FalceMartello n° 82 * giu-1993

Cosa succede nell’ex-Jugoslavia?

C’è un vecchio proverbio che dice: "La prima vittima della guerra è la verità". Giorno dopo giorno, i mezzi di comunicazione pubblicano racconti su nuove atrocità, in modo speciale su quelle commesse dai serbi, allo scopo di commuovere "l’opinione pubblica".

a cura di Michele Fabbri

Di fatto, ci sono state atrocità commesse da tutte le parti, inclusi i musulmani. Questi fatti, anche i più terribili, non possono determinare la nostra politica, soprattutto quando c’è tanta manipolazione sui mezzi di comunicazione.

È evidente che i musulmani della Bosnia sono le vittime principali. Le zone controllate dai musulmani, la maggioranza della popolazione, sono state sistematicamente ridotte dai Serbi con la politica brutale di pulizia etnica. Ma da mesi le forze croate stanno attaccando i musulmani nell’ovest, utilizzando gli stessi metodi.

In gran parte, la crocifissione del popolo bosniaco è responsabilità diretta dell’imperialismo.

I governi capitalisti avevano riconosciuto l’indipendenza della Bosnia, ma senza nessuna intenzione di difenderla. Sapevano da prima che il voto negativo dei serbi che vivono in Bosnia avrebbe dato come risultato la guerra.

Quale risposta ha dato la Cee? Il mal riuscito piano di pace di Owen e Vance. Ma in cosa consiste questo piano? Nella divisione di Bosnia in dieci cantoni, in base a dei criteri etnici. È da supporre che hanno scelto la parola cantone perché ha connotazioni pacifiche e tranquillizatrici, in relazione alla Svizzera. Ma la Bosnia non è la Svizzera!

Cortina di fumo

Se la Bosnia avesse il petrolio, come il Kuwait (un’altro paese artificiale), i governi capitalisti sarebbero intervenuti da un anno. Ma la povera Bosnia non ha niente del genere. Dunque, gli imperialisti non hanno alzato un dito e hanno utilizzato il piano Vance-Owen come una cortina di fumo per nascondere la realtà della sua politica: sacrificare la Bosnia per soddisfare la fame espansionistica di Belgrado e Zagabria, con l’auspicio che non chiedessero altro.

Lo stesso fatto di fare una cartina, indicando quali zone dovessero corrispondere a chi, esclusivamente in base alla composizione etnica, è stato un invito ad una ondata di massacri e pulizia etnica, dato che i serbi e i croati avrebbero lottato per consolidare il loro controllo delle proprie zone, eliminando le zone con una maggioranza scomoda di musulmani. Questo spiega i combattimenti sanguinosi che si stanno svolgendo in questo momento a Mostar, dove i croati stanno espellendo i loro presunti alleati musulmani, sotto il naso delle "forze di pace" spagnole.

In altre parole, il piano Vance-Owen rappresenta una cinica manovra dell’imperialismo per nascondere dietro "la ricerca della pace" i loro autentici interessi nella zona. Anche se si accettasse (e per il momento, i serbi della Bosnia l’hanno rifiutato), non risolverebbe niente, ma seminerebbe i germi di nuovi scontri, guerre e massacri in futuro.

Per molti risulta strana l’ossessione di Karadzic e dei serbi della Bosnia. Hanno conquistato il 70 per cento del territorio e, essendo solo un terzo della popolazione, è evidente che potrebbero fare concessioni. Fino all’ultimo momento, Owen ha fatto loro nuove concessioni, compreso un corridoio che vincolasse il loro territorio con la Krajina, la parte della Croazia conquistata dalla Serbia un anno fa. Per quale motivo non l’hanno accettato?

Il problema per i serbi della Bosnia non è la quantità di territorio che occupano, ma dove si trova quella terra. Il piano Vance-Owen gli priverebbe del controllo del territorio adiacente alla madre patria Serba. La Valle della Drina ha un’importanza fondamentale. Senza quella parte, i serbi della Bosnia non potrebbero formare un territorio uniforme, che più in avanti potrebbe votare la sua adesione alla Grande Serbia. Ma la Valle della Drina aveva una maggioranza musulmana.

Per mesi, la stampa occidentale ha nascosto la situazione del nord e dell’est della Bosnia, trasmettendo solo informazioni sugli aiuti umanitari alla capitale, Sarajevo. Solo quando il governo di Sarajevo ha dichiarato che non avrebbe più accettato aiuti fino a quando non si fossero inviati aiuti a Sebrenica, solo allora hanno cominciato a rivelare la drammatica situazione che si è vissuta per mesi nel nord e nell’est della Bosnia: massacri, assedi e pulizia etnica.

