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| Decreto sul part-time |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Mario Iavazzi | |||
| Venerdì 17 Marzo 2006 12:07 | |||
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Regali ai padroni, sacrifici ai lavoratori! È da poco stato varato dal governo un decreto relativo al lavoro part-time. Il centrosinistra in pratica segue la strada intrapresa negli ultimi anni, che è quella di flessibilizzare il mercato del lavoro e, in altri termini, di precarizzare maggiormente la vita, lavorativa e non, dei lavoratori. Sul part-time, il padronato ha lanciato la sua offensiva già da tempo. Ha sostenuto e finanziato infatti il quesito referendario sulla liberalizzazione di questi contratti, che ha avuto l’effetto, tra l’altro, di spingere il governo ad emanare il decreto che è, di fatto, un ennesimo regalo alle aziende. Il nuovo decreto Il ministro Salvi, con questo decreto, ammette il ricorso alle ore supplementari e straordinarie retribuite come ore ordinarie per i lavoratori con contratto part-time. Va ricordato che la legge prevedeva invece, il divieto degli straordinari e, nel caso in cui fossero stati previsti nel contratto nazionale, una maggiorazione. E’ evidente che si tratta di tagli nelle buste paga dei lavoratori! Si prevede che sia possibile per le aziende cambiare la struttura orario del part-time a seconda delle sue esigenze. Non si considerano i reali bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie! Si potrebbe obiettare che le aziende devono dare un preavviso di 10 giorni e che è necessario comunque il consenso del lavoratore. Non si capisce però dove possa essere il vantaggio nell’accettare una richiesta del genere. L’azienda avrà mano libera sugli orari e salterà qualsiasi meccanismo di controllo, poiché il consenso del lavoratore ci sarà solo sulla base di pressioni e costrizioni! Sono previsti 600 miliardi di regali per i prossimi tre anni a chi assumerà a part-time. Non è la prima volta che le aziende assumono approfittando di nuove forme contrattuali, di sgravi e incentivi per poi licenziare dopo poco tempo quelli con contratti che garantiscono maggiori diritti al lavoratore. E’ la filosofia della flessibilità: sostituire il lavoro sicuro con quello precario! Le posizioni della Confindustria La Confindustria ha in parte criticato il testo di questo decreto, anche se in realtà lo ha apprezzato fino a poco prima che fosse approvato formalmente. Si è lamentata del fatto che sarebbe troppo rigido e imporrebbe troppi vincoli. I padroni, a parte il fatto che vorrebbero tutto e subito, usano questo metodo per avere più spazi e creare l’ambiente nel governo per lanciare l’offensiva e attaccare in prospettiva ancora più duramente. Basta ricordarsi l’atteggiamento che ha avuto la Confindustria nei confronti del Pacchetto Treu del 1997. In occasione della legge che ha legalizzato il lavoro interinale, infatti, piangeva per gli stessi motivi, "troppi vincoli e paletti" sosteneva, eppure nel frattempo l’interinale si sta sviluppando a danno delle condizioni di lavoro, e le poche garanzie che c’erano sono state col tempo eliminate e in molti casi sono disattese, a favore dei profitti delle aziende. In realtà la Confindustria dopo questo decreto ha fatto un bel banchetto e spera di poter mangiare dei bocconi ancora più grandi nel prossimo futuro! I compiti dei lavoratori I padroni non avrebbero trovato tanto spazio per un attacco così aperto ai lavoratori se non fosse per l’infinita serie di cedimenti dei vertici sindacali. Hanno subito il ricatto dei referendum spingendo per una legge che li prevenisse. Ma nessuna legge, né sul part-time né sulla giusta causa per il licenziamento, può difendere gli interessi dei lavoratori! Non possiamo sottrarci alla sfida lanciata dal padronato che è quella dei referendum e della precarizzazione del lavoro. Dobbiamo organizzarci e mobilitarci, partendo dalla costruzione di Comitati per il No ai referendum e mettendo in discussione la politica dei vertici sindacali portata avanti finora. Sono prezzi che non dobbiamo essere disposti a pagare, ed è solo la forza dei lavoratori, e non la concertazione, che può mettere con le spalle al muro la Confindustria e i radicali.
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