Jugoslavia verso la libanizzazione La chiave di lettura dei giornali e della Tv italiani sui fatti jugoslavi è molto semplice (e manichea). Tutto quello che fanno croati e sloveni va bene. I serbi, si sa, sono cattivi e… comunisti. La realtà è ben diversa. I dirigenti di tutte le repubbliche jugoslave che oggi si affannano per sostenere la loro autorità pompando i sentimenti nazionalisti sono stati insieme per anni nella "Lega dei comunisti", il partito della burocrazia stalinista. Non si può capire l’odierna esplosione dei nazionalismi se non si parte dalla crisi protratta dell’economia jugoslava che dura da oltre 15 anni e dalla repressione che il regime esercitava contro le minoranza. Tito poté unire la Jugoslavia sullo slancio della guerra partigiana vittoriosa contro i nazisti e i fascisti e sulle speranze della gente che il nuovo regime portasse creare davvero una nuova Jugoslavia. Ma già negli anni ’70 questi elementi non esistevano più. Nel censimento del 1981 solo 1,2 milioni di persone si dichiararono semplicemente jugoslavi. Ora sono tornati i fantasmi del passato. In Croazia si è riformato il partito Ustascia, che ha i propri uomini armati, gli Hos. In Serbia si riorganizzano i Cetnici. Nelle zone della Croazia dove la popolazione è in maggioranza serba la guerra civile è cominciata da mesi. Con l’avanzata dell’esercito negli ultimi giorni la maggior parte di queste zone è stata occupata. Successivamente è stato siglato il cessate il fuoco che potrebbe reggere, poiché sia i militari che i croati si trovano in difficoltà. Nell’esercito non c’è grande entusiasmo per la guerra, le diserzioni aumentano e ci sono stati perfino gesti clamorosi come quelli dei carristi che hanno guidato il loro carro per 150 chilometri per piazzarlo davanti al Parlamento a Belgrado. Finché si trattava di difendere dagli Ustascia i serbi che vivono in Croazia i militari hanno combattuto, ma una guerra di conquista fino a Zagabria è tutt’altra cosa. Da parte sua il governo croato si è reso conto della sua debolezza. Quando l’esercito ha fatto sul serio il fronte è crollato. Queste sono le basi del cessate il fuoco che potrebbe reggere a lungo, ma che non si può confondere con la pace. Dobbiamo piuttosto pensare ad una situazione "libanese", con milizie private fuori dal controllo dei rispettivi governi, soprattutto in Croazia, e uno stillicidio di scontri e massacri. In queste circostanze la Cee e l’Onu possono indire tutte le conferenze di pace che vogliono, ma i problemi rimangono, e un intervento armato invece di ridurli li inasprirebbe. Non è un caso che la Gran Bretagna, l’unico paese che ha fatto un’esperienza simile con l’Irlanda del Nord, si sia opposta veementemente. L’impasse può finire solo se i lavoratori jugoslavi trovano la forza per opporsi ai governi repubblicani che sotto la retorica nazionalista stanno portando il paese al caos. Ma di uno sviluppo simile hanno paura tutti i governi, compresi Cee e Onu.