Non appena entrato alla Casa Bianca, con un occhio verso l’opinione pubblica e l’altro verso il Medio Oriente Clinton ha pensato all’idea di un’intervento in Jugoslavia.

Amare esperienze

Secondo il Pentagono sarebbero necessari 500mila soldati per avere qualche possibilità di successo, minimizzando il rischio di perdite. Gli Stati Uniti hanno già provato un’amara esperienza di avventure all’estero, non solo in Vietnam ma anche nel Libano.

I generali americani avevano un’idea molto migliore: perché non invitare i nostri alleati europei? Purtroppo, gli europei non solo non volevano intervenire, ma perfino sono stati contrari al lancio di aiuti umanitari con i paracadute. La ragione è evidente. I piloti americani volano a grandi altitudini (così in alto che alcuni paracadute sono caduti in mani serbe), ma i soldati britannici e francesi stanno a terra e sarebbero stati loro a subire le rappresaglie da parte dei serbi.

In Europa, solo il governo tedesco si è dimostrato "guerrafondaio", a favore dei bombardamenti, ad armare i bosniaci, o qualsiasi altra cosa. Non è strano se pensiamo alla costituzione di fatto di una zona economica del marco che va dalla Polonia fino alla Croazia passando per la Repubblica ceca, l’Ungheria e la Slovenia. Il problema, però, dato che la costituzione tedesca non permette l’invio all’estero di propri soldati, è che sarebbero ancora gli inglesi e i francesi e non loro a dover lottare.

Da parte loro l’Inghilterra e la Francia non hanno alcun interesse a lottare contro la Serbia per difendere gli interessi della Germania nei Balcani. Soprattutto la Francia, alleata tradizionale della Serbia, si oppone a qualsiasi intervento. Questa situazione è insostenibile a medio termine ed è solo questione di tempo l'abrogazione della legge costituzionale che vieta l'intervento di soldati tedeschi all'estero.

Esistono profonde divisioni negli Stati Uniti. Da un lato, una parte importante del Congresso, forse la maggioranza, è a favore dell’intervento "per dare una lezione alla Serbia". Sarebbe un modo per dimostrare la forza dell’imperialismo americano, non solo ai serbi ma anche al resto del mondo. Ciononostante, sotto le forti pressioni del Pentagono, all’ora della verità, continuano ad insistere nel fatto che devono essere i loro cari alleati europei a fare il primo passo…

L’Onu in tutto il conflitto ha dimostrato un’assoluta impotenza. Nella pratica, la politica di aiuti umanitari è stata usata come scusa per tenere buona l’opinione pubblica in Occidente e nascondere la cruda realtà, cioè che il polo bosniaco è stato sacrificato sull’altare della cosiddetta politica realistica degli imperialisti.

L’Onu, oggi più che mai, è un organismo dominato dalle potenze imperialiste e non può agire in nessun modo a beneficio della classe operaia e dei popoli oppressi del mondo. Altro che la base per un governo mondiale ipotizzata da Occhetto due anni fa!

In seguito alla caduta dello stalinismo, Eltsin è diventato apertamente l’agente dell’imperialismo. Per ottenere disperatamente fondi dall’Occidente, questo reazionario si sta comportando nel modo più servile, affrettandosi a dare l’appoggio ai suoi amici in Washington e a Bonn.

Nonostante ciò, la casta militare russa si oppone con tutti i mezzi a questa politica. La Serbia è un alleato tradizionale della Russia. Un intervento imperialista in Serbia potrebbe portare a un golpe a Mosca.

Per tutte queste ragioni, gli imperialisti stanno agendo con molta cautela. Anche Clinton, che sta spingendo per una politica più aggressiva, stava tergiversando sul problema, con la scusa di "aspettare il risultato del referendum in Bosnia". Ora che il referendum è stato svolto e ha sepolto il piano Vance-Owen, Clinton e gli altri sono smarriti e nudi di fronte alla cruda realtà.

In pratica, nessun governo vuole intervenire. Sarebbero disposti a sacrificare la Bosnia se pensassero che la questione si risolvesse così. Ma sono preoccupati della possibilità che se i serbi riescono nell’intento, la prossima volta toccherà alla Macedonia. Questo è qualcosa che vogliono evitare a tutti i costi, poiché potrebbe provocare una guerra tra Serbia, Bulgaria, Grecia e Turchia.

La minaccia di nuove sanzioni e il rischio di un intervento militare hanno costretto Milosevic a prendere le distanze dai suoi fratelli della Bosnia. La situazione continua ad essere molto instabile. Gli ultimi avvenimenti a Belgrado, con la dimissione di Dobrica Cosic, il primo presidente della "Piccola Jugoslavia" e gli incidenti con morti e feriti provocati dal Partito del rinnovamento serbo di Vuk Draskovic stanno a dimostrare che la instabilità continua ma anche che Milosevic, il presidente della repubblica serba, prepara il terreno per una stabilizzazione dello stato attuale delle cose con buona pace dell’Onu e della Cee.

Se l’imperialismo Usa armasse i bosniaci, in quell’istante essi si trasformerebbero nei fantocci di Washington.

L’unico risultato che può produrre questa misura è allargare la guerra, inferocendola. Invece di massacri di musulmani vedremo anche massacri di serbi e croati. Che cosa diranno allora i settori che oggi gridano "armi per la Bosnia"?

Nel momento in cui si abbandona un punto di vista di classe sulla questione nazionale, si entra in un mare di contraddizioni e errori politici, come quello di sedicenti marxisti che a loro tempo appoggiarono l’"autodeterminazione" della Croazia.

Il diritto all’autodeterminazione è una rivendicazione democratica che il movimento operaio ha sempre appoggiato. Però non è un diritto assoluto che appoggiamo in tutte le situazioni. È sempre subordinato agli interessi generali della classe operaia e alla lotta per il socialismo a livello mondiale. Nella circostanza concreta dei Balcani, fu un crimine appoggiare lo smembramento della Jugoslavia, sotto la bandiera della autodeterminazione. I risultati si vedono ora.

Dopo decenni di esperienza, possiamo affermare che il problema nazionale non ha soluzione né sotto il capitalismo, né sotto lo stalinismo.

L’unica soluzione possibile è una Federazione Socialista Democratica dei Balcani. Questo è un compito dei lavoratori della ex-Jugoslavia. Nessun altra forza lo può fare, tanto meno l’imperialismo con o senza la bandiera dell’Onu.

A Sarajevo si piangono i morti di tutte le religioni

In questi giorni i mass-media parlano molto della necessità delle missioni umanitarie nell’ex Jugoslavia e dell’inspiegabilità di una guerra che tutti vorrebbero veder finita.

Un incontro con padre Cavagna, che ha vissuto per mesi a Sarajevo, ha mostrato tutta la falsità di cui sono capaci giornali e tv per farci credere che i politici e i borghesi sono buoni e onesti. Padre Cavagna racconta che "i carri dell’Onu passavano sotto gli ospedali che erano pieni di feriti e senza medicinali, ma non si fermavano e portavano la roba a chi poteva pagarla. Inoltre durante l’embargo mancava il cibo, mentre le uniche cose a passare la frontiera erano le armi (russe, Usa ed europee)".

Vediamo, quindi, che mentre i governi sono indecisi su cosa fare, le borghesie hanno già cominciato a trarre profitto dalla guerra e non gli importa chi sarà il vincitore o il numero dei morti.

Riguardo all’inspiegabilità della guerra e del perché si lotta, Padre Cavagna dice che "a Sarajevo non si piangono solo parenti o amici morti, ma tutti i morti indipendentemente dalla razza o religione.

Là a Sarajevo serbi, croati e musulmani vivono negli stessi palazzi, ci sono matrimoni misti; è impensabile dividere la città e questo vale per la Bosnia in generale. La gente è unita, ma si cerca di dividerla attraverso i mezzi di informazione, tacendo sulle proprie atrocità e parlando solo di cosa hanno fatto gli avversari".

Mi trovo d’accordo con questo, ma si deve spiegare che si vogliono dividere i lavoratori, mettendoli uno contro l’altro con la scusa della religione o della razza (ed è quello che sta succedendo anche in occidente o nell’ex Urss) per distoglierli dallo sfruttatore comune. Per fermare la guerra è quindi necessario unire i lavoratori in Jugoslavia indipendentemente da razza o religione e organizzare il movimento operaio negli altri paesi capitalisti per fermare le borghesie che vendono le armi e speculano sulle guerre.

Proponiamo di sostituire gli eserciti e le polizie, con milizie popolari sotto il controllo dei lavoratori, armate solo per la difesa.


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