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prossimamente sui vostri schermi… sciopero mediaset PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Alice Mombrini*   
Mercoledì 17 Febbraio 2010 10:50

Ebbene sì, dietro a quella scatola grigia che chiamiamo televisore si nasconde un mondo ben più concreto di quello che appare nei reality, un mondo che impiega migliaia e migliaia di lavoratori a supporto dei pochi che vediamo sul piccolo schermo.

Finalmente anche questo settore invisibile del mondo del lavoro è entrato in lotta: il 10 e 11 gennaio si è tenuto il primo sciopero nazionale della storia del gruppo Mediaset. La convocazione è avvenuta nel giro di un paio di giorni, dopo l’annuncio del 5 gennaio da parte di Videotime Spa (azienda del gruppo Mediaset) della volontà di cedere il ramo d'azienda che si occupa di sartoria, trucco e acconciatura.

L’esternalizzazioneriguarderebbe un totale di 56 addetti, di cui 26 a Cologno Monzese, 4 a Milano Due e 26 a Roma, perlopiù donne che lavorano dietro le quinte di trasmissioni come Uomini e Donne, Matrix, Forum e il Tg5. Da lavoratrici Mediaset diventerebbero così dipendenti di una società esterna di nome Pragma Service Srl, un’azienda priva di qualifica ed esperienza nel settore, la cui commessa avrebbe la durata di cinque anni.

Videotime ha giustificato tale scelta sostenendo di non considerare i servizi di sartoria, trucco e acconciatura come “attività caratteristica del processo produttivo televisivo”, ma semplicemente delle operazioni “che potrebbero essere più opportunamente svolte da una società specializzata nella fornitura di servizi”. Una tale affermazione è difficilmente giustificabile, dato che le attività in questione sono realmente fondamentali nel settore televisivo. Inoltre, nonostante quanto sostenuto dalla dirigenza, il Gruppo non si trova in stato di crisi: pur con un risultato inferiore rispetto all’anno precedente, il 2009 si è chiuso con + 7% di ricavi netti e + 11% di utile netto. Contemporaneamente, sono state lanciate iniziative editoriali, nuovi canali del digitale terrestre e la pay tv aumenta costantemente i propri abbonati.

Molti lavoratori hanno chiaro come la cessione di un reparto possa rappresentare l'inizio di un processo di esternalizzazione che coinvolgerebbe anche altre sedi o attività del Gruppo. Già ora alcuni programmi vengono realizzati da ditte esterne, che utilizzano lavoratori meno retribuiti e con contratti flessibili. In alcuni settori, come l’assistenza clienti, si hanno punte di precariato del 90%, per non parlare dei fornitori di servizi come Omnia che, nonostante le commesse, lasciano i propri dipendenti senza stipendio per quattro o cinque mesi.

Lo sciopero è stata una prima immediata risposta a quanto annunciato da Videotime, ma è arrivato dopo diversi mesi in cui il clima lavorativo all’interno dell’azienda è peggiorato. Già a dicembre si è parlato di riorganizzazione del lavoro con la creazione di un’unica agenzia informativa che comporterebbe diversi esuberi, soprattutto nell’ambito della produzione (montaggio filmati, ricerca immagini…). Questa strategia va di pari passo con il peggioramento delle condizioni di lavoro: niente più diaria per gli esterni, fermi i passaggi di livello, diminuzione dei premi di produzione e azzeramento della politica retributiva, oltre allo slittamento di un anno del rinnovo del contratto integrativo. A tutto ciò si aggiunge il fatto che Mediaset è direttamente controllata dal Presidente del consiglio. Cosa questo comporti si è visto proprio in occasione dello sciopero, quando i giornalisti del Tg5 hanno preparato un comunicato di solidarietà per l’edizione serale che è stato censurato.

Nonostante il silenzio, il 10 e 11 gennaio la quasi totalità dei lavoratori appartenenti alla produzione è entrata in stato d’agitazione, con punte del 95% in alcune sedi locali come Genova. Successivamente è stato indetto un altro sciopero per il 20 gennaio.

Di fronte ad una politica aziendale determinata e con effetti così immediati, il pericolo è di non riuscire a garantire una risposta all’altezza, nonostante la simpatia che la mobilitazione ha suscitato tra un largo settore di colleghi. Cgil e Slai Cobas devono tentare di coinvolgere il più possibile tutti i lavoratori del Gruppo, andando oltre il reparto produzione. Va fatto un lavoro capillare, reparto per reparto, ufficio per ufficio, un lavoro di spiegazione paziente e discussione continua per far sì che quella che oggi è semplice solidarietà si trasformi in una lotta fianco a fianco per la difesa del nostro posto di lavoro.

 

* Lavoratrice interinale Mediaset

 
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