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| Scritto da Alessio Vittori | |||
| Giovedì 21 Dicembre 2006 04:37 | |||
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Assunzione a caro prezzo per i lavoratori Cos-Almaviva
Migliaia di lavoratori che in questi mesi hanno lottato per migliori condizioni di lavoro, passeranno da contratti a progetto, il massimo della precarietà, a contratti stabili: avranno così la possibilità di accedere allo statuto dei lavoratori oltre a tredicesima, ferie, malattia e maternità pagate. Sicuramente un risultato importante, che a prima vista mostra un avanzamento significativo delle condizioni di vita di questi lavoratori. Purtroppo però le cose non stanno esattamente così. Infatti, se da un lato colpisce immediatamente il tipo d’assunzione, dall’altra però alto è il prezzo che questi lavoratori dovranno pagare per accedervi, mentre per il padrone diventa nei fatti un grande affare. I contratti saranno tutti a part-time con inquadramento al terzo livello e lo stipendio sarà di 600 euro netti. Questo significa che, essendo i dipendenti Cos-Almaviva lavoratori su turni non potranno integrare il misero stipendio con altri lavori perché i turni non lo permetteranno. Prima dell’accordo un lavoratore Cos riusciva a portare a casa uno stipendio tra gli 800 e 1.200 euro. Il part-time in questo caso non sarà una scelta ma una condizione obbligata per poter avere un contratto a tempo indeterminato. Chi può permettersi di vivere con appena 600 euro al mese in Italia? Inoltre nell’accordo è contenuta una clausola che obbliga i lavoratori che accettano questo contratto a rinunciare ai contributi pregressi e, con ogni probabilità, ad accontentarsi di un modesto risarcimento per il salario pregresso (cioè quanto non gli era stato dato in passato a causa del contratto precario). Per Tripi (proprietario di Cos-Almaviva), si tratta di un grosso affare, come altrettanto stuzzicante sarà per lui poter accedere, con queste assunzioni, al cuneo fiscale messo a disposizione dalla finanziaria per il prossimo anno. Inoltre a gennaio le parti si ritroveranno per discutere degli orari e l’organizzazione dei turni, oltre che su 400 esuberi possibili come dichiarato nelle scorse settimane. L’azienda vorrebbe imporre l’applicazione del decreto 276 (applicativo della legge 30), che prevede la possibilità di cambiare i turni con sole 48 ore di preavviso, sistema in uso per i dipendenti Cos full time. Stiamo dicendo che per soli 600 euro al mese bisognerà essere sempre e comunque disponibili. Se si è arrivati al riconoscimento del diritto a un contratto a tempo indeterminato questo lo si deve alla determinazione e alla capacità di mobilitazione senza precedenti di questi lavoratori in questi due anni (in particolare ad Atesia) e anche al successo della manifestazione del 4 novembre. Tutti episodi che hanno preoccupato padroni e sindacato portandoli alla conclusione che era meglio trovare un accordo velocemente prima che la rabbia dei lavoratori esplodesse di nuovo. Probabilità questa per nulla da escludere alla luce degli scioperi dell’ultimo mese nel call center delle Ferrovie dello Stato a Roma, in quello di Vodafone a Napoli e negli altri, sempre del gruppo Cos, a Palermo e Catania. L’accordo non è all’altezza di quanto i lavoratori hanno saputo mettere in campo con la lotta in questi anni. Se non è stato ottenuto di più non è certo per incapacità dei lavoratori che sono stati, nei fatti, esclusi dalla trattativa e che verranno consultati a giochi fatti. La responsabilità è dei dirigenti sindacali che hanno preferito trovare velocemente un accordo per metterci una pietra sopra. L’accordo del 14 dicembre è uno spartiacque. Non è un mistero per nessuno come sia in atto un tentativo per niente mascherato, da parte della Confindustria, di aggredire ferocemente salari e condizioni di lavoro. La possibilità che i padroni, anche forti di accordi come questo siano disponibili a offrire una parziale stabilizzazione del lavoro precario in cambio di un ulteriore peggioramento delle condizioni dell’insieme dei lavoratori è più che concreta. Tripi stesso sta cercando di applicare questo modello in Finsiel, una società informatica ex pubblica, dove i lavoratori si trovano di fronte al ricatto di dover accettare il peggioramento delle condizioni di lavoro e salariali per non essere licenziati. Allo stesso tempo però con l’accordo del 14 dicembre non finisce la lotta contro la precarietà ed inizia, su basi nuove, quella per condizioni di lavoro e di salario dignitose. E ora che molti lavoratori usciranno da una situazione di estrema ricattabilità ci sono tutte le condizioni per portare avanti nuove mobilitazioni e conquistare non solo diritti basilari come i contratti a tempo indeterminato ma anche condizioni di vita e di lavoro dignitose.
18/12/2006
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