rispetto a quella del personale andato in pensione..

Quali le conseguenze? Migliaia di precari letteralmente impossibilitati a lavorare, a prescindere dalle esigenze effettive delle scuole, ma non solo: quello che sta succedendo è che continuano a moltiplicarsi le classi sovraffollate, a causa dell’innalzamento del tetto di alunni per classe, e si allungano a dismisura i tempi necessari per un avvio regolare delle lezioni, con tutti gli inevitabili disagi per gli studenti che ne conseguono. Oltre a ciò, i tagli di questi anni (del governo in carica come di quello precedente) costringono i presidi a cercare di risparmiare il più possibile sulle supplenze, come sui corsi di recupero e sulle ore di sostegno: è la qualità dell’istruzione pubblica a essere massacrata, non solo le condizioni di vita e di lavoro dei precari.

Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno: l’entità dei tagli che la scuola avrebbe dovuto patire era stata chiarita nel corso dell’estate scorsa, e infatti i mesi di settembre e ottobre sono stati caratterizzati da un crescendo di iniziative di mobilitazione, culminate nel grande sciopero generale della scuola del 30 ottobre. Il governo, tuttavia, non si è fermato: è riuscito a resistere alle proteste e a dividere, successivamente, il fronte sindacale. Per sconfiggere l’opposizione parlamentare, la Gelmini non ha dovuto faticare parecchio, considerati i balbettii con i quali il Pd ha provato a distinguersi...

Questo è il quadro in cui si inseriscono le azioni di protesta di queste settimane, che evidenziano tutta l’esasperazione che c’è nella categoria: le occupazioni simboliche degli uffici scolastici possono dare una preziosa visibilità alle ragioni di chi lotta, ma è necessario mettere in campo una strategia capace di andare al di là delle azioni clamorose. È necessario che si costituiscano ovunque coordinamenti autorganizzati di precari capaci di costruire la solidarietà fra insegnanti precari e insegnanti di ruolo e quella fra gli insegnanti e il resto del personale scolastico: ritrovare la coesione è fondamentale per fuoriuscire dalla marginalità in cui il governo ha cacciato i lavoratori della scuola.

Dovranno essere consolidati, inoltre, i legami con i settori più combattivi del sindacalismo confederale ed extra-confederale, affinché si creino le condizioni per una mobilitazione generale capace di paralizzare le scuole di ogni ordine e grado; le parole d’ordine dovranno essere chiare: ritiro immediato dei tagli approvati dal Governo, assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti e disponibili e reddito garantito a tutti coloro i quali dovessero rimanere senza lavoro. Sono queste le rivendicazioni che possono riunificare tutti i lavoratori della scuola, mettendo fine alle divisioni delle quali i governi, in tutti gli ultimi anni, hanno continuato ad approfittare per massacrare l’istruzione pubblica.      

 
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