Jugoslavia, una tregua che prepara nuove guerre I bombardamenti americani dell’aprile scorso sulle posizione serbo-bosniache rappresentano un cambiamento pericoloso per il conflitto nei Balcani. di Chiara Prinetti Dire che è stato solo un "piccolo" bombardamento non sminuisce affatto il significato dell’attacco e la sua pericolosità. Negli ultimi mesi il Pentagono e la Casa Bianca hanno ampiamente studiato gli effetti di un loro intervento aereo e tuttora sono incerti, soprattutto perché dovrebbero aumentare le truppe di terra almeno a 250-300mila unità. In un certo senso attraverso l’attacco dell’aprile scorso hanno fatto una prova generale dei possibili scenari che si configurerebbero. Le cosiddette Nazioni Unite non sono state neppure consultate e i paesi Nato hanno agito per conto proprio. I russi - anche loro non consultati, nonostante sarebbe bastata una semplice telefonata - hanno protestato quando i loro tradizionali alleati, i serbi, sono stati colpiti. Su queste basi è implicita nella crisi un’evoluzione della guerra con un maggiore intervento - almeno aereo - delle grandi potenze. L’intervento russo Vitaly Ciurkin, il negoziatore russo in Jugoslavia, ha confermato questo pericolo: "Siamo molto turbati dal fatto che forse ci troviamo su una strada scivolosa verso un coinvolgimento internazionale nel conflitto. Tenteremo con tutti i mezzi di impedire che tali azioni possano anche solo essere pensate". Il presidente del sottocomitato della Duma russa responsabile degli affari internazionali ha parlato di "delusione" e di come questo aumenterà "le tensioni fra la Russia e l’Occidente". I bombardamenti dei serbi contro la zona protetta di Gorazde sono stati la giustificazione dell’azione Nato. Anche i musulmani hanno attaccato posizioni serbe con armi leggere (non hanno molti carri armati e armi pesanti) sia a Goradze che in altre zone della Bosnia, ma in quei casi non c’è stata nessuna rappresaglia da parte americana. La realtà è che anche se controllano il 70% della Bosnia i serbi hanno visto che le Nazioni Unite non sono affatto al di sopra delle parti. Conquiste territoriali I musulmani, dall’altra parte, non possono accettare l’attuale situazione perché ritengono che troppo territorio sia finito sotto il controllo serbo. Entrambe le parti quindi hanno dimostrato ben poco interesse per l’accordo di pace offerto loro. Queste manovre dell’imperialismo, che si intromette sempre più nei Balcani, hanno poco se non nulla a che vedere con la pace o la libertà. Questo conflitto balcano rappresenta l’esasperazione di una guerra che ormai si combatte a tutti i livelli per la conquista di quote di mercato. Quello che i paesi avanzati non riescono ad ottenere attraverso gli accordi commerciali (Gatt-Wto) lo strappano con la forza delle armi. L’imperialismo tedesco punta ad avere la massima influenza nella ex-Jugoslavia (riconoscendo immediatamente Slovenia e Croazia sono diventati gli unici responsabili dello scoppio della guerra), ma le altre potenze non possono restare a guardare un colosso economico che si ingigantisce sempre di più restringendo le loro sfere d’influenza. Dall’altra parte i russi, legati tradizionalmente ai serbi non possono essere lasciati a piede libero. Per questo motivo l’imperialismo americano è costretto a cercare una base d’appoggio strategica attraverso i musulmani i quali già ora dipendono da esso. In questa guerra si giocano i rapporti di forza fra le potenze mondiali che hanno trovato nei Balcani un terreno di scontro aperto. Questa è l’unica ragione del conflitto, altro che odi etnici! I lavoratori a livello internazionale possono fare affidamento solo sulle loro forze e sulla loro solidarietà di classe; non possono appoggiarsi sulle potenze imperialiste per risolvere problemi che queste hanno creato. Non si possono eliminare gli odi inveterati fra le masse serbe, mussulmane e croate, se non con la costruzione di una federazione socialista e democratica nei Balcani. Indipendenza dei lavoratori Questo focolaio di guerra rimarrà una fonte di conflitti nel futuro. È possibile che una "pace" difficile alla fine venga raggiunta e mantenuta per un periodo anche di anni, ma questa pace sarà la base per futuri conflitti e spargimenti di sangue anche più aspri e ampi di quelli attuali. I paesi imperialisti - compreso l’aspirante imperialismo russo - non offrono alcuna soluzione se non quella di alimentare nuove guerre. I lavoratori non dovrebbero avere alcun interesse ad appoggiare una pace imperialista che fa acqua da tutte le parti. Si apre un nuovo periodo di sconvolgimenti su scala mondiale che metterà alla prova tutti i paesi e tutte le classi sociali. La soluzione per la classe operaia è la strada della solidarietà internazionale e della trasformazione socialista della società. Per le masse assediate e torturate dei Balcani questo obiettivo non è mai stato una necessità così impellente